Volevi solo soldi

by azione azione
18 Febbraio 2026

«Money money money / Must be funny / In the rich man’s world» (Soldi soldi soldi, dev’essere divertente nel mondo dei ricchi, ndr) cantavano gli ABBA nel 1976, esattamente mezzo secolo fa, quando ancora le transazioni quotidiane si svolgevano accompagnate dal fruscio delle banconote e dal tintinnio delle monete. Quando ancora l’astrazione delle operazioni economiche era reclusa in ambiti ben precisi come quello bancario, di investimento o assicurativo, ma a nessuno sarebbe passato per la testa di pagare un caffè al bar o una pagnotta al supermercato sfoderando una tessera o, peggio ancora, con un bonifico via e-banking. Sì, perché in fondo il soldo fisico (sia esso stampato su carta, preferibile per ovvii motivi, o, in moneta) non è solo in grado di dare un senso di possesso e convogliare informazioni sulla nazione che lo produce e sull’epoca in cui si vive – come ben sanno i proprietari dei metal detector che, ancora oggi, in molte parti del Ticino, scovano nel nostro sottosuolo incredibili testimonianze pecuniarie dell’antichità, dall’Ottocento su su fino all’antica Roma, passando per il Medioevo – ma è anche questione di praticità.

Lo ha dimostrato con forza il gruppo di cittadini per lo più pensionati di Ilanz (Grigioni), che la scorsa settimana ha consegnato al proprio sindaco una petizione in cui si chiedeva il mantenimento di parchimetri a moneta, mettendo in campo un’opposizione a quella che viene considerata un’egemonia del digitale, dove, per pagare, non si può che ricorrere ad app o a tessere di plastica (a proposito: chissà cosa scoveranno i metal detector tra mille anni). Il sindaco Marcus Beer non l’ha presa particolarmente bene: dopo avere perso le staffe con i – pacifici – firmatari della petizione, ha parlato di «vecchi irresponsabili ed egoisti», buttando la querelle su fattori anagrafici e sull’incapacità dei pensionati di adattarsi alle esigenze della nostra epoca. Intanto, nelle grandi città del nostro Paese, sempre più esercizi pubblici hanno deciso di rinunciare al contante, perdendosi così potenzialmente anche la bellezza delle nuove banconote svizzere, disegnate dai vincitori del concorso grafico nazionale, che saranno annunciati dalla Banca nazionale svizzera nelle prossime settimane.

Che i soldi fisici stiano vieppiù scomparendo dalla nostra quotidianità è un dato di fatto. Smartphone, tablet e pc si sono aggiunti alle (nel frattempo) classiche tessere come mezzo di pagamento. Un cambiamento inarrestabile, se, come dicono le statistiche, nel 2025 il 70% delle transazioni è avvenuto senza contanti, ma al contempo anche fortemente indigesto, là dove secondo la BNS il 95% della popolazione svizzera riconosce l’importanza dei soldi fisici. Un cambiamento che a molti può incutere un certo timore che potenzialmente si riverbererà sui risultati della votazione in programma per il prossimo 8 marzo, quando saremo chiamati a esprimerci su «Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote» (v. anche articolo di Alessandro Carli a pag. 11).

Forse, uno dei rischi che si intravvedono in una società senza contanti, è anche la perdita di una visione di insieme del proprio capitale e delle proprie disponibilità, fenomeno che in certa misura potrebbe contribuire al crescente indebitamento delle fasce più giovani della popolazione. Senza dovere scomodare un’epoca in cui il proprio gruzzoletto lo si nascondeva sotto l’asse di un pavimento o in un controsoffitto, magari, così come le monete romane che riemergono, potrebbe tornare alla luce anche un proverbio di un tempo antico: in medio stat virtus. La virtù, il giusto, sta in quella via di mezzo che, in un’epoca di polarizzazioni, al pari del contante, è merce sempre più rara.