In Ticino il futuro del lavoro è donna, la leadership no

by azione azione
25 Marzo 2026

Una delle trasformazioni di rilievo conosciute dalla struttura dell’economia ticinese nel corso degli ultimi cinquant’anni è rappresentata dal significativo aumento del tasso di attività femminile. Il tasso di attività misura il rapporto tra la popolazione che lavora e il totale della popolazione residente che sarebbe potenzialmente in grado di lavorare (persone tra i 15 e i 65 anni). Il tasso di attività può naturalmente essere misurato per l’intera popolazione, come per la popolazione di uomini e donne. L’aumento del tasso di attività di queste ultime, che da più parti è stato celebrato come un’ulteriore prova dell’avanzare dell’emancipazione femminile, è probabilmente dovuto sia alle caratteristiche che ha preso il processo di terziarizzazione della struttura di produzione nel Cantone (con il prevalere, nell’espansione dell’occupazione nei rami del terziario, dei servizi alla popolazione sui servizi alle aziende), sia alle trasformazioni che ha conosciuto il rapporto di impiego (flessibilizzazione o precarizzazione del mercato del lavoro, chiamatele come volete), sia infine alla conseguenza dell’irrigidimento della politica di immigrazione negli ultimi tre decenni del ventesimo secolo.

Non scordiamoci poi che il tasso di attività femminile in Ticino era già elevato nel passato, in particolare nella seconda metà dell’Ottocento. Questo perché, a causa della larga emigrazione definitiva e stagionale degli uomini, nell’economia ticinese, dominata dal settore agricolo, a lavorare erano soprattutto le donne. Per la verità alle donne dovremmo aggiungere anche i bambini in età scolastica. Solo che questa parte della manodopera è sempre sfuggita ai censimenti del tempo. Per consentire ai lettori di farsi un’idea più precisa aggiungiamo che in quel periodo la situazione in merito al lavoro femminile era da noi più o meno uguale a quella che si riscontra oggi in Paesi come il Laos o la Cambogia. Nelle piccole e piccolissime aziende agricole che formano la spina dorsale di quelle economie a lavorare sono infatti le donne (e i bambini). Gli uomini emigrano in cerca di lavoro nei centri urbani del Paese o in Paesi vicini con economie più sviluppate come il Vietnam o la Thailandia.

Ma torniamo da noi. Nonostante il declino dell’agricoltura, nei tre decenni che hanno seguito il secondo conflitto mondiale il tasso di attività femminile è restato più o meno costante in Ticino, per poi cominciare a salire alla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo per le cause che abbiamo già ricordato più sopra. Siccome nello stesso periodo di tempo il tasso di attività degli uomini è diminuito, lo scarto tra i due tassi di attività (quello maschile e quello femminile) si è così ridotto di molto. Questo non significa però che le differenze nelle condizioni di lavoro si siano appianate. Mentre i posti di lavoro a tempo pieno sono in preponderanza appannaggio degli uomini, quelli del lavoro a tempo parziale sono occupati soprattutto da donne. Lo scarto salariale tra i due sessi continua lentamente a ridursi ma è sempre superiore al 15%. Quasi il 90% delle donne attive lavora nel settore terziario.

Per gli uomini la quota corrispondente supera di poco il 70%. Siccome, ad eccezione delle attività del settore finanziario, la produttività nei rami del terziario è inferiore a quella del secondario (salari medi più bassi), la diversa distribuzione tra i settori secondario e terziario dei lavoratori, rispetto alle lavoratrici, è forse il fattore che spiega buona parte delle differenze nel salario medio tra i due sessi. Le donne infine sono poco presenti nei posti di direzione delle aziende. Nonostante queste differenze, il futuro dell’occupazione sul mercato del lavoro ticinese sarà femminile e questo non solo perché l’occupazione cresce più rapidamente nel settore terziario che nel secondario, ma anche perché all’interno del settore terziario i rami nei quali l’occupazione aumenta più velocemente sono quelli della salute e del sociale occupati ancora in prevalenza da donne. Visto come vanno le cose è probabile che tra qualche anno, in Ticino, il tasso di attività femminile tenda addirittura a superare quello maschile. In futuro dunque, in uno dei Cantoni più patriarcali della Svizzera, saranno ancora le donne a reggere l’economia ma non a guidarla.