Sarebbe stato meraviglioso dedicare queste righe ad una Svizzera trionfante. A distanza di giorni, percepisco ancora la delusione dei diecimila della Swiss Life Arena e delle centinaia di migliaia di appassionati nelle varie Fan Zone, così come quella di chi, in solitudine, ha sperato e implorato sul divano di casa fino a metà dell’overtime. Che il titolo dovesse prendere il volo per Helsinki lo ha deciso il destino. Il fato, l’alea, la sorte, l’imponderabile. Non saprei cos’altro.
Nella Finalissima, la Nazionale rossocrociata ha avuto due fasi di appannamento. All’inizio, in cui è parsa in soggezione, e nei quasi 2 minuti di doppia superiorità numerica. Sembrava di cogliere l’imbarazzo di Roger Federer quando faticava a dare la stoccata definitiva a Novak Djokovic. Ciò nonostante, la Svizzera non ha pagato queste due fasi. È rimasta in partita, ha disputato un secondo periodo sontuoso, nel quale la Finlandia sembrava sul punto di crollare. Ha conteso ogni disco agli avversari per altri 30’, manifestando una commovente solidarietà di gruppo e un attaccamento ai colori che difficilmente ricordo così potente in passato.
Sul ghiaccio non c’erano, Josi, Meier, Genoni, Hischier, Türkhauf e gli altri. C’era una squadra che aveva chiaro in testa il suo obiettivo. Un team – va da sé – in cui c’era ancora molto di Patrick Fischer. Il merito più grande di Jan Cadieux è stato quello di reggere l’urto delle Cassandre e dei leoni da tastiera che davano la nostra Nazionale per spacciata, dopo l’allontanamento dell’ex coach per le note ragioni di cui già abbiamo scritto. Il CT ha saputo rimotivare un gruppo che avrebbe potuto realmente finire allo sbando. Ricordate, a pochi giorni dal Mondiale, l’umiliante 8 a 1 incassato dalla Svezia? Non deve essere stato facile lenire le ferite. Cadieux, in tutta umiltà , è stato un meraviglioso taumaturgo.
Il cammino nel Mondiale, per le cifre, ha ricordato quello del leggendario squadrone sovietico. Nel girone, 7 vittorie su 7, 39 reti segnate, 7 subite. Poi, il successo per 3 a 1 sulla Svezia nei quarti di finale. Erano tredici anni che non si metteva sotto la Nazionale delle 3 Corone. La semifinale è stata una sorta di gita di piacere, contro una Norvegia spazzolata via con un 6 a 0 che, a quello stadio della manifestazione, è piuttosto insolito. Della finale abbiamo detto. È andata così. A volte la storia è una questione di millimetri o di millesimi di secondo. Di quisquilie.
Si tratta ora di capire se questa nostra Svizzera, reduce da tre secondi posti, in altrettante finali in cui non ha saputo segnare una sola rete, può ambire allo step successivo. Sta a Jan Cadieux, nel suo primo anno da coach al 100% , decidere se puntare sulla ricostruzione o sulla continuità . Cifre alla mano, mi sento di poter dire che la seconda opzione sia la più saggia. La Svizzera era la Nazionale con l’età media più alta, ma ciò non significa che sia vecchia. Il CT dovrà riflettere sulla questione portieri. Il prossimo anno, il monumentale Leonardo Genoni e il suo degno vice Reto Berra saranno dei quarantenni. Potrebbero cullare il desiderio di vivere il Mondiale da spettatori appassionati e sereni.
Il nostro campionato, quanto a numeri 1, ha tuttavia fornito indicazioni interessanti. Inoltre, in NHL, c’è Akira Schmidt che attende solo che gli si dia fiducia. Il secondo punto sul quale Cadieux dovrà chinarsi è quello del Capitano. Roman Josi, non è un giocatore di hockey. È un’istituzione, un’icona, un monumento da inserire nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Lui non gioca a hockey. Lui crea arte. È nato il 1° giugno del 1990. Se avrà la forza mentale per rimotivarsi, dopo la delusione cosmica di domenica 31 maggio, sarà il nostro asso nella manica, per giunta senza la pressione di dover giocare davanti al meraviglioso pubblico di casa.
Tutti gli altri giocatori sono compresi tra i 33 anni e mezzo di Nino Niederreiter e i 23 di Nicolas Baechler e di Attilio Biasca.
È vero, negli ultimi anni non abbiamo avuto Svizzeri draftati in NHL che hanno poi avuto l’opportunità di giocare regolarmente con una franchigia nordamericana. L’ultimo è stato il 26enne Janis Moser che dal 2021 a oggi ha disputato quasi 350 partite nel campionato più prestigioso del pianeta.
In compenso, il Mondiale appena concluso, ci ha permesso di ammirare parecchi giovani svizzeri che giocano nel nostro campionato, capaci di portare il loro gioco a livelli pazzeschi. Per queste ragioni, credo sia doveroso riprovarci. Come Nazionale No.1 del Ranking Mondiale, un titolo iridato prima o poi lo porteremo a casa.