Ritorno da una vita inventata

by azione azione
27 Maggio 2026

Premiato con il Prix Goncourt opera prima 2024, «Rimpatrio» di Ève Guerra segue la parabola di Annabella Morelli tra Camerun e Francia

Un «giallo»? Una indagine sentimentale? Un romanzo di formazione? Rimpatrio di Ève Guerra appena pubblicato in italiano da Gramma Feltrinelli (Prix Goncourt opera prima 2024), sfugge a qualsiasi categoria letteraria per comprenderle tutte all’interno di una storia che è di finzione, ma come succede in certi film, è realmente accaduta. «Non volevo che fosse solo una confessione personale, la narrazione dei miei tormenti e basta, volevo che fosse un’opera letteraria, un vero romanzo» ha spiegato l’autrice alla presentazione del libro a Firenze all’Istituto francese.

Protagonista: Annabella Morelli (origini italiane come l’autrice), poco più che ventenne, cresciuta in Camerun, tra due culture, quella locale e quella francese del padre e delle scuole che ha frequentato. Annabella ha due mondi dentro di sé che, finalmente sola in Francia per frequentare l’università, nasconde sotto una coltre di bugie e così un po’ per rabbia, un po’ per necessità, si reinventa.

La sua vita passata diventa un paesaggio immaginario dal quale lei emerge senza legami familiari, libera e indipendente come vorrebbe sentirsi e come vuole presentarsi agli altri. Si costruisce una sua quotidianità e un amore, è manipolatrice ed esigente, appassionata e fragile al contempo, si sente forte e cammina sul crinale di un burrone. «Ah! L’égoïsme infini de l’adolescence» scriveva Rimbaud, uno dei tanti poeti preferiti di Annabella, che nei libri e nello studio che persegue con dedizione, trova pace, spinta dall’ambizione di diventare insegnante, forse scrittrice e dalla voglia di affrancarsi dal suo passato. Ma la morte improvvisa di suo padre in un misterioso incidente di lavoro in Camerun a Douala, la riporta alla realtà: la salma deve venire rimpatriata, ci vogliono quei soldi che Annabella non ha.

Ma come è morto suo padre? Per chi stava lavorando? Bisogna indagare, dare delle risposte: alla burocrazia di entrambi i Paesi; alla famiglia del padre che vive in Francia e che lei ha a lungo ignorato. La storia di Rimpatrio inizia qui, quando tutti i nodi vengono al pettine e Annabella non sa a chi chiedere aiuto perché nel suo mondo di menzogne lei ha «ucciso» suo padre molto tempo prima. Inizia con una discesa all’inferno, quello dei bugiardi e dei traditori, accompagnata da una serie di flashback che portano alla luce il suo passato: il viso di sua madre che esce dalla sua vita, quello di suo padre, una volta tanto amato, che lei ha cercato di cancellare, così come i giorni felici con loro. E il racconto si colora di personaggi: i suoi compagni di scuola in Camerun, i vicini di sua nonna in Francia, persone sfiorate nel passato di qua e di là dall’oceano che non l’hanno dimenticata.

Le pagine si animano di annotazioni buffe e ironiche, si trasformano in sequenze cinematografiche, in scorci esotici di una geografia umana complessa, evocata dal telefono – «L’avvocato Wellbon parla con voce africana, quella dei bianchi che si dice non torneranno più a casa, voce bassa di sigarette vendute per strada» – della quale faceva parte anche suo padre come pure molti dei genitori dei suoi amici. Man mano che si avanza nella storia, si aprono squarci inattesi di vita vissuta dove si mescolano commedia e sofferenza, senso di colpa e arroganza, giudizi inappellabili e decisioni irremovibili tipiche dei vent’anni.

Ève Guerra costruisce con abilità il suo romanzo spigolando tra cinema e letteratura, ma la forma, così caparbiamente cercata, non soffoca l’emozione, anzi ne rende tutte le sfumature talmente vivide da suscitare la complicità del lettore, irretito dalla narrazione e da quella rabbia e quel dolore della gioventù, che nessuno dimentica. Ève Guerra è nata in Congo e oggi insegna francese, latino e greco antico alle scuole superiori.