«Fatico a immaginare un futuro senza lettere»

by azione azione
16 Settembre 2026

Pascal Grieder, CEO della Posta Svizzera dal 2025, parla delle sfide che attendono il gigante giallo tra digitalizzazione, servizio pubblico e cambiamenti nelle abitudini dei e delle clienti

Il direttore generale della Posta Svizzera racconta come cambiano i servizi dell’azienda tra il calo della corrispondenza tradizionale, il boom dei pacchi e la trasformazione digitale.

Pascal Grieder, lei non lavora soltanto in ufficio: ogni tanto sale anche sul motorino dei postini. Che cosa ha scoperto durante questi giri?

In centrale è possibile capire sfide e processi di lavoro solo su un piano teorico. Per capire le cose fino in fondo, però, è necessario andare al fronte. Una cosa mi ha stupito: la consegna della posta è molto più impegnativa di quanto immaginassi.

È passato dalle telecomunicazioni alla guida della Posta Svizzera, un’azienda osservata da vicino da politica, media e cittadini. Sente la mancanza dell’economia privata?

Meno di quanto avrei immaginato. Circa il 90% delle entrate della Posta proviene infatti dal libero mercato e dalla concorrenza. Detto questo, in un’azienda come la nostra si confrontano interessi molto diversi, per cui è raro che vi sia unanimità. Inoltre, i processi politici richiedono spesso tempi piuttosto lunghi.

La «NZZ» ha descritto il suo lavoro come uno «dei più duri del Paese»…

Per me è uno dei migliori lavori del Paese! È come quando si scia: chi scia volentieri, ogni tanto ama andare su una pista nera. Senza sfide mi annoio piuttosto in fretta.

Una delle grandi sfide della Posta riguarda la corrispondenza: negli ultimi dieci anni il volume delle lettere è diminuito del 40%. In Danimarca l’operatore storico ha deciso di abbandonare il recapito delle lettere. È uno scenario che potrebbe verificarsi anche in Svizzera?

Auguri di buon compleanno, cartoline, inviti: mi risulta difficile immaginare un futuro senza lettere, e non credo nemmeno che scompariranno del tutto. Ma continueranno a diminuire. In Danimarca oggi sono le ditte private a occuparsi delle lettere, e il francobollo costa più di 5 franchi…

Vuole aumentare la Posta A da CHF 1,20 a 1,40. In questo modo non accelera il declino che vorrebbe evitare?

Può darsi. Ma purtroppo l’aumento del prezzo è una scelta senza alternative. Poiché il volume delle lettere diminuisce in modo così importante, ogni anno perdiamo circa 85 milioni di franchi. Una parte la possiamo compensare diventando più efficienti in azienda e risparmiando sui costi. Ma non basta. Se il volume diminuisce, la singola lettera diventa più cara. Nel confronto internazionale, i nostri prezzi rimangono comunque molto buoni.

Vi è anche la proposta di non consegnare la posta tutti i giorni. Potrebbe essere una soluzione per garantire il futuro del servizio?

Al momento i partiti e i gruppi d’interesse stanno prendendo posizione sulla revisione della legge sulle poste. Essa prevede la possibilità di discutere di questa opzione, sebbene non prima del 2035. Per noi sarebbe molto più efficiente perché il postino un giorno potrebbe consegnare la posta in una metà del villaggio, e il giorno dopo nell’altra. Le spedizioni espresso e la consegna quotidiana dei pacchi andrebbero avanti lo stesso.

Vi è anche l’idea di una bucalettere centrale di quartiere. Ha davvero intenzione di eliminare la buca delle lettere davanti alla mia porta di casa?

No, questo è un malinteso. Le bucalettere di raccolta esistono già, ad esempio in campagna, quando il tragitto per il postino è particolarmente lungo, o in alcuni quartieri cittadini. Ora si vuole ancorare anche giuridicamente il fatto che ciò sia possibile, a patto che siano tutti d’accordo.

Quali sarebbero i benefici di una simile soluzione?

Una soluzione centrale in un locale chiuso può essere più sicura di un pacchetto che giace senza protezione davanti a una porta di casa. Ma non si tratta di costringere la gente. Continueremo a consegnare la posta nella bucalettere della gente.

A proposito di pacchi: se da una parte diminuiscono le lettere, la posta dei pacchi esplode. Per quanto andrà avanti questo trend?

Credo che questa tendenza continuerà ancora per diversi anni. Rispetto ad altri Paesi, come la Gran Bretagna, in Svizzera il numero di pacchi per abitante è ancora relativamente basso, circa la metà. Non vedo quindi un picco all’orizzonte nel breve periodo.

Un pacco proveniente dalla Svizzera vi rende tanto quanto uno che viene dalla Cina?

Sì, per noi non c’è alcuna differenza. Si parla tanto dei pacchi che provengono dalla Cina, ma anche l’anno scorso, nonostante l’aumento dei volumi di spedizione, solo il 20% dei pacchi proveniva dalla Cina.

Sempre più gente vuole tutto subito. Ci sono aziende che pubblicizzano le consegne in giornata. Lei cosa fa?

È una storia breve: abbiamo introdotto l’offerta, le e i clienti si sono dimostrati interessati, ma senza essere disponibili a pagare. Dunque l’abbiamo eliminata. Ora stiamo testando altri metodi per diventare più veloci, ad esempio con due finestre di consegna giornaliere. Alla fine però resta la domanda: il valore aggiunto è grande abbastanza per giustificare tutti gli sforzi?

Per quanto ancora ci saranno gli uffici postali?

In tutto abbiamo circa 2000 uffici postali serviti da personale. Circa 700 di questi sono sedi nostre, gli altri sono partner come il negozietto di paese o la cancelleria comunale.

Questo sembra un modo cortese per dire: andiamo avanti a chiudere.

La Posta si trova in un momento di trasformazione. Fondamentalmente anche in futuro cercheremo di stare il più vicino possibile alla clientela. Ma sì, la pressione economica è grande, e se sempre meno gente viene nelle filiali postali, prima o poi non possiamo più finanziare l’infrastruttura. Per questo cerchiamo nuove possibilità di fatturato nelle filiali.

Perché la gente lotta per un ufficio postale che non usa nemmeno?

A volte c’è in gioco più dell’ufficio postale. Quando questo scompare, si ha anche l’impressione che il proprio paese non sia più tanto importante. Nel mio Paese ciò è già successo, perciò riesco a capire bene i sentimenti in gioco. Ma ho anche visto come la maggior parte della gente, dopo qualche tempo, trovasse meglio la soluzione con gli orari di apertura prolungati.

Un tempo la Posta rappresentava una porta verso il mondo, oggi si può vivere anche senza di essa. La Posta si trova in una crisi di identità?

No, lo nego con veemenza! Un tempo la Posta era più rilevante per le lettere, oggi rende possibile il fiorente commercio online. Quattro su cinque pacchetti vengono consegnati da noi. Se Migros o Digitec Galaxus consegnano qualcosa, noi ci prendiamo cura del fatto che venga recapitato alla cliente o al cliente. Questo ruolo rende oggi la Posta molto più rilevante di un tempo.Â