Comunque vada, che vinca il Ticino. E non lo diciamo tanto per par condicio, ma quanto più per un desiderio che, se realizzato, equivarrebbe a una sorta di consacrazione per un Cantone come il nostro, non sempre in vetta alle classifiche nazionali di qualsivoglia tipo, da quelle della migliore qualità di vita a quelle del reddito pro capite. Con progetti distinti, infatti, due comitati ticinesi si sono candidati per diventare Capitale culturale svizzera (CCS) nel 2030. In lizza con loro, le città svizzero tedesche di Aarau e Thun. La prima edizione – perciò reputata pilota – di questa iniziativa vedrà protagonista La Chaux-de-Fonds nel 2027, in un progetto sostenuto anche dal Percento culturale Migros, da sempre vicino per mandato allo sviluppo di nuove e innovative realtà culturali. Fra gli intenti di chi ha fortemente voluto il progetto (in primis Daniel Rossellat, sindaco di Nyon dal 2008, che nel 2013 ha fondato l’Associazione Capitale Culturale Svizzera), oltre al rafforzamento della coesione nazionale, vi è anche quello di favorire la creazione di nuove infrastrutture, sostenere progetti a lungo termine e permettere una partecipazione culturale ad ampio raggio.
Per il Ticino si sono candidate, da una parte la città di Bellinzona, dall’altra, in una sorta di «cordata trasversale», le città di Lugano, Locarno e Mendrisio. La battaglia sarà serrata, là dove la Turrita corre con ben tre castelli, patrimonio dell’Unesco dal 2000, con quei gioielli che sono Villa dei Cedri e il Teatro Sociale, ma anche con la sua città vecchia e, non da ultimo, un carnevale che attira ogni anno decine di migliaia di persone. L’altra candidatura, invece partendo da sud, metterà in evidenza i pregi di Mendrisio, con il suo centro storico, il Museo d’Arte, l’Accademia e le processioni; Lugano con il LAC, il Teatro Foce, ma anche quello delle Radici, le realtà di USI e SUPSI; e infine Locarno con il Film Festival e una storia come quella del Monte Verità.
La straordinarietà di questo elenco (peraltro arbitrario) risiede tutta nel fatto che stiamo parlando di realtà disseminate in uno spazio relativamente esiguo, e al servizio di una popolazione che non arriva ai 400’000 abitanti. Che si tratti delle realtà diffuse di una delle due candidature, o della solidità storico-istituzionale dell’altra, il Ticino, partecipando alle selezioni per la Capitale culturale svizzera, lo fa a pieno titolo. Il nostro Cantone, infatti, negli ultimi decenni ha saputo (a livello istituzionale e indipendente, attraverso volontari e figure professionali) con rigore, serietà e costanza, ma anche grazie a un coraggio e a una visione straordinari, inventarsi mostre, interi musei, festival, percorsi enogastronomici, stagioni teatrali, musicali e cinematografiche, sentieri culturali e conferenze.
Chiunque si interessi alla cultura lo sa: certi giorni l’agenda ticinese ha in programma una tale mole di appuntamenti culturali da creare l’imbarazzo della scelta. Quella stessa cultura grazie alla quale secondo un ministro non si mangiava, si sta gradualmente ma a passo deciso rivelando un motore d’attrazione la cui portata non si era fino a qualche anno fa creduta possibile. Il nostro Cantone, dal resto della Svizzera, è stato a lungo apprezzato soprattutto per le bellezze paesaggistiche, per il clima e forse anche per una certa aria di libertà che vi si respirava. Da qualche tempo – e molti attori culturali presenti sul territorio lo confermano – svizzeri tedeschi e romandi cominciano a scoprire anche altri aspetti del Ticino, come la cura con cui vengono organizzate le stagioni teatrali e musicali, la qualità delle mostre in programma nei numerosi musei (più di ottanta), e lo sviluppo di sempre nuove rassegne. Il nostro Cantone, insomma, come promotore culturale che ha saputo inventarsi molto spesso con le sole proprie forze, che sappiamo inferiori di quelle di altre realtà elvetiche, eppure, eccolo oggi in corsa con una doppia candidatura per la prima edizione ufficiale di Capitale culturale svizzera.
Se la scelta dovesse ricadere su una delle due candidature ticinesi (fatto giustamente auspicabile, anche se sarebbe stato ancora più bello vederne una unica, di candidatura), ciò si riverbererebbe su tutto il territorio, attraverso eventi, momenti di valorizzazione e aggregativi, oltre che un indiscutibile indotto economico. Un’opportunità grande e necessaria per dimostrare a tutto il Paese quanto questo Cantone sia cresciuto e per convincerci quanto ogni sua forma di cultura, istituzionale e indipendente (in un connubio più naturale di quello che si crede) vada sostenuta e protetta.