La Svizzera e le nuove rotte della droga

by azione azione
29 Luglio 2026

Dai porti del Reno alle scene aperte nelle città, la Confederazione entra nell’Alleanza dei porti europei per rafforzare la lotta contro narcotraffico e criminalità organizzata

La scena aperta della droga in una città svizzera. Un vertice a Dublino tra i ministri degli interni dell’Unione europea. I porti sul fiume Reno a Basilea. E la recente adesione della Svizzera alla cosiddetta Alleanza dei porti europei, creata dai vertici dell’Ue all’inizio del 2024. Quattro contesti, quattro situazioni diverse tra loro ma che a ben guardare fanno emergere un punto in comune: la lotta alla criminalità organizzata e al traffico di droga in Europa, Svizzera compresa. Lo scorso 16 luglio, al vertice di Dublino tra i ministri degli interni e della sicurezza dei Paesi dell’Unione europea, c’era anche Beat Jans, responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia. Una presenza istituzionale ormai costante per Berna, visto che la Svizzera fa parte da quasi vent’anni dello spazio Schengen/Dublino, il sistema europeo che fa da base alla libera circolazione delle persone e attorno a cui ruotano le politiche di sicurezza e dell’asilo in ambito Ue. Nella capitale irlandese si è discusso in primo luogo del contrasto al traffico di stupefacenti.

Nei porti di Basilea giungono annualmente cinque tonnellate di merci

Un flusso di droghe sempre più preoccupante, in particolare di cocaina, che approda in Europa soprattutto attraverso i porti marittimi del nord Europa, su tutti spiccano quelli di Anversa e Rotterdam. Un traffico illecito che fa leva anche su altri scali, anche nel sud del Continente, come quelli di Lisbona, Atene e di Gioia Tauro in Calabria, porto di fatto controllato dalla n’drangheta locale. Le autorità europee hanno in questi ultimi anni intensificato i controlli proprio nei principali porti marittimi, per tentare di perlomeno frenare il flusso di droga in arrivo in particolare dell’America Latina. Un’attività di contrasto che ha spinto le organizzazioni criminali a diversificare le loro strategie e a trovare altre vie d’accesso al mercato europeo, con la conseguenza che gli stupefacenti transitano ora anche da diversi scali marittimi minori, per poi venire distribuiti sul Continente anche attraverso i porti fluviali.

E questo spiega la recente adesione della Svizzera all’Alleanza dei porti europei, avvenuta dopo il via libera dato dai due Cantoni di Basilea, città e campagna, dove si trovano i tre scali commerciali sul Reno, in territorio svizzero. Porti in cui giungono annualmente cinque tonnellate di merci, ciò che equivale al 10% di tutte le importazioni elvetiche, un terzo del petrolio in arrivo nel nostro Paese fa dapprima scalo in uno di questi tre porti basilesi. Basilea è però anche la principale porta d’accesso della droga destinata al nostro Paese. All’Alleanza dei porti europei partecipano i Paesi membri dell’Ue, la Norvegia e ora anche la Svizzera, a cui vanno aggiunte una cinquantina di porti, a gestione in parte anche privata, e diverse autorità di polizia, a cominciare dall’Europol e dall’Agenzia europea sulle droghe.

Tre valide ragioni

Per il Consigliere federale Beat Jans l’adesione della Svizzera a questo patto dei porti europei è necessaria per almeno tre motivi: questa collaborazione permette di accrescere e migliorare lo scambio di informazioni tra le diverse autorità che si occupano della lotta contro la criminalità organizzata, secondariamente i membri di questa alleanza possono condividere le proprie esperienze e le proprie procedure organizzative. Terzo punto: l’alleanza permette di varare regole comuni, valide per i Paesi membri ma anche per le società private, in primo luogo proprio i porti, che hanno sottoscritto questo patto.

Un accordo che riporta l’attenzione sul mercato della droga svizzero, dominato e inondato da quantità crescenti di cocaina, nelle sue svariate forme: c’è quella classica, in polvere; sempre più diffuso è anche il consumo di crack, che viene fumato con pipe realizzate ad hoc e che ha effetti immediati e molto pesanti sui consumatori; poi c’è anche il cosiddetto «speedball», una miscela composta da cocaina ed eroina, con gravi ripercussioni sul sistema cardio-respiratorio di chi ne fa uso. Ciò che colpisce gli addetti ai lavori sono soprattutto le quantità di droga in circolazione.

Diverse città svizzere dispongono di una «stanza del consumo» 

Dipendenze Svizzera, l’associazione che mira a ridurre i problemi legati a questi fenomeni, stima che nel nostro Paese vengano consumate all’incirca cinque tonnellate di cocaina all’anno. Una quantità in aumento e questo lo si capisce dai prezzi richiesti dagli spacciatori, che invece sono in continuo calo. A detta delle autorità di polizia del Canton Zurigo un chilo di «polvere bianca» costa oggi tra i 15 e i 20mila franchi mentre, soltanto quattro anni fa, per questa stessa quantità di cocaina occorrevano almeno 45 mila franchi. Un fenomeno in ampia estensione, a tal punto che ormai non si contano più le città svizzere in cui il consumo di cocaina si è trasformato in una «scena aperta», come era accaduto tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, in particolare a Zurigo. Allora la droga di riferimento era l’eroina.

Oggi le città colpite da questo fenomeno sono davvero numerose, non ci sono soltanto i principali centri urbani ma anche agglomerati meno importanti, come ad esempio San Gallo, Coira e Aarau. Senza dimenticare la situazione di Lugano, e la scena aperta del Parco Ciani. Va ricordato che Zurigo e Ginevra si situano tra le prime dieci città europee per consumo di cocaina. Proprio la settimana scorsa la polizia della città sulla Limmat, in un comunicato, ha ribadito che il fenomeno della scena aperta si sta estendendo e che tocca ormai diversi quartieri della città, tra cui anche il cosiddetto «Gleis 3» nei pressi della stazione, non lontano dalla lussuosa e centralissima Bahnhofstrasse. Con conseguenze dirette anche su chi vi abita.

Proprio per far fronte a questi problemi, diverse città svizzere dispongono di una «stanza del consumo», in cui i tossicodipendenti possono consumare gli stupefacenti, in un contesto controllato e in cui hanno la possibilità di accedere ad altri servizi: pasti, doccia, spazi in cui riposare e, più in generale, assistenza da parte di personale specializzato. La più recente di queste stanze è stata aperta a Coira, lo scorso mese di marzo, proprio per cercare di contrastare il fenomeno della scena aperta, e per ridurre anche i disagi causati alla popolazione residente. Anche le autorità di Lugano stanno riflettendo sull’ipotesi di aprire una «stanza del consumo», al momento però non ci sono decisioni concrete all’orizzonte. In conclusione l’adesione della Svizzera all’«Alleanza dei porti europei» ci dice proprio questo: anche il nostro Paese è sempre più inondato dall’afflusso di droghe. E questa dovrebbe essere vista come una vera e propria emergenza.