Il gioco del delitto perfetto nella campagna inglese

by azione azione
16 Settembre 2026

Colpo critico: a cinquant’anni dalla morte di Agatha Christie, alcuni titoli ludici riportano in scena atmosfere, personaggi e meccanismi narrativi della Golden Age

Tutti siamo già stati lì.

È un piccolo villaggio inglese, sprofondato nella campagna e nella pace illusoria degli anni Venti o Trenta del Novecento. L’autore Colin Watson, in un suo celebre saggio, lo definì «Mayhem Parva», presentandolo come un’utopia, un posto dove la vita scorre placida come un ruscello di campagna. Almeno in apparenza, perché immancabilmente poi a Mayhem Parva accade un incredibile delitto. Ed è uno scandalo. Com’è possibile che qualcuno abbia usato turbare la pace del villaggio? A Mayhem Parva c’è «una chiesa ben frequentata, una locanda con alloggi decenti per detective-ispettori itineranti, una scuola di paese, una libreria e un negozio» (Colin Watson, Snobbery with violence: english crime stories and their audience, Faber and Faber, 1971). Il problema appare insolubile: chi ha messo quel cadavere nella biblioteca del colonnello in pensione?

È il mondo di Agatha Christie, di cui quest’anno si ricordano i cinquant’anni dalla scomparsa. Ed è ben radicato nell’immaginario collettivo: anche chi non avesse mai letto i suoi romanzi ha visto magari i film o alcune fra le serie ispirate all’autrice britannica. In realtà Mayhem Parva non è mai esistito: quel mondo era già fittizio ai tempi di Christie. Ed è questo il bello. A differenza della cronaca nera e delle storie più vicine alla realtà, il giallo classico consente di mettere in scena un delitto, con la ricerca della verità che ne consegue, senza eccessi di morbosità e di violenza.

Anche nell’ambito ludico Mayhem Parva è stato più volte messo in scena, con molte varianti. Una di queste venne creata da Graham Walmsley nel 2009 e pubblicata in italiano nel 2010 da Narrattiva con il titolo Il gusto del delitto. Un gioco di relazioni mortali, a cura di Michele Gelli. È una bella edizione che si richiama alle copertine dei Gialli Mondadori: un valore aggiunto per ricreare l’atmosfera del classico mistery della Golden Age inglese. È un gioco di ruolo per 4-6 giocatori (ma si può arrivare fino a 8), in cui ognuno incarna un membro di una famiglia nobile o della servitù. Dopo aver preparato dei personaggi, si mette in scena una situazione: la colazione, la partita di croquet o il tè del pomeriggio. I giocatori interagiscono liberamente, finché qualcuno non invita un altro a una «scena collaterale». Avviene allora un confronto in cui ognuno dei due tenta di «influenzare» l’altro, cioè di costringerlo a fare o ad ammettere qualcosa, tirando alcuni dadi. Dopo un po’ i conflitti cresceranno: dietro l’apparenza si rivelerà un groviglio di malignità e rancori, come vuole la tradizione di Mayhem Parva… nessuno è immune al male.

Niente è stabilito. Si tratta di creare una storia, non di risolvere un problema. Ma qualcuno verrà ucciso, naturalmente. Il giocatore che impersonava la vittima cambierà ruolo e vestirà i panni dell’ispettore Cross, incaricato di scoprire la verità. Alla fine, tramite una scelta mediata da un lancio di dadi, si decide il colpevole.

Fra i molti altri giochi che rimandano ad Agatha Christie menziono almeno Suspects: Claire Harper entre en scène, creato da Guillaume Montiage nel 2021 per Studio H e tradotto in italiano nel 2022 da MS edizioni con il titolo di In giallo. È un cooperativo: i partecipanti (da 1 a 6) devono risolvere un delitto con una serie di carte che raffigurano le persone sospette, i luoghi, gli oggetti. La protagonista, la giovane Claire Harper, sembra uscita diritta da un romanzo della Golden Age. La scatola contiene tre episodi, che si possono giocare una volta sola (ma sono uscite diverse espansioni). Fra l’altro, fra gli autori dei vari casi c’è anche Paul Halter, un autore francese che si ispira ai grandi classici del giallo e che è abilissimo nel raccontare i delitti della camera chiusa, nei quali la vittima viene rinvenuta in una stanza sbarrata ermeticamente dall’interno.

Anche chi non ama troppo i gialli si lascerà prendere da questi giochi. Proprio come i romanzi di Agatha Christie, hanno la capacità di parlare a tutti, in ogni lingua, in ogni cultura, mettendo in scena l’eterna vicenda della piccola comunità turbata dal delitto. Manca solo Poirot o Miss Marple. Del resto, è proprio Miss Marple, nel primo romanzo che la vede protagonista, a dire che il villaggio di St. Mary Mead è un microcosmo privilegiato per osservare l’umanità. Suo nipote Raymond paragona il paese a uno «stagno morto». E la saggia zia gli risponde che non «c’è nulla di più brulicante di vita della goccia d’acqua di uno stagno sotto la lente del microscopio» (A. Christie, La morte nel villaggio, 1930; Mondadori, 1987). Non a caso, come lei stessa dichiara, il solo e grande hobby di Miss Marple è proprio «lo studio della Natura Umana».