Si può ancora essere galanti?

by azione azione
3 Giugno 2026

Il caffè dei genitori â—† La domanda se la pone nel suo ultimo libro Jennifer Tamas, docente di Letteratura francese dell’Ancien Régime, che suggerisce di non ridurre la galanteria a uno strumento di dominio maschile

Avvertenza alle lettrici e ai lettori: l’articolo che segue può essere accusato di essere anti-femminista. È un rischio che riteniamo valga la pena correre.

Immaginiamoci un posto dove gli uomini tengono aperta la porta alle ragazze, che accettano un invito a cena senza che nulla turbi il piacere di conversare. Un posto dove gli uomini possono offrire il caffè alle donne, che sorridono e li ringraziano senza azzannarli al motto di «bisogna pagare metà per uno». E ancora, un posto dove le donne possono essere premurose senza essere scambiate per sottomesse. È il posto di un’epoca felice che oggi sembra impossibile: «La rivoluzione sessuale prima e le neo-femministe poi hanno trasformato i sentimenti amorosi in una civiltà contrattuale: non è più possibile dire né fare nulla. Né flirtare, né fare un complimento».

Starete pensando che questa frase l’abbia detta il misogino di turno, quello a cui piace dare una pacca sul sedere o fare commenti maschilisti sulla prima che passa per la strada. In questo caso vi sbagliate. A sostenerlo è Jennifer Tamas, docente di Letteratura francese dell’Ancien Régime alla Rutgers University nel New Jersey e studiosa di questioni di genere. Il suo punto di vista è che sbaglia chi oggi rifiuta tout court la galanteria, riducendola a uno strumento di dominio maschile. Ed è da qui che, parafrasando il titolo del suo ultimo saggio, a Il caffè dei genitori nasce la domanda: Si può ancora essere galanti?. (ed. Marietti1820, 2025).

Le accuse contro la galanteria sono chiare: dietro la gentilezza c’è la rivendicazione del rapporto di potere. Per questo, gesti come aprire la porta o pagare il conto vengono visti come modi per tenere le donne in una posizione subalterna. La saggista femminista Valérie Rey-Robert arriva a sostenere che la galanteria serve a dare fondamento simbolico e intellettuale alla cultura dello stupro. Impossibile, quindi, essere femministe e galanti.

Del resto, anche il dizionario può trarre in inganno. La Treccani definisce la galanteria come «gentilezza ostentata e cerimoniosa verso le donne, dimostrata nelle parole, nell’atteggiamento e nei gesti». In altre parole: l’uomo che fa il premuroso con l’unico scopo di portarti a letto?

Con l’aiuto di Tamas, proviamo a rimettere un po’ in ordine le cose. Per farlo riteniamo utile soffermarci su tre punti.

Uno. Ricostruire l’origine della parola. Il termine deriva dall’antico francese galer, che significa «divertirsi». All’inizio, quindi, la galanteria nasce dal piacere condiviso, da un modo di stare insieme senza scontro. Come spiega il ricercatore Matthieu Dupas, è «l’arte di piacere in società».

Due. Capire dove e quando prende forma. Fino alla Francia dell’Ancien Régime il rapporto tra uomini è dominato da codici d’onore e sfide a duello e le relazioni tra i sessi dall’aggressività come forma di piacere maschile. Poi, soprattutto con la corte di Luigi XIV tra il 1643 e il 1715, la vita della nobiltà cambia. Le regole di comportamento hanno la meglio sui rapporti di forza: i gesti vanno controllati, il linguaggio usato in modo appropriato, e anche nelle relazioni sentimentali non deve più prevalere la forza. Alain Viala, professore all’Università di Oxford, osserva che la galanteria diventa uno dei tratti più riconoscibili della Francia. Insomma: la galanteria nasce in una società che prova a sostituire la violenza con forme di convivenza più civili.

Tre. Guardare agli effetti concreti. Le donne del XVII secolo portano il discorso amoroso fuori dalle stanze private e lo mettono al centro della vita sociale. Nei «circoli», nei «vicoli» e nelle «accademie», che diventeranno poi i salotti, si parla di sentimenti e si ridefiniscono le regole dei rapporti. In questa compagnia di amici e amiche, le donne chiedono agli uomini un comportamento diverso: sul desiderio deve avere la meglio il controllo e sull’insistenza la misura. Conta la capacità di stare nella relazione senza imporla. L’uomo galante deve essere credibile, piacevole, capace di adattarsi al contesto.

Nella «camera azzurra» di Catherine de Vivonne, marchesa di Rambouillet, questo cambiamento è visibile. La figlia Julie d’Angennes viene corteggiata davanti a tutti per anni prima di accettare la proposta di Charles de Sainte-Maure. Lui le dedica la Guirlande à Julie: sessantadue madrigali scritti dai maggiori autori del tempo. Il confronto passa per le parole, non per la rivalità violenta.

Cosa ci insegna, allora, questa storia? Ridurre la galanteria a uno strumento di dominio maschile significa dimenticarsi un pezzo della storia. Perché l’espressione «donna galante», che un tempo poteva indicare un ideale di raffinatezza, si è trasformata in sinonimo di cortigiana?

«Fare della galanteria l’arma di dominazione di certi uomini e non solidarizzare con il messaggio di emancipazione di cui si è fatta portatrice è una semplificazione storica. Un’eredità mancata – scrive Tamas –. È la tendenza a usare contro le donne le stesse armi che avevano favorito una loro forma di emancipazione».

A Il caffè dei genitori però conosciamo bene i problemi di oggi tra i sessi. «Oggi i corpi hanno acquisito una maggiore libertà, ma rimangono da negoziare i rapporti tra sesso, potere e rispetto – spiega Tamas –. Le donne continuano a essere giudicate in modo contraddittorio: incolpate se trascurano i figli o se interrompono la carriera per occuparsene; criticate se restano a casa ma biasimate se sono troppo ambiziose; giudicate severamente se rifiutano la maternità ma derise se congelano gli ovociti». In questo scenario, per Tamas, la galanteria – arte di amare e di piacere – ci ricorda che è possibile minare le norme di genere e ripensare le istituzioni partendo dai sentimenti.

Oggi le donne possono essere galanti, così come gli uomini e le persone non binarie, perché la società in cui viviamo ha sempre più bisogno di attenzione e misura nei rapporti. Come conclude provocatoriamente Tamas: «Anziché sessualizzare la galanteria, non è forse necessario galantizzare il sesso per renderlo più giocoso, più rispettoso e gioioso?».

A Il caffè dei genitori siamo d’accordo! Ci resta però un dubbio: non è che le donne si sono stufate della galanteria sotto il peso di una quotidianità casa-figli-lavoro che di sicuro le nobildonne francesi non avevano? Per essere pragmatici: all’uomo che ti apre la portiera dell’auto non è meglio uno che ti aiuta a fare il bucato? A un uomo che ti paga il ristorante non è da preferire uno che tutte le sere ti aiuta a cucinare? E ancora: non è che il più delle volte le donne non condannano il flirtare in quanto tale, ma l’infantilità di certi uomini?

Se la galanteria è nata per rispettare le donne ed elevare la loro condizione, oggi probabilmente c’è bisogno di più fatti in nome di un’uguaglianza che nella vita di tutti i giorni non è ancora arrivata. Eppure ci ricorda Tamas: «I rapporti galanti, aperti alle battute di spirito e favorevoli agli scambi gioiosi, offrono la speranza di relazioni al contempo leggere e profonde, armoniose e complesse, plurali ma anche esclusive». Non rinunciamoci!