Il weblog – presto abbreviato in blog – nasce nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso. È un incrocio tra diario personale e guida pratica: il blogger condivide in rete i suoi viaggi e al tempo stesso consiglia itinerari, trasporti, hotel, ristoranti, attrezzatura, assicurazioni, visti. A differenza delle tradizionali guide turistiche cartacee, il blog è in costante aggiornamento e soprattutto è informale, diretto, soggettivo; funziona perché racconta un’esperienza, fornisce informazioni utili e costruisce una relazione di fiducia con il lettore difficile da ottenere con il marketing tradizionale.
I blog si diffondono rapidamente nel primo decennio del nostro secolo; ogni viaggiatore indipendente che si rispetti deve averne uno. È la stagione del Web 2.0: gli utenti interagiscono con l’autore, lasciano commenti e recensioni. Nei primi anni del decennio seguente, tra il 2010 e il 2015, i blog si affermano pienamente; raggiungono milioni di lettori proprio mentre la tecnologia – smartphone, compagnie low cost, ostelli prenotabili online, Airbnb, mappe digitali – rende più facile organizzare i propri spostamenti senza bisogno dell’agenzia. Con la crescita del pubblico alcuni blogger riescono a vivere del loro lavoro, attraverso la pubblicità e la collaborazione con gli uffici di promozione turistica, in uno sforzo faticoso e non sempre riuscito di trovare un equilibrio tra indipendenza e promozione.
L’americano Matthew Kepnes è un ottimo esempio di questo percorso. Nel 2006, dopo aver lasciato il lavoro, Nomadic Matt (è il suo nome d’arte) comincia a viaggiare a tempo pieno e dal 2008 condivide le sue avventure sul blog. Alternando consigli pratici e strategie per risparmiare a riflessioni sul viaggio come scelta di vita, Matt diventa presto un punto di riferimento per il turismo indipendente e a basso costo: studenti, backpacker e nomadi digitali. Non si presenta come un viaggiatore eroico, piuttosto come un compagno alla mano, sempre pronto a dare un buon consiglio.
Da qualche tempo però – è lo stesso Nomadic Matt a raccontarlo – i blog sembrano in crisi. Per cominciare si sono moltiplicati a dismisura, replicando lo stesso modello: «10 attrazioni da non perdere a…», «Tre giorni a…». Pesa la concorrenza dei social: Instagram, TikTok e YouTube hanno spostato l’attenzione dal racconto scritto all’immagine, privilegiando rapidità, immediatezza, emozione. Ma la minaccia maggiore proviene dall’intelligenza artificiale.
Ancora Nomadic Matt, in un recente post, ha scritto che dopo l’introduzione dell’AI il traffico sul suo sito è sceso del 50%. I nuovi sistemi generativi riassumono in pochi secondi quel che prima richiedeva lunghe letture; ma soprattutto, pur citando le fonti, non spingono mai a visitare il sito originale. E così i blogger, che pure producono i contenuti utilizzati, vengono saccheggiati senza compenso e scompaiono dietro le piattaforme digitali, perdendo visite, pubblicità, affiliazioni, autorevolezza. In questo modo il loro modello economico vacilla e molti blog vengono abbandonati, ma inevitabilmente peggiora anche la qualità delle informazioni proposte dall’intelligenza artificiale attingendo appunto ai blog: ristoranti chiusi, alloggi scadenti, orari e prezzi sbagliati.
Cosa accadrà ora? Ovviamente siamo dinanzi a una questione più ampia, che riguarda la proprietà intellettuale di ciò che pubblichiamo in rete e il suo utilizzo da parte dell’intelligenza artificiale. In attesa di una soluzione, che non sarà rapida, alcuni blogger sono diventati organizzatori di viaggi d’autore su misura, con l’assistenza tecnica di un Tour Operator. Inoltre molti di loro, per ritrovare visibilità, sembrano inclini a lasciare all’intelligenza artificiale le informazioni pratiche per concentrarsi sempre più su giudizio, gusto, racconto, stile, presenza. E dunque un sito meno rivolto a intercettare traffico generico e più orientato a lettori forti, interessati a testi lunghi, mappe elaborate, riflessioni.
Ora che social, algoritmi e IA hanno incrinato il patto originario tra chi scrive e chi legge, ci si affida dunque alla creatività, uno degli ultimi territori – per ora – inaccessibile ai viaggiatori di silicio.