Cosa succedeva mentre nascevo, il 23 aprile 1958

by azione azione
27 Maggio 2026

Dalla corsa allo spazio alla seconda Esposizione nazionale svizzera del lavoro femminile passando da Elvis Presley, Miles Davis e Chet Baker

Sono nata il 23 aprile 1958 a Mendrisio e ricordo un’infanzia felice a Balerna. Mio padre gestiva un negozio di articoli di confine a Chiasso, allora cittadina vivace, piena di traffico e commerci. Vendeva sigarette, caffè, dadi per brodo e cioccolata. A volte persino banane! Era meraviglioso, specie quando arrivavano nuove tavolette di cioccolato che avevo sempre il privilegio di assaggiare per prima (Daniela Merlo-Martelli).

Cara Daniela, mentre tu camminavi nel tuo piccolo universo fatto di dolcezze e via vai di frontiera, il mondo era segnato da grandi tensioni. Sei nata infatti in piena Guerra fredda: un’epoca in cui il pianeta era diviso in due blocchi, quello comunista guidato dall’Urss e quello capitalista con in testa gli Usa. Lo spirito diviso di quei tempi si manifestò con forza durante l’Esposizione universale di Bruxelles, di cui si trova traccia su «Azione», «settimana dal 24 al 30 aprile 1958» (ai tempi il giornale usciva ogni giovedì, 6-10 pagine scritte fitte fitte con rare foto, in bianco e nero certamente). Si trattava della prima Expo dopo la Seconda guerra mondiale, con il tema «Bilancio del mondo per un mondo più umano». Il suo simbolo era l’Atomium, alto oltre cento metri, che rappresentava un cristallo di ferro ingrandito ed esprimeva la fiducia nel progresso scientifico dell’era atomica (lo vedi nella foto). I padiglioni in acciaio, vetro e alluminio esaltavano l’innovazione tecnologica, mentre il confronto tra potenze si spingeva ormai oltre la Terra: nel 1957 il primo satellite artificiale spedito in orbita – lo Sputnik sovietico – inaugurò la corsa allo spazio e nell’ottobre 1958 gli Stati Uniti risposero creando la NASA.

La pagina della donna

Sulla stessa edizione del settimanale si parla anche di un’altra manifestazione, a tre mesi dall’apertura: la seconda SAFFA, ossia l’Esposizione nazionale svizzera del lavoro femminile, prevista a Zurigo. La sua prima edizione, nel 1928, mise in luce l’apporto delle donne nella famiglia, nel mondo del lavoro, in ambito scientifico e artistico, rivendicando il diritto a un impiego retribuito e il pieno riconoscimento come cittadine. La SAFFA del 1958 ampliò il messaggio, mettendo al centro la parità dei diritti, in un Paese che ancora negava alle donne il diritto di voto. Su «Azione» leggiamo dei progressi per costruire la «città della SAFFA», un vero e proprio villaggio con la Torre dell’abitazione «alta 36 metri» in acciaio dipinto di rosso, un teatro con 500-600 posti, il Villaggio dei bambini e il Padiglione delle Belle arti.

L’articolo si trova ne «La pagina della donna», una scelta che rivela attenzione al pubblico femminile ma anche l’adesione a una visione separata e paternalistica dei ruoli di genere, in un’epoca in cui le donne erano corteggiate sia come forza lavoro, sia come consumatrici. Sulla stessa pagina leggiamo consigli dietetici e di moda: un nuovo vestito denominato «sacco», più comodo e fluido rispetto al rigido tailleur. Suggerimenti educativi – cosa fare se il proprio figlio «è bugiardo, turbolento, stordito o se ha idee stravaganti» – insieme a curiosità, come il corso americano per diventare «una buona suocera».

Le idee stravaganti

Le altre pagine del giornale affrontano temi più impegnati. Dai risarcimenti agli svizzeri vittime della guerra alla discussione sulla riduzione dell’orario di lavoro a 44 ore settimanali, fino alla necessità di una modernità che rispetti il territorio, come mostra l’appello a superare le beghe locali in favore del bene comune: «Nei paesi e nei villaggi una strada principale non ha più da passare (…) ci vuole la circonvallazione, costi essa anche qualche sacrificio». Però, cara Daniela, vogliamo finire con le mode che trainavano l’economia statunitense: benzina, prodotti di bellezza – rossetto e creme per le mani – e dischi: «I cantanti preferiti sono Elvis Presley, Harry Belafonte e poi il cool jazz». Quello di Miles Davis e Chet Baker, giusto per dire, che proprio grazie alle loro «idee stravaganti» finirono per cambiare la musica.

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