Il ritorno di Trump, l’Hulk Hogan della politica americana

by Claudia
29 Gennaio 2024

È tornato. Nel 2016 aveva sete di potere. Nel 2024 ha sete di rivincita, anzi di vendetta. Donald Trump segna la fine della destra liberale, moderata, conservatrice, e l’avvento di una nuova destra, populista, aggressiva, anarcoide. Il modello di Trump non è mai stato Bush, Reagan, Nixon o Eisenhower. Il suo modello è Hulk Hogan, il re del wrestling. Come Hogan, Trump visto da vicino è altissimo, sovrappeso, torvo, minaccioso, malmostoso ma sempre pronto ad aprirsi in un sorriso ammiccante, a tirare all’interlocutore una pacca condiscendente (mai però a stringergli la mano). I suoi non sono comizi, sono show. Sostiene di non aver mai sentito un discorso di Obama sino alla fine perché «i discorsi politici sono finiti». Lui usa Twitter, almeno finché non glielo tolgono, o appunto lo spettacolo. Ha passato gli ultimi anni a dire due cose: l’America non è mai stata tanto forte, ricca, potente nella storia; eppure l’America è in pericolo e deve essere protetta. Tutta la sua politica va letta come un’alternanza tra orgoglio e paura, tra senso di superiorità e allarme per l’impoverimento della classe media e la perdita di sovranità a favore del mondo globale. Sentimenti estranei all’élite che studia, viaggia, compete con l’estero, ma molto vivi nelle classi popolari, in particolare i bianchi.

Uno dei passatempi di Donald Trump è sedurre le donne degli amici. Un giorno, in viaggio sull’aereo privato con un miliardario e una modella, propose di scendere ad Atlantic City per visitare uno dei suoi casinò. Seccato, l’amico rispose che ad Atlantic City non c’era niente da vedere: solo «white trash», spazzatura bianca. «Cosa vuol dire white trash?» chiese la modella. «Sono quelli come me», rispose Trump. «Solo che loro sono poveri». Il rapporto tra The Donald e la sua gente è molto diverso da quello che legava Obama ai sostenitori. La gente ammirava Obama, la sua storia personale, la sua cultura; ma non era sfiorata dall’idea di essere come lui, di essere lui. Con Trump l’identificazione è totale. Perché Trump non è percepito come un miliardario, ma come un povero con i soldi. Che pensa e sente come i suoi elettori. Fino a quando non accade l’incidente, che pure nel wrestling è sempre in agguato. L’assalto a Capitol Hill è stato l’incidente. Per questo avevamo pensato che Trump fosse fuori gioco. Sbagliavamo. Trump è tornato e ha sbaragliato tutti. Ha costretto alla resa prima il miliardario ultraconservatore Vivek Ramaswamy, poi il suo ex pupillo Ron DeSantis; ed entrambi si sono schierati con lui. Resiste solo Nikki Haley, l’ex ambasciatrice all’ONU, che però è crollata in Iowa e non è riuscita a prevalere in uno Stato che avrebbe dovuto essere il suo bacino elettorale, il New Hampshire, terra di moderati.

Il ritorno di Trump è un vantaggio per Joe Biden, che si presenta come l’unico in grado di contenere l’aggressività del tycoon. Biden aveva avuto un avvio folgorante. Il grande piano di rilancio dell’economia, sia a sostegno delle famiglie povere, sia per la costruzione di nuove infrastrutture. Lo sprint della campagna vaccinale. I toni duri con la Turchia di Erdogan, con la Cina di Xi, con la Russia di Putin. Il sostegno all’Ucraina. Unica pecca: il ritiro dall’Afghanistan, già impostato da Trump, ma reso definitivo da Biden, con tempi e modi improvvidi. Senza le esasperazioni di Trump, Biden ha affrontato il tema dell’indipendenza produttiva e tecnologica degli USA; e ha lavorato per continuare a riportare in patria pezzi di filiera industriale. Perché allora è così impopolare? Solo perché è vecchio? Il cammino verso la Casa Bianca è ancora lungo. Ma difficilmente saranno i magistrati a fermare Trump. Tanto meno la Corte Suprema, dove i repubblicani sono in maggioranza. La scelta, a meno di clamorose sorprese, spetterà agli elettori. Da europeo spero che un altro mandato di Trump si possa evitare. Ma non credo abbia ragione Biden, quando sostiene che con Trump morirebbe la democrazia. Per quale motivo se c’è una scoperta scientifica, un’innovazione tecnologica, una moda culturale – si pensi alla rivoluzione dell’entertainment con Netflix, Amazon, lo streaming – viene sempre e comunque dagli USA? Perché sono un Paese attrattivo, dove gli stranieri colti e preparati trovano il modo di entrare ed essere valorizzati, dove le minoranze possono dare il meglio di sé stesse. In una parola, perché l’America è una democrazia. E lo resterà anche con un pessimo personaggio come Trump.