Nei Pensieri, pubblicati postumi nel 1670, Blaise Pascal scrive: «Tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola cosa: non saper restare tranquilli in una stanza». Per il filosofo francese, quando siamo soli e senza occupazione siamo costretti a confrontarci con la tragica condizione umana: la fragilità, la mortalità, il vuoto, l’incertezza, insomma la nostra radicale insufficienza. Per questo cerchiamo continuamente qualcosa che ci distolga da questi pensieri e un vasto settore dell’economia contemporanea si occupa professionalmente della nostra distrazione.
Questo tema è stato ora ripreso dal regista Ruben Östlund in un film molto atteso, in uscita nel 2027: Il sistema di intrattenimento è fuori uso. È un progetto ambizioso: la produzione ha acquistato un Boeing 747 dismesso, lo ha smontato e trasportato a Budapest, dove è stato rimontato come set. Le riprese sono durate 76 giorni e hanno coinvolto 150 comparse, che, per esigenze di continuità, dovevano occupare sempre gli stessi posti.
Anche il cast è di tutto rispetto, a cominciare da Keanu Reeves e Kirsten Dunst. La trama è claustrofobica: durante un volo intercontinentale da Londra a Sydney il sistema multimediale si guasta poco dopo il decollo. I passeggeri devono così affrontare la prospettiva di una ventina di ore di volo senza schermi e distrazioni digitali. Segue un’autentica, profonda disperazione che, appunto, avrebbe fatto felice Pascal. Due bambine si contendono un iPad ancora carico. Una donna prende il telefono del compagno addormentato, lo sblocca usando il suo volto e scopre che ha avuto numerose relazioni con giovani donne; durante il resto del volo non mancherà il tempo per un chiarimento.
Östlund ambienta spesso i suoi film negli spazi del turismo internazionale. In Turist (2014) una famiglia svedese è in vacanza sulle Alpi francesi. Durante una valanga apparentemente minacciosa, il padre fugge lasciando moglie e figli da soli. Il pericolo passa, ma quel gesto mette in crisi il matrimonio e soprattutto l’immagine che l’uomo ha di sé come marito e padre. In Triangle of Sadness (2022), una giovane coppia di modelli partecipa a una crociera di lusso per ricchi. Dopo una serie di tragicomici disastri, alcuni passeggeri si ritrovano naufraghi su un’isola deserta, dove le gerarchie sociali si capovolgono e chi sa come cavarsela prevale su chi possiede solo denaro e status sociale. Uno dei meccanismi ricorrenti nei film di Östlund è proprio questo: in una situazione apparentemente ordinata, una crisi imprevista fa crollare le convenzioni e rivela la vera natura dei protagonisti.
Ma torniamo al nostro film. Molte storie sul grande schermo sono ambientate durante un volo aereo; sono spesso dei thriller dove il pericolo è rappresentato di volta in volta da terroristi, criminali, persino serpenti. Nel film di Östlund, invece, il terrore è la noia. L’uomo di Pascal esce dalla stanza, ma scopre che si può essere soli anche nella folla anonima e distratta del nostro tempo; e che l’inferno può cominciare proprio quando siamo costretti a stare davvero con gli altri, senza la protezione della nostra confortevole bolla digitale. Eppure, come ha scritto di recente lo scrittore di viaggio americano Rolf Potts, la noia può essere un dono, se sappiamo riconoscerlo: «La noia del viaggio è un invito a riflettere sugli eventi che ci hanno condotto fin lì, a immaginare ciò che accadrà dopo e a prestare maggiore attenzione ai più piccoli dettagli del luogo nuovo in cui ci troviamo – anche quando quel luogo è semplicemente la cabina di un aereo piena di sconosciuti irritabili».
Queste riflessioni mi hanno subito fatto tornare alla mente un altro libro, scritto alla fine del Settecento da Xavier de Maistre: Viaggio intorno alla mia camera. Messo agli arresti domiciliari per essersi battuto in duello, il giovane ufficiale sabaudo trasforma i 42 giorni di pena in un’esperienza che oggi possiamo leggere quasi come una risposta a Pascal. E nella sua stanza fa scoperte straordinarie: un oggetto lo porta a una persona, un quadro a un ricordo, il letto a una riflessione sulla vita. Se sai usare l’immaginazione – sembra dire de Maistre – puoi viaggiare dentro di te; e una stanza può contenere il mondo intero, se osservi con attenzione. La stanza non cambia: cambia il modo di guardarla. E noi, da quanto tempo non coltiviamo la nostra immaginazione?