Più presenti rispetto al passato nell'accudimento dei nipoti, in molti casi sono diventati indispensabili
I nonni di oggi assomigliano poco a quelli di una volta. Sono diversi rispetto agli standard delle generazioni precedenti: più attivi e intraprendenti, sostengono i nipoti non soltanto donando affetto, ma anche mettendo a disposizione gran parte del loro tempo e offrendo un supporto materiale (in alcuni casi economico). Complici l’allungamento della vita e il miglioramento generale delle condizioni di salute nel mondo occidentale, i nonni dei nostri tempi spesso non sperimentano nemmeno più la sindrome del nido vuoto (la condizione di sconforto e tristezza provata quando i figli lasciano la casa) che, anni fa, tormentava i genitori (le madri, in particolare) di mezza età . «In tutto il mondo i nonni contemporanei – o almeno il 90% di loro – ricoprono un ruolo nell’accudire, nell’influenzare e nel sostenere la generazione successiva. A causa degli orari di lavoro prolungati dei genitori, più dei due terzi dei nonni forniscono abitualmente ai nipoti le cure essenziali. Se alcuni aiuti sono mirati – portare i nipoti a comprare le scarpe o dall’oculista – il 20% delle donne offre con regolarità fino a dieci ore di assistenza a settimana».
A raccontare l’impegno dei nuovi nonni è Terri Apter, psicologa ed ex docente senior al Newnham College di Cambridge. I suoi libri sulle dinamiche familiari, l’identità e le relazioni hanno ricevuto riconoscimenti internazionali. Cresciuta a Chicago, si è trasferita nel Regno Unito per studiare all’Università di Edimburgo e di Cambridge, dove vive ancora e dove fa anche la nonna. Alla «nonnitudine» ha dedicato un libro, appena pubblicato in italiano, intitolato I nonni che aiutano a crescere. Come costruire relazioni forti e felici tra le generazioni (Corbaccio). «La potenza del ruolo di nonna mi ha colta di sorpresa» scrive Apter. «Non si trattava solo dell’amore – benché ce ne fosse a bizzeffe – o della nuova serie di preoccupazioni e cure. A colpirmi maggiormente è stata la trasformazione radicale della nostra famiglia e della posizione di ogni suo membro». Con l’arrivo dei nipoti, la psicologa si aspettava che il suo apporto sarebbe diminuito e invece si è ritrovata ad essere un nuovo tipo di madre: la madre di una figlia che era a sua volta madre, ma anche «una nonna nuova di zecca».
Con una consapevolezza che combina esperienza personale, studio e interviste (oltre settanta), Apter racconta come l’attaccamento dei nonni verso i neonati passi letteralmente dal fisico, con quello che chiama «grandma swoon» (l’estasi della nonna), un amore mediato dall’ossitocina, talmente intenso da fare sentire alla nonna che il bambino le «appartenga». Un trasporto che rende le nonne capaci di superare le frustrazioni causate dai figli, che a volte sono così presi dall’emergenza delle loro vite da non riuscire a dare il giusto valore alle premure «nonnesche». Anche i nonni descrivono emozioni come «lo sciogliersi» e spesso non sono meno ansiosi delle nonne di giocare con i nipotini.
Ma l’amore profondo implica, come in tutti i rapporti, anche un potenziale dolore: quando i nonni sono costretti a separarsi a lungo dai nipoti soffrono. E molto. L’allontanamento, spiega Apter, è più comune di quanto si pensi, e spesso viene sopportato in silenzio e con vergogna. Nonni e nipoti, a volte, vengono separati a causa di divorzi, litigi o semplicemente per differenze di valori o attitudini. I genitori, infatti, «controllano l’accesso» ai nipoti. Si possono creare tensioni se i nonni offrono consigli percepiti come critiche o se non si adattano alle moderne linee guida sulla cura dell’infanzia.
Con l’avanzare dell’età prendersi cura dei propri nipoti può apportare benefici cognitivi,
aiutando a mantenere più forti la memoria e le capacità linguistiche
La psicologa racconta come la relazione tra nonni e figli sia, a volte, meno idilliaca di come viene rappresentata perché è filtrata attraverso il prisma dei figli cresciuti che, improvvisamente, si rendono conto di detenere il controllo. Quindi, per i più anziani non si tratta solo di decidere che tipo di nonna o nonno si vuole essere, ma anche di capire che tipo di accesso viene permesso.
Il libro di Terri Apter non è certo il primo a entrare nel merito delle delicate dinamiche familiari e del profondo rapporto che si instaura tra nonni e nipoti. Tra questi c’è Nonni in regola. Come valorizzare il ruolo dei nonni nel delicato equilibrio fra figli e nipoti (Franco Angeli) di Roberto Gilardi, che è stato docente alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste. Nel suo libro ha analizzato le tensioni che possono scatenarsi all’interno delle famiglie. Prima, i nonni facevano il loro «mestiere» viziando i nipoti, mentre oggi alcuni trascorrono con i piccoli più tempo degli stessi genitori, proprio nella fase di vita in cui per i bambini avviene l’imprinting di molte abitudini, schemi di vita, valori e regole. Un ruolo piacevole, sicuramente, ma faticoso, non solo per le tante richieste dei bambini ma anche per le difficoltà che i genitori hanno ad accettare il diverso ruolo dei nonni nell’educazione dei figli. L’analisi di Gilardi viene confermata dal fatto che, in diverse parti del mondo, sono addirittura nati anche dei gruppi di ascolto e di auto-aiuto (online e in presenza) per i nonni.
Nonostante le difficoltà , prendersi cura dei propri nipoti può apportare benefici cognitivi, aiutando a mantenere più forti la memoria e le capacità linguistiche con l’avanzare dell’età , secondo uno studio pubblicato sulla rivista «Psychology and Aging». I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 2800 nonni: quelli che si sono occupati dei nipoti hanno ottenuto punteggi più alti, come gruppo, nei test di memoria e di capacità linguistiche rispetto agli anziani che non hanno partecipato alle faccende della vita familiare. Il minore declino cognitivo complessivo nel tempo è stato registrato nelle nonne. I benefici non sono risultati legati alla frequenza della cura (poteva essere occasionale o ripetuta) e sono reciproci. Una ricerca del Center on the Developing Child di Harvard dimostra che relazioni sicure con gli adulti e basate sull’affetto aiutano i bambini a gestire lo stress e a regolare le emozioni. I bambini che hanno adulti stabili e premurosi nella loro vita sviluppano più abilità sociali, un migliore controllo emotivo e maggiore fiducia in se stessi nell’affrontare le sfide.
