Notre Dame secondo Riccardo Cocciante

by azione azione
20 Maggio 2026

Dal 27 al 31 maggio al LAC di Lugano andrà in scena l’amato spettacolo

Accanto al Lac si fanno ammirare gli affreschi di Bernardino Luini, ma a fine maggio, dentro la Sala Teatro, prenderanno forma le gargolle di Notre Dame. Dal 27 al 31 sbarca sulle sponde del Ceresio Notre Dame de Paris composto da Riccardo Cocciante e ispirato al (quasi) omonimo capolavoro di Victor Hugo.

Oggi anche l’opera di Cocciante è considerata un capolavoro, che in un quarto di secolo è stato tradotto in nove lingue e applaudito da oltre diciotto milioni di spettatori; la tappa ticinese si inserisce nella tournée italiana che toccherà, tra i luoghi più iconici, l’Arena di Verona e la Reggia di Caserta, e che ha già venduto più di centoventimila biglietti. «E pensare che all’inizio non la voleva nessun discografico, non ci credeva nessun impresario, forse neppure io ero molto convinto» ricorda Cocciante.

«Molti mi sconsigliavano di lanciarmi in questa avventura, dicevano che mi avrebbe rovinato la carriera; e anche per me rappresentava un salto nel buio, tracciava un nuovo sentiero lungo cui non sapevo dove mettere i piedi. In effetti il progetto era ambizioso, avventuroso: modernizzare Victor Hugo, arrangiare la storia di Esmeralda, Quasimodo, Frollo e Clopin attraverso il canto e un linguaggio contemporaneo: al canto ci avrei pensato io, al libretto, in francese, Luc Plamodon».

Un altro italiano aveva osato riprendere Hugo, un secolo e mezza prima: un certo Giuseppe Verdi, che da Le roi s’amuse cavò Rigoletto, attingendo dalla letteratura francese anche il soggetto per un suo altro successo clamoroso, Traviata (da La dame aux camélias di Dumas).

Però, ad ammaliare e spingere il cantautore italiano di origine vietnamita, c’erano due fattori determinanti. «Innanzitutto, i temi: il romanzo di Hugo parla di diversità, immigrazione, clandestinità, integrazione, attuali a fine anni Novanta e forse ancor di più oggi, direi drammaticamente di più oggi. Esemplare è il punto in cui Clopin, lo “zingaro” – oggi diremmo il clandestino – a capo della Corte dei Miracoli che lotta per l’eguaglianza tra loro, gli “stranieri”, e il popolo di Parigi, afferma: “Come è difficile vivere quando non si è come gli altri”. Me lo domando spesso: quanto deve essere difficile per i clandestini, per i migranti andare in un mondo differente, trovarsi in situazioni completamente sconosciute, per lo più sentendo lingue quasi totalmente sconosciute? Gli stessi protagonisti sono degli esclusi: Quasimodo è un diverso che viene estromesso, Esmeralda è una zingara che viene estromessa».

Cocciante ha accettato la sfida di musicare Notre Dame perché è una storia popolare che racconta di emarginazione

Accanto al contenuto, è la forma il secondo fattore che ha spinto Cocciante ad accettare la sfida: «Che cosa è Notre Dame? Non è una commedia musicale, dove ci sono temi leggeri e il parlato; non è un’opera classica, perché le voci non sono impostate come la lirica, ma naturali. È un’opera popolare, nata dalle canzoni; con questo argomento ho sentito una sincerità e una passione incredibili: le canzoni sono sgorgate una dopo l’altra, l’atto del comporre non è mai stato meccanico, studiato o sudato, è stato simile a un atto d’amore. Infatti, è stata la sequenza delle canzoni, messe una dopo l’altra, senza interruzioni, a guidare Plamodon nella redazione della storia».

Oggi è facile considerare il risultato un capolavoro, ma trent’anni fa nessuno vi diede credito. «Dopo tanti dinieghi di produttori e discografici, giocai il tutto per tutto: chiesi un appuntamento a Charles Talar, mi misi al pianoforte e suonai e cantai tutto dall’inizio alla fine. E alla fine mi disse: “Ok, vado a cercare un teatro”. Lo fece al Palais des Congrès di Parigi». Era il 16 settembre 1998, e quello che sembrava un azzardo si è trasformato in un successo clamoroso; non a caso al Lac il titolo campeggia nel cartellone di questa stagione accanto a uno dei musical di maggior successo di tutti i tempi, Cats.

A Lugano viene proposta la versione italiana, curata da Pasquale Panella e andata in scena per la prima volta il 14 marzo 2002, a Roma. Cast d’eccezione: Giò Di Tonno è stato il primo Quasimodo italiano, oltre ad aver vinto Sanremo nel 2008 cantando con Lola Ponce Colpo di fulmine ed essere stato protagonista in musical come Jekyll & Hyde e I Promessi Sposi. È dal 2016 che l’albanese Elhaida Dani dà voce e corpo ad Esmeralda: Cocciante la scoprì tre anni prima, decretandola vincitrice di The Voice of Italy. Nel ruolo di Febo si alternano Gianmarco Schiaretti e Graziano Galatone, mentre Frollo sarà Vittorio Matteucci, specialista dei ruoli da cattivo: ha impersonato Scarpia in Tosca – Amore disperato.

Cocciante confessa di sentirsi vicino a Quasimodo: «Ha avuto poco da Madre Natura a livello fisico; non pretende nulla e si rifugia nel mentale per andare oltre questo mondo. Io ero chiuso da giovane, faticavo ad esprimermi. Da questo punto di vista Notre Dame mi ha aiutato anche nella carriera: sono un timido, per me salire sul palco era una fatica enorme. Ma volevo cantare e l’unico modo per farlo è stare su un palcoscenico. Con Notre Dame posso evitarlo».