Nell'enciclica Magnifica Humanitas il Papa rivendica i dati come bene comune e denuncia il rischio etico delle armi basate sull’IA
Lo aveva detto subito il giorno dopo la sua elezione, spiegando il motivo della scelta di un nome apparentemente un po’ retrò. Già nel maggio 2025 Prevost aveva annunciato che – proprio come Leone XIII nel 1891 nell’enciclica Rerum novarum aveva aperto la strada al magistero sociale della Chiesa affrontando la questione operaia – ora lui guardava all’intelligenza artificiale come alla grande sfida del nostro tempo. Dodici mesi dopo, quel pensiero è diventato Magnifica Humanitas, la prima enciclica del pontificato di Leone XIV. Centocinque pagine di riflessioni che spaziano dai pericoli posti dai monopoli del web al ruolo delle agenzie educative in un mondo in cui ragazzi e ragazze crescono consegnando ogni loro domanda a ChatGPT; dal problema etico delle armi delle guerre di oggi, che scelgono in pochi istanti e sulla base di un algoritmo chi uccidere e chi risparmiare, alle trasformazioni nel mondo del lavoro.
Cambia la nostra identità
È proprio lo sguardo di insieme a colpire nell’enciclica scritta da un papa che ha studiato matematica e usa personalmente le app sempre aggiornatissime dei nostri cellulari. Come hanno osservato anche molti intellettuali laici commentando questo testo, Leone XIV da queste pagine emerge come uno degli osservatori che maggiormente hanno preso coscienza di quanto le nuove frontiere della tecnologia stiano cambiando non solo le nostre abitudini, ma la nostra stessa identità. Il sottotitolo di Magnifica Humanitas già da solo dice tutto: è una «lettera sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Non parla di tecnicismi; la sua preoccupazione immediata non è nemmeno elencare le regole necessarie per «arginare» i problemi. Quelle che pone sono domande ben più radicali: le potenzialità enormi che oggi la scienza dell’elaborazione dei dati ci offre – si chiede il Papa – non sta cambiando la nostra stessa visione dell’umanità? La sensazione di poter superare ogni limite grazie a questi nuovi strumenti, non sta finendo per schiacciare la vita dei singoli, trasformati da persone con le loro emozioni e contraddizioni in risorse da incasellare comunque in uno schema? La possibilità di ottenere in tempo reale risposte a qualsiasi domanda digitiamo, non ci sta omologando tutti facendoci perdere di vista quella dimensione umana fondamentale che è l’inquietudine della ricerca?
Ci sono queste riflessioni dietro all’appello a «disarmare l’intelligenza artificiale» che Leone XIV lancia attraverso Magnifica Humanitas. Invito che nel contesto delle guerre di oggi si può certamente leggere in senso letterale. Dalla devastazione di Gaza a quanto sta accadendo in questi giorni in Ucraina, è sotto gli occhi di tutti il dato di fatto che Prevost denuncia: i sistemi di machine learning applicati agli armamenti, anziché aumentare la precisione nel colpire, finiscono solo per deumanizzare il nemico, facendo cadere ogni inibizione. Per non parlare dell’uso massiccio dell’intelligenza artificiale nella propaganda che, attraverso le filter bubble in cui siamo viviamo immersi nelle nostre vite digitali, «normalizza» il ricorso all’uso della forza per affermare qualsiasi posizione.
Istituzioni capaci di regolare senza soffocare
Secondo Leone XIV, però, «disarmare l’intelligenza artificiale» vuol dire anche molto di più. Significa contestare un sistema che per come lo stiamo costruendo finisce per concentrare un potere enorme nelle mani di pochi soggetti privati in grado di controllare gli strumenti che quotidianamente utilizziamo. L’affermazione più forte di Magnifica Humanitas è l’idea che la «destinazione universale dei beni» – affermata dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica come argine a un’idea senza limiti della proprietà privata – vale anche per l’universo dei dati. Le informazioni sulle nostre vite non possono diventare un tesoro chiuso nelle casseforti di poche società della Silicon Valley o di sistemi para-statali come le grandi aziende tecnologiche cinesi. Per il Papa occorre che a porre loro un limite sia una governance che veda collaborare tra loro «istituzioni capaci di regolare senza soffocare», «imprese che riconoscano nel lavoro e nella dignità delle persone un criterio di successo», «corpi intermedi che ricostruiscano fiducia e legami», ma anche singoli «cittadini che coltivino responsabilità, sobrietà, discernimento e senso del vero».
In questo senso, l’intero quarto capitolo dell’enciclica è dedicato ad alcuni nodi chiave per il futuro delle società nell’era dell’intelligenza artificiale. C’è il tema della verità nell’informazione e il suo legame strettissimo con la democrazia: il Papa cita Hannah Arendt per richiamare quanto diventi pervasivo il rischio del totalitarismo quando la distinzione tra vero e falso non esiste più. Invoca un’«ecologia della comunicazione» in cui il giornalismo serio e la scuola restino due ambiti insostituibili. Ma Leone XIV dedica molte pagine anche ai tanti posti di lavoro che l’intelligenza artificiale annuncia già di poter far scomparire. Pone il problema della qualità dell’occupazione quando le macchine cominciano a sostituire le persone non più solo nei lavori più faticosi e usuranti. Chiede alla politica di non limitarsi a gestire le «emergenze» create dai licenziamenti, ma di pianificare prima percorsi che offrano prospettive dignitose per tutti/e, superando l’illusione che la massimizzazione dei profitti possa distribuire equamente benifici.
I nuovi schiavi dell’IA
Magnifica Humanitas è anche uno dei pochi documenti che parla dei milioni di «nuovi schiavi» su cui si regge l’intelligenza artificiale. Per esempio gli operatori che con un data-entry alienante – spesso realizzato da manodopera a basso costo in Paesi del Sud del mondo – allenano e perfezionano gli algoritmi. O i lavoratori che in miniera estraggano e pagano le conseguenze ambientali della corsa alle terre rare indispensabili per far funzionare microchip sempre più potenti.
Porta davvero lontano seguire per intero il filo della riflessione proposta da Prevost nell’enciclica e che segna probabilmente un salto di qualità nel suo pontificato. Come papa Francesco con la Laudato Sì attraverso l’ecologia aveva posto il tema più ampio degli squilibri planetari, Leone XIV ora con Magnifica Humanitas addita la salvaguardia dei diritti umani e della democrazia nella stagione degli autoritarismi digitali. E la presenza tra gli invitati alla presentazione dell’enciclica di Chris Olah, uno dei fondatori di Anthropic (una delle aziende più influenti nel panorama dell’IA), mostra che il Vaticano su questo non vuole solo fare accademia. La sfida però è immane e passa dalla rianimazione del multilateralismo, il grande malato del nostro tempo. Un compito che la Chiesa cattolica non può certo pensare di affrontare da sola.
