Alice Weidel: il paradosso dell’estrema destra

by azione azione
23 Settembre 2026

Germania: tra richiami al passato nazista e una biografia che sembra smentire gli stereotipi, la leader dell’AfD guarda già al 2029

Con quell’aria gelida da tecnocrate dell’estremismo, Alice Weidel tutto sembra tranne che una «cancelliera dei cuori», come la chiama il suo popolo di Alternative für Deutschland. Il lato meno «inquietante», meno prevedibile, di lei è proprio ciò che la rende improbabile come leader di un partito di estrema destra: è lesbica, ha due figli, dice che la famiglia è ovunque ci siano dei bambini. Vive in Svizzera con la compagna regista e produttrice televisiva originaria dello Sri Lanka e nella loro casa sul Lago di Costanza non trascorre molto tempo, tanto da non sapere neanche quanti elettori abbia la circoscrizione nella quale è stata eletta.

«Alice für Deutschland»

Il lato più inquietante è che sta facendo di tutto per sdoganare gente come Björn Höcke, molto comprensivo verso il passato nazista della Germania, e che non si scompone se la folla la saluta al grido di un «Alice für Deutschland» in cui il suo nome suona tanto come «alles» come nella scritta incisa sui pugnali dei nazisti e bandita da allora («Alles für Deutschland» ovvero «Tutto per la Germania»). La quarantasettenne alta e bionda, severa nel volto e nell’abbigliamento classico ai limiti dell’antiquato – giacca, camicia, filo di perle, pantaloni, mocassini – è la rigida star del firmamento politico tedesco di questi nostri tempi sinistri. La supervittoria di AfD dello Stato della Sassonia-Anhalt, con 39 seggi su 83 nel Parlamento regionale, costringe a fare i conti con Weidel e a chiedersi se quell’incoerenza di fondo non sia stata invece strategica nel convincere la gente a votarla, come avviene in altri casi.

Il suo estimatore, il vicepresidente americano JD Vance, d’altronde sta con un’avvocatessa di origine indiana emancipata e affermata professionalmente, mentre Jordan Bardella del Front National – in Francia – è fidanzato con una principessa Borbone molto lontana dalle preoccupazioni della working class del suo elettorato. O lo stesso Nigel Farage, sposato con una di quelle europee che ha voluto cacciare dal Regno Unito; o Roberto Vannacci in Italia, che ha una moglie rumena. L’incoerente Weidel non si è dovuta ammorbidire per prendere i voti moderati, come hanno fatto Giorgia Meloni e Marine Le Pen, forse perché la sua identità stessa confonde e potrebbe essere vista come un’apertura, al di là del suo elettorato bianco e poco istruito, che invece sembra cedere alla sua aura professorale, da competente.

Modernità e follia

«The Economist» parla di lei come di un «misto di modernità e follia» e, come tutta la stampa internazionale, cerca di capire come sia possibile giocare con il passato nazista del Paese con tanta disinvoltura. Lei non fa nulla per stemperare questa immagine: se prima il partito aveva obiettivi economici, ora sono più sociali, legati soprattutto all’immigrazione. Odia le pale eoliche, i gender studies, i confini aperti, la società multietnica, dice di non essere «queer» nonostante la sua biografia. Nata in una famiglia cattolica a Harsewinkel, nel Nordreno Westfalia, con un padre agente di commercio e una madre casalinga, aveva un nonno nazista che era stato nominato giudice militare a Varsavia e che è morto quando lei aveva sei anni. Weidel è stata una studentessa sveglia e brillante, ha imparato il cinese da sola prima di passare del tempo nel Paese, ha lavorato come analista in due grandi istituzioni finanziarie come Credit Suisse e Goldman Sachs e nel 2009 ha conosciuto Sarah Bossard, nata in Sri Lanka, adottata da una coppia svizzera e, pare, autrice di post gioiosamente pro-LGBTQ+ in tempi neppure troppo remoti.

Il suo mondo è quello del cinema e della tv, popolato da gente con una sensibilità molto lontana da quella di Weidel, che secondo i suoi ex colleghi non aveva mai manifestato opinioni estremiste se non su un punto: la moneta unica europea, a cui era molto contraria. E questa avversione ideologica la accostava al nascente partito di AfD, fatto di professori e di austeri economisti alle prese con una battaglia contro i Paesi del sud Europa. Pare che sia stata proprio Bossard, a una festa, dopo che Alice aveva tenuto banco a lungo con le sue posizioni sull’euro, a esortarla ad impegnarsi in prima persona. È entrata nel partito nel 2013 e da allora è stata molto visibile anche perché, sebbene non sia una grande oratrice, è comunque chiara e articolata – questo piace – insieme al fatto che è figlia di una storia pesante, che è quella di tanti, e non se ne vergogna anzi, non fa nulla per andare contro chi minimizza l’Olocausto.

Simpatia di Trump

Inoltre, parla benissimo l’inglese, cosa che le è valsa la simpatia di Donald Trump – uno secondo cui c’è troppa «attenzione sulle colpe passate» dei tedeschi – e di Vance. Dice di ammirare Margaret Thatcher, ma poi è tutta a favore della spesa pubblica e il suo discorso anti-immigrati non tiene conto di nessun fattore economico. I suoi detrattori, preoccupatissimi, osservano come le sue posizioni estreme potrebbero essere tutte frutto di un calcolo politico, visto che i partiti di protesta permettono crescite meteoriche che quelli tradizionali non consentono, soprattutto alle donne, soprattutto a quelle che si presentano come dei freak ideologici e attirano l’attenzione. Intanto lo sguardo di Alice Weidel è già rivolto alle elezioni federali del 2029.