Dai minorenni condannati a morte all'affascinante contessa tedesca Matilde von Wallenstein, implacabile nel gioco d’azzardo, passando per il cibo avvelenato da Černobyl’
Sono nata il 21 settembre 1986 a Piacenza. Ho studiato a Pisa per diventare critica cinematografica e, alla soglia dei 40 anni, mi ritrovo ad essere social media manager in Svizzera. Come si cambia! (Daria).
Cibo avvelenato da Černobyl’, minorenni condannati alla pena di morte, attentati con esplosivi, soprattutto in Francia. Cara Daria, basta leggere «Azione» del 18 settembre 1986 – il numero più vicino alla data del tuo compleanno – per capire che la leggerezza, allora, non era di casa. L’Europa viveva un tempo di instabilità e paure, immersa in un flusso di notizie non facili da decifrare. E allora immergiamoci in quella profondità che non ci spaventa, cercando storie che vale la pena ricordare.
Pena capitale dai 10 anni
Ci imbattiamo in quella di Paula Cooper (la vedi nella foto), una ragazza di umili origini cresciuta in un ambiente violento dell’Indiana, Stati Uniti, dove «basta l’età di 10 anni per essere condannati a morte», racconta un articolo. A 15 anni uccide «un’anziana insegnante di religione, dopo averla rapinata di 10 dollari» e viene condannata alla sedia elettrica. Non sembra un caso isolato: «I minorenni rinchiusi nei bracci della morte dei penitenziari di 29 Stati americani ammonterebbero a 34». La vicenda di Paula suscita indignazione nel mondo e la giovane diventa un simbolo della lotta contro la pena capitale. Dopo la decisione della Corte suprema Usa del 1988, che vieta l’esecuzione dei minori di 16 anni al momento del reato, la sua condanna viene trasformata in una pena detentiva. Esce di prigione nel 2013, ma due anni dopo si toglie la vita. Ci sono ricordi che non smettono di perseguitarti.
Dalla pena di morte alla paura della morte: Černobyl’. Uno dei reattori esplode il 26 aprile 1986, la «nube» tossica raggiunge la Svizzera pochi giorni dopo e siamo a settembre. Un articolo sull’edizione citata rassicura: in Ticino la radioattività è simile a quella registrata dopo gli esperimenti nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta, anche se allora era più diluita e provocata da sostanze diverse. Il «gruppo di lavoro radioattività» creato ad hoc nel Cantone controlla aria, acqua e suolo: erba (dunque latte e carne), come ortaggi e frutta esposti alle piogge di maggio sono stati contaminati ma ora la situazione è migliorata. Ancora da evitare pesci del Ceresio e funghi, mentre miele e uova sono più sicuri. «Serve prudenza»: il testo vuole infondere calma, ma rivela l’ansia di un mondo dominato dall’incertezza. In cui le notizie sono da prendere con le pinze…
Il gioco degli struzzi
«Sappiamo tutto, tranne la verità», si legge infatti sulla pagina seguente. È un articolo di Giovanni Arpino, uno dei narratori italiani più originali del Novecento, autore tra le altre cose di romanzi poi diventati film celebri (ad esempio Il buio e il miele che ha ispirato Profumo di donna). L’autore descrive un mondo in cui l’informazione non chiarisce ma confonde, in cui le notizie arrivano tardi, frammentarie, distorte. Dalle congiure di Stalin, all’oro di Mussolini passando per Černobyl’. Così si rimane storditi e in balia degli eventi. «La nostra verità è meno di un granello di polvere. Per di più ce la nascondiamo da soli. Forse è il gioco degli struzzi». Il World Wide Web non è ancora arrivato, ma la sensazione di vivere in un flusso informativo caotico, ambiguo, manipolabile – quella sì, esiste già.
Tale inquietudine moderna ci porta dritte a Matilde von Wallenstein, figura chiave di La partita, il romanzo con cui Alberto Ongaro vince il Premio Campiello 1986. Su «Azione» troviamo un’intervista allo scrittore che spiega: «Il tema centrale del libro è la sensazione di minaccia e di inseguimento che caratterizza la vita dell’uomo di adesso», braccato da qualcosa che non sa nominare. Questa minaccia prende nel libro le sembianze di Matilde, una ricca e affascinante contessa tedesca, implacabile nel gioco d’azzardo. Dopo aver vinto i beni della famiglia Sacredo, offre al giovane Francesco la possibilità di recuperarli in un’unica partita. Ma la posta è altissima: in caso di sconfitta, sarà lui stesso a diventare una sua proprietà. Francesco perde, dando avvio a una fuga senza vera via d’uscita.
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