Mel Brooks, al di là del cattivo gusto

by azione azione
5 Agosto 2026

Vite da ridere (o quasi): a cent’anni appena compiuti, l’American Film Institute ha incoronato Mezzogiorno e mezzo di fuoco come il film più divertente di tutti i tempi.

«Questa scena non funziona». Gene Wilder rimane spiazzato. La scena del tip-tap tra lui e il Mostro la considera una delle migliori del copione. La difende con passione crescente, e tra i due sembra stia per scoppiare una vera zuffa. Ma quando la litigata sta per deflagrare, Mel Brooks scoppia a ridere: «Perfetto. Volevo soltanto capire se ci credevi davvero». Era il suo modo di lavorare. Sul set provocava attori e sceneggiatori perché una gag, prima di arrivare sullo schermo, doveva meritarselo. Per Brooks la risata non era uno degli ingredienti del cinema: era il motivo stesso per cui fare cinema. Tutto il resto – eleganza, prestigio, buon gusto – veniva dopo.

Il premio non è soltanto un omaggio a una leggenda: è il riconoscimento di una filosofia che Mel Brooksha seguito per tutta la vita

È significativo che questa filosofia trovi la sua forma più compiuta proprio in Frankenstein Junior, il suo film esteticamente più raffinato. Girato in un magnifico bianco e nero, utilizzando persino le apparecchiature originali del laboratorio del Frankenstein del 1931, è un autentico atto d’amore verso il cinema classico. Gene Wilder, coautore della sceneggiatura, spinge continuamente verso un equilibrio perfetto fra omaggio e comicità. Brooks, però, non dimentica mai la regola fondamentale: se una gag rende una scena più divertente, è il film ad adattarsi alla gag, non il contrario. Un’idea nata molto prima di Hollywood.

Melvin Kaminsky nasce nel 1926 in una famiglia ebrea di Brooklyn. Con un padre morto troppo presto e con sempre pochi soldi in tasca, il buon Melvin, dal basso della sua statura, capisce presto che far ridere è un modo efficace per evitare i pugni. Ma anche quando impara a boxare, scopre che una gag funziona come un diretto: tutto dipende dal tempo.

La guerra completa la sua formazione. Arruolato nel Genio militare americano, partecipa anche alle operazioni di sminamento in Europa. Vede da vicino gli effetti del nazismo e matura una convinzione destinata a renderlo famoso: Hitler non deve essere soltanto sconfitto, deve essere ridicolizzato. Anni dopo lo trasformerà nel protagonista del delirante numero musicale Springtime for Hitler, suscitando scandalo ma dimostrando che il ridicolo può essere un’arma potentissima contro il potere.

L’altra grande scuola di Brooks è la writers’ room di Sid Caesar. Attorno allo stesso tavolo siedono Woody Allen, Neil Simon, Carl Reiner e Larry Gelbart. Più che imparare a scrivere, Brooks impara che nessuna battuta è intoccabile: si riscrive, si distrugge e si ricostruisce finché non fa ridere davvero. Da quell’esperienza nascerà anche il sodalizio con Carl Reiner e il leggendario The 2000 Year Old Man. Nato come divertissement da salotto – Carl si cala nei panni dell’intervistatore dell’uomo più vecchio del mondo, Mel, appunto – diventerà una gag che intratterrà gli americani per decenni.

Sul piano personale, invece, la sorpresa si chiama Anne Bancroft. Dietro il regista anarchico e irriverente si nasconde un uomo capace di costruire uno dei matrimoni più solidi di Hollywood. Brooks dirà più volte che sposare Anne è stata la decisione migliore della sua vita. Lei aveva intuito ciò che molti non vedevano: quell’uomo che sembrava non prendere nulla sul serio, prendeva invece terribilmente sul serio il proprio lavoro. E avere accanto a sé una donna che avrebbe sempre creduto in lui, si sarebbe rivelata la sua salvezza.

Visti gli effetti del nazismo, dopo la guerra, Mel Brooks si convinse che Hitler non andava soltanto sconfitto, ma anche ridicolizzato

Con Anne – letteralmente – arriva Gene Wilder (lo conoscerà perché Gene e Anne lavoravano assieme a teatro nella pièce Madre Coraggio). Insieme realizzano alcuni dei film più importanti della storia della comicità: Per favore, non toccate le vecchiette dimostra che si può ridere perfino del nazismo senza sminuirne gli orrori; Frankenstein Junior trasforma un omaggio filologico agli horror Universal in un capolavoro assoluto. Mezzogiorno e mezzo di fuoco fa esplodere il western dall’interno, prendendosi gioco del razzismo, di Hollywood e delle convenzioni cinematografiche con una libertà ancora oggi sorprendente.

Il segreto di Brooks rimarrà sempre lo stesso. Non prende in giro ciò che disprezza. Prende in giro ciò che ama. Studia un genere fino a conoscerlo perfettamente e solo allora comincia a smontarlo, pezzo dopo pezzo. È una lezione appresa da Ernst Lubitsch, dai fratelli Marx, da Chaplin e perfino dai cartoni di Tex Avery. Una lezione che, a sua volta, trasmetterà ai fratelli Zucker, agli autori dei Simpson e di South Park, a Seth MacFarlane e a buona parte della comicità contemporanea.

Non sorprende, allora, che proprio nell’anno del suo centesimo compleanno l’American Film Institute abbia proclamato Mezzogiorno e mezzo di fuoco la commedia americana più divertente di sempre. Né sorprende che, invece di godersi gli omaggi (ma lo ha fatto, lo ha fatto…), Brooks sia tornato davanti alla macchina da presa per un cameo in Balle spaziali 2. A cent’anni continua a fare quello che ha sempre fatto: inseguire un’altra battuta.

Ho avuto la fortuna di conoscere Gene Wilder e di scoprire una persona gentile, colta e infinitamente più timida dei personaggi che interpretava. Con Mel Brooks, invece, ci siamo soltanto sfiorati. Collaborammo per la prefazione dell’edizione italiana di Baciami come uno sconosciuto, l’autobiografia di Wilder, ma non siamo arrivati a incontrarci. È uno dei pochi rimpianti della mia vita professionale. Perché ci sono artisti che ammiri. E poi ci sono quelli con cui avresti voluto semplicemente ridere per un’ora.

Del resto, è probabilmente questa l’eredità più autentica di Mel Brooks. Averci insegnato che una grande risata non cancella le tragedie della storia, ma può impedire che la paura, il conformismo o il potere abbiano l’ultima parola. E, davanti a una grande risata, lui non ha mai fatto prigionieri.