Comunque torno a ribadirlo: non ho mai avuto alcuna attrazione o curiosità per le influenze astrali. Al massimo arrivo a credere che ci sia un po’ di sostanza in quelle che la tradizione e le credenze popolari collegano con la Luna, non perché consentono di individuare o etichettare i lunatici, ma in particolare per il fascino delle maree o per le meno affascinanti influenze legate alla meteo e ai disturbi che tecnicamente ricadono sotto la meteoropatia. Sopravvive in me una sorta di avviso dialettale forse ereditato dalle origini contadine: «La Lüna cas fa prima du sees, l’è mia lüna da quel mees» (e in novembre, guarda caso, arrivava al 4!). La «Lüna cas fa» è la Luna nera, detta anche Luna nuova poiché da quella notte in poi inizia a farsi luminosa.
La si vede sui calendari di una volta, quelli che sopravvivono a stento e perdono continuamente brandelli (oltre alle Lune, hanno perso anche le feste cattoliche, i santi…). Per oroscopi e astrologi le influenze della Luna sono minime, contano le posizioni delle dodici costellazioni zodiacali che da millenni stanno alla base dell’astrologia e sopravvivono nonostante questa disciplina abbia uno spessore scientifico nullo (la spiegazione più bella di questa differenza è quella fornita da Voltaire: «La superstizione sta alla religione come l’astrologia all’astronomia, la figlia folle di una madre molto saggia»). Io però ho sempre pensato che la Luna nera «prima du sees» sia troppo in anticipo e che di conseguenza anche il tempo meteorologico, come pure gli appuntamenti con la natura – cioè medie stagionali e periodi favorevoli per semine, potature, raccolti ecc. – non potevano ubbidire a credenze e consuetudini. Ma tutto questo non ha niente a che fare con l’astrologia.
A rafforzare il mio scetticismo per l’astrologia ha contribuito anche il collega Stefano Di Michele qualche anno fa quando, volendo stigmatizzare il carosello televisivo degli oroscopi di fine anno, scrisse: «Per tagliare la testa al toro, non in senso zodiacale, basta fare così: invece di leggere l’oroscopo dell’anno che verrà leggiamo quello dell’anno passato, così si vede dove c’hanno preso e dove invece c’hanno preso per il culo». Del resto, sia gli astrologi sia il vasto esercito di chi crede negli oroscopi, non sanno o preferiscono fingere di ignorare che ai giorni nostri, secondo chi studia scientificamente l’universo stellare, cioè gli astronomi, la presenza del Sole in corrispondenza alle costellazioni è differita di circa un mese rispetto ai segni zodiacali tramandati da millenni di superstiziose credenze. Ma c’è di più: gli astrologi che oggi declamano congiunzioni di stelle, costellazioni e varianti degli ascendenti, tutte certezze ereditate dagli antichi babilonesi o generate dalle superstizioni di popolazioni antiche, non hanno mai tenuto conto di una verità scientifica: la luce stellare arriva a noi con secoli di ritardo e quindi gli oroscopi seguono segni zodiacali astronomicamente sballati. Domanda: qualcuno correggerà gli oroscopi?