Bernhard Furrer è stato un punto di riferimento in Svizzera per la cura del patrimonio immobiliare,criticò il Ticino per la distruzione di molti edifici storici di valore
Professore di restauro all’Accademia d’Architettura di Mendrisio fino al 2012 e presidente della Commissione federale dei monumenti storici dal 1997 al 2008, Bernhard Furrer era un’autorità indiscussa nell’ambito del restauro degli edifici antichi, in Svizzera e non solo. È improvvisamente deceduto di recente, quando era ancora attivo come consulente. Molto conosciuto anche in Ticino, parlava un ottimo italiano. Era un uomo colto e garbato, ma ben convinto di dover difendere il patrimonio culturale senza sconti per nessuno, nemmeno per gli amici.
L’avevo conosciuto nel 2008. Lo chiamai per parlargli dell’inchiesta di «Falò» che denunciava come l’imminente abbattimento dell’antica Villa Galli / La Romantica di Melide violava addirittura una norma del Piano Regolatore, che apparentemente ne chiedeva il mantenimento. «Incredibile!», mi disse, tra stupore e tristezza, quando nel suo studio di Berna gli mostrai i documenti che raccontavano questa vicenda: era indignato perché «due edifici di questo valore, in altri Cantoni sarebbero stati protetti da tempo».
La battaglia per la Romantica
A Melide, infatti, la prospettiva dell’abbattimento non riguardava solo la Romantica: pochi mesi dopo sarebbe toccato anche a Villa Branca, altro edificio storico meritevolissimo, sia per le qualità architettoniche, quanto per la rarità (un unicum, secondo la Guida d’arte della Svizzera italiana pubblicata l’anno prima !) di una villa signorile pensata anche come grande cantina. Villa Galli, invece, era un edificio imperdibile per la storia del Cantone agli albori della sua indipendenza e per l’eccezionale collocazione sulla punta della penisola, che da Melide – fino alla costruzione nel 1847 del ponte diga – si protendeva nel lago verso Bissone. Pochi giorni dopo il nostro incontro Furrer pubblicò un lungo articolo sulla NZZ con un titolo che colpisce ancora oggi: Das grosse Villensterben, La grande moria delle ville storiche, naturalmente in Ticino.
I ticinesi trattano l’architettura sacra con cura, sono meno consapevoli dell’importanza degli edifici civili
«Mentre i ticinesi trattano l’architettura sacra con una certa cura, hanno scarsa consapevolezza dell’importanza degli edifici civili. E, soprattutto per quanto riguarda le ville storiche, le perdite sono spaventose. (…) Si tratta di un patrimonio architettonico la cui importanza va ben oltre i confini cantonali (…). La speculazione immobiliare e l’aspettativa di guadagni rapidi hanno portato a numerose demolizioni di edifici di grande rilevanza storico-culturale e allo smembramento di interi quartieri residenziali». Parole sante, verrebbe da dire, che riprendevano con autorevolezza quanto già segnalato da altre voci negli anni precedenti. Furrer apprezzava il lavoro della Commissione e dell’Ufficio beni culturali del Cantone: riteneva che fosse la classe politica, così come gli amministratori comunali, a mancare di attenzione e della necessaria cultura. Criticherà e contesterà anche altri singoli progetti, non fermandosi nemmeno davanti ai legami che si era creato durante l’insegnamento a Mendrisio: quando l’Accademia d’architettura nel 2013 chiese di coprire la corte interna di Palazzo Turconi a Mendrisio per ricavarne nuovi spazi, si espresse pubblicamente contro. Il Cantone seguì il suo parere e il Municipio negò la licenza edilizia.
Importanti soggiorni di studio e insegnamento in Finlandia e in Tunisia e la progettazione di edifici di nuova costruzione – venivano soprattutto dal grande lavoro sul patrimonio storico della città di Berna. Del quale nel 1979 era stato nominato conservatore. In questa veste fece un lavoro pionieristico, non limitandosi a vigilare sulla salvaguardia e la corretta riqualifica di molti singoli edifici, in modo particolare degli interni: riuscì nell’intento di far considerare il valore di tutto l’antico impianto urbano della città in quanto tale. Si deve principalmente a lui nel 1983 il riconoscimento della città vecchia di Berna quale Patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO. Per la prima volta, nella lista del patrimonio mondiale veniva considerato un oggetto di tali dimensioni e permanentemente abitato.
Oltre alla valorizzazione della città storica di Berna Furrer verrà ricordato per un altro grande contributo: la stesura nel 2006 dei Principi per la tutela dei monumenti storici in Svizzera. Si tratta di un testo adottato dalla Commissione federale negli anni della sua presidenza e che costituisce oggi il riferimento fondamentale per tutti coloro che in Svizzera si occupano di monumenti storici.
Un testo fondamentale
L’ultimo documento simile risaliva al 1947 e rispondeva a una concezione in parte superata del restauro. Dopo anni di lavoro, il gruppo guidato da Furrer presentò le nuove linee guida, in conformità con gli sviluppi più recenti dell’idea di restauro a livello internazionale: dalla Carta di Venezia del 1964, alla Convenzione di Granada del 1985; passando quindi dal restauro quale ricostruzione, al restauro quale conservazione, secondo la lezione di Cesare Brandi. Interessante nei nuovi Principi il concetto secondo il quale la memoria è un’esigenza primaria dell’essere umano. Non più dunque la celebrazione di muti monumenti, ma il riconoscimento del patrimonio culturale come bene fondamentale dell’individuo e della collettività . Da trattare con rispetto e modestia.
Avevo sentito Bernhard Furrer l’ultima per un’intervista poi apparsa ne «Il nostro Paese», la rivista della STAN. Indugiò un po’ su una questione che lo premeva e poi mi disse che non poteva tacere; nonostante tutto ciò che lo legava a Mario Botta. L’intervento di restauro effettuato da Botta in Vallese sul castello di Leuk per lui costituiva un problema. Benché fossero amici, come volle ripetere. Fedele fino all’ultimo alle amicizie e ai suoi valori.
