Tumore del pancreas, un po’ meno invisibile

by azione azione
29 Luglio 2026

Un sistema di IA riesce a individuare segnali del tumore pancreatico fino a tre anni prima della diagnosi tradizionale

Per anni il tumore al pancreas è stato considerato uno dei grandi invisibili della medicina perché è silenzioso e rapido, spesso scoperto quando ormai il tempo terapeutico si è già ristretto drasticamente. Oggi però qualcosa potrebbe cambiare: un gruppo di ricerca della Mayo Clinic (centro medico accademico statunitense di eccellenza internazionale, noto per la ricerca clinica e l’attività ospedaliera avanzata) ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale chiamato REDMOD, capace di individuare segnali precocissimi della malattia analizzando comuni TAC addominali. In alcuni casi, il modello è riuscito a riconoscere alterazioni associate a questo subdolo tumore fino a due o tre anni prima della diagnosi tradizionale. Una prospettiva, questa, che potrebbe trasformare radicalmente la diagnosi precoce di uno dei tumori più aggressivi conosciuti. Perciò abbiamo approfondito questo risultato che si inserisce nel più ampio scenario della medicina predittiva descritta nel precedente articolo («Azione» n. 29 del 15.07.26), dove l’intelligenza artificiale punta a intercettare le malattie prima della loro manifestazione clinica.

REDMOD non cerca direttamente una massa tumorale già evidente, ma analizza microalterazioni dei tessuti pancreatici

Secondo la International Agency for Researc on Cancer (IARC), nel 2022 il tumore al pancreas ha causato nel mondo circa 470mila morti a fronte di poco più di 500mila nuove diagnosi: un rapporto quasi sovrapponibile che racconta e conferma la straordinaria aggressività della malattia. Le statistiche mostrano, infatti, che oltre l’80% dei pazienti scopre il tumore in fase avanzata, quando le possibilità chirurgiche sono ormai limitate. Anche i dati del programma SEER del National Cancer Institute statunitense confermano che la sopravvivenza media a cinque anni resta intorno al 13%, ma cambia drasticamente in base allo stadio: quando il tumore viene identificato precocemente e rimane localizzato, la sopravvivenza può superare il 40%; nelle forme metastatiche precipita invece a circa il 3%. Pure in Svizzera il quadro resta critico. Secondo Ahead Healt Switzerland, ogni anno circa 1500 persone ricevono una diagnosi di tumore pancreatico e la sopravvivenza a cinque anni si aggira attorno al 12%. Numeri che spiegano perché tecnologie capaci di anticipare la diagnosi di mesi o anni vengano considerate oggi una delle frontiere più promettenti dell’oncologia.

È in questo scenario che si inserisce il lavoro del team della Mayo Clinic, il cui studio, pubblicato sulla rivista scientifica «Gut» (BMJ), descrive un sistema di intelligenza artificiale costruito per leggere ciò che i medici spesso non riescono ancora a vedere. REDMOD (acronimo di Radiomics-based Early Detection Model) utilizza tecniche di radiomica, una disciplina che trasforma le immagini mediche in grandi quantità di dati matematici analizzabili da algoritmi avanzati. Dal canto loro, i ricercatori hanno sottolineato che: «Il modello non cerca direttamente una massa tumorale già evidente. Analizza piuttosto microalterazioni dei tessuti pancreatici come variazioni minime di densità, struttura e texture che possono precedere di mesi o anni la comparsa clinica del tumore». In pratica, l’intelligenza artificiale tenta di «identificare l’impronta biologica della malattia prima che la malattia stessa diventi riconoscibile agli occhi umani».

La ricerca ha coinvolto circa duemila TAC addominali raccolte in più centri clinici e provenienti da macchinari differenti, un aspetto considerato cruciale per evitare che il sistema funzioni soltanto in condizioni sperimentali controllate. I risultati sono davvero incoraggianti perché, secondo i dati pubblicati, REDMOD è riuscito a individuare precocemente il 73% dei futuri tumori pancreatici, con un anticipo mediano di circa sedici mesi rispetto alla diagnosi tradizionale, mentre in alcuni pazienti i segnali sono stati riconosciuti addirittura oltre due o tre anni prima. Il radiologo Ajit Goenka, tra i responsabili della ricerca, ha spiegato nei comunicati della Mayo Clinic che: «La malattia spesso diventa evidente solo quando le possibilità curative si riducono drasticamente». Mentre la speranza del gruppo è che strumenti di questo tipo possano trasformare TAC eseguite per motivi completamente diversi in occasioni di diagnosi precoce. E il punto più interessante è proprio questo: la tecnologia non richiederebbe necessariamente nuovi esami invasivi o screening complessi. Infatti, va ricordato che milioni di persone eseguono ogni anno TAC addominali per dolori, controlli o altre patologie. Allora: «Un sistema di IA integrato potrebbe analizzare automaticamente quelle immagini e segnalare casi sospetti molto prima della comparsa dei sintomi».

La pubblicazione dello studio evidenzia come, secondo diversi oncologi, uno degli aspetti più promettenti riguarda il fatto che il tumore pancreatico non nasce improvvisamente: «La biologia molecolare suggerisce da tempo che il pancreas attraversi trasformazioni progressive prima dello sviluppo conclamato del carcinoma. Il limite della medicina tradizionale è che molte di queste trasformazioni restano invisibili agli strumenti diagnostici convenzionali». L’intelligenza artificiale potrebbe dunque agire come una sorta di «microscopio statistico», capace di riconoscere schemi troppo complessi o sottili per l’interpretazione umana. Ma sono gli stessi ricercatori a invitare tuttavia alla cautela: «REDMOD non è ancora uno strumento clinico standard e non verrà utilizzato immediatamente nella pratica quotidiana, perché saranno necessari studi prospettici più ampi per verificare quanto il sistema riesca realmente a migliorare la sopravvivenza dei pazienti e quanti falsi positivi possa generare». In oncologia, infatti, anticipare una diagnosi non basta: bisogna dimostrare che quell’anticipo si traduca concretamente in più vite salvate e in cure meno invasive. Dal canto suo, la Mayo Clinic ha già annunciato l’avvio di nuovi studi clinici destinati a valutare l’utilizzo reale della piattaforma su soggetti considerati ad alto rischio, come persone con forte familiarità genetica, pancreatiti croniche o diabete comparso improvvisamente in età adulta. Proprio questi gruppi potrebbero rappresentare il primo terreno di applicazione concreta dell’intelligenza artificiale predittiva.

Nel frattempo, questo lavoro di ricerca sta attirando attenzione internazionale perché sembra confermare una trasformazione più ampia della medicina contemporanea: l’idea che le malattie lascino tracce molto prima di manifestarsi apertamente e che gli algoritmi possano imparare a leggerle, non più soltanto come strumenti per automatizzare diagnosi già evidenti, ma sistemi capaci di riconoscere il linguaggio invisibile dei tessuti biologici. Se i risultati verranno confermati su larga scala, il cambiamento potrebbe essere enorme. Bisogna infatti ricordare che nel tumore al pancreas, le statistiche evidenziano come pochi mesi possono fare la differenza tra una malattia operabile e una diagnosi terminale. Riuscire a spostare in avanti il momento della scoperta significherebbe cambiare non soltanto le statistiche, ma anche il destino clinico di migliaia di persone.