Gastronomia - Il menu più semplice e anche più importante per iniziare piacevolmente la giornata
Uno dei più usuali luoghi comuni sulla cucina dice che se è relativamente possibile far evolvere i gusti per quanto riguarda i due pasti principali, la colazione (non si chiama pranzo!) e la cena, per quel che riguarda la prima colazione è difficilissimo cambiarli (relativamente, sia chiaro: perché far evolvere le proprie tradizioni culinarie è sempre e comunque faticosissimo).
Onestamente non so quanto ciò sia vero: non ho mai trovato vere statistiche in proposito… Comunque ecco la mia prima colazione di oggi: che ovviamente è un po’ cambiata, nel corso del tempo, ma non tantissimo.
La costante è un caffè. Caffè per modo di dire. Lo chiamo brodo nero come il mitico piatto degli spartani: consta di mezzo litro di acqua calda colorato con il caffè di una caffettiera da due. Aggiungo solo un nonnulla di dolce: lungo gli anni zucchero bianco, zucchero di canna e oggi panela, un preparato ottenuto dal succo della canna da zucchero. Serve sostanzialmente per reidratarmi. Un medico amico mi disse una volta che era perfetto per riattivare i reni. Credo di aver iniziato a berlo così più o meno a 20 anni; oggi, 50 anni dopo, continuo; e l’ho bevuto per tutti i giorni della mia vita.
Oggi, e non «da sempre» ma da una ventina di anni almeno, in tavola c’è uno yogurt, anche se negli anni è comparso ed è scomparso: cicli storici. Yogurt bianco, intero: odio gli yogurt light. Freddo non mi piace, lo tiro fuori dal frigorifero la sera prima, lo metto in una tazza e lo emulsiono con un cucchiaino di «confettura» a piacere, fatta da me, quindi poco dolce, ma abbastanza dolce per smorzarne l’acidità. Confettura è fra virgolette, perché in effetti è frutta cotta addolcita con pochissimo zucchero: in frigo dura poco ma tanto finisce in pochi giorni.
Per i carboidrati, nebbia assoluta. Le ho provate di tutte senza mai esserne del tutto soddisfatto. Di fatto, 9 volte su 10 mi accontento di un una fetta di buon pancarrè tostato e spalmato con poca «confettura» oppure con poco burro e zucchero, un ricordo infantile. D’inverno, quando il panettone non manca, lo sostituisco con una fetta di panettone leggermente tostata.
E poi le uova. Per me sono e restano l’emblema del cibo giusto per aprire la giornata. Quindi lungo gli anni ho mangiato uova cotte in tutte le 12 tecniche di base: al piatto, all’ostrica, alla coque, bazzotte, sode, in cocotte, in camicia o affogate, fritte, filate, strapazzate, frittate e omelette.
Da pochi anni, uova strapazzate dolci. Fatte così. Sgusciate un uovo (ma dipende da cosa mangiate a colazione, se volete anche 2 uova) in una larga ciotola, unite un cucchiaino di zucchero e sbattetelo delicatamente con una forchetta: il tuorlo si deve rompere ma non amalgamare troppo con gli albumi. Fate sciogliere poco burro in una padellina pesante antiaderente a fuoco dolcissimo, io ne uso uno teflonato in bianco da 14 cm. Quando il burro incomincia a sfrigolare, versate l’uovo sbattuto, delicatamente, e subito dopo unite una cucchiaiata di «confettura». Mescolate con un cucchiaino fino a che il composto si rapprende appena, raggiungendo la consistenza di una crema. Togliete dal fuoco e fermatene la cottura unendo, senza smettere di mescolare, qualche fiocchetto di burro freddo.
Certo, poi dipende dal pranzo. Ma in linea di massima brodo nero + yogurt + 1 fetta di pane + 1 uovo strapazzato restano il mio standard.
