In India inizia la stagione delle feste, si dimentica la pandemia ma i contrasti rimangono
Qualcuno si è azzardato, in India, a sparare fuochi d’artificio per celebrare, pare, la vittoria dell’odiato Pakistan sul campo da cricket. Senza essere multato, come capita invece sempre più di frequente a chi spara fuochi d’artificio la notte di Diwali. Specie a Delhi, dove ormai da qualche anno la mattina dopo la festa la città si sveglia avvolta da una fitta e densa coltre di nebbia che rende impossibile vedere a più di dieci metri di distanza: colpa dei fuochi d’artificio sparati per due giorni, si dice. Colpa in realtà delle stoppie bruciate nei campi del Punjab dopo il raccolto, ma tant’è. Prendersela con chi festeggia è di certo più facile che affrontare il problema dei contadini punjabi che da quasi un anno occupano le strade a intermittenza per protestare contro il Governo (e le leggi che hanno liberalizzato il mercato agricolo).
Di certo per la folla che riempie i negozi, Covid e spesso anche le mascherine sembrano adesso solo un ricordo lontano, vedremo con quali risultati. Ci sono infinite lucine colorate a illuminare le facciate delle case, appese agli alberi, alle staccionate o a qualunque cosa sia in grado di supportare un tubo di gomma trasparente pieno di minuscole lampadine che rimarranno per qualche mese a trasformare città e paesetti in un paese incantato. La stagione delle feste continua fino a gennaio, difatti, e si sovrappone alla stagione dei matrimoni con il traffico ribaldo causato da cortei e bande che accompagnano gli sposi. Dura finché le luci diventano via via più fioche dentro alla luce bianca del giorno e a fine gennaio, il giorno di Vasant Panchami, ci veste infine di giallo chiaro per festeggiare l’arrivo della primavera. E delle feste d’estate.
