Bussole

Ambasciatore dall’animo verde
Inviti a letture per viaggiare 

«Sarà che cominciare è la cosa più difficile e a forza di ragionarci sopra viene da rovesciare tutto e piazzare la fine dove dovrebbe stare l’inizio. Sarà che a ben guardare non c’è un inizio o una fine... Tanto vale allora prendere un filo tra i tanti, tirare e vedere cosa succede…». 

Della cura che dobbiamo avere per il mondo tratta anche il nostro collaboratore Paolo Ciampi nel suo nuovo libro. Vi si narra la vita e i viaggi di un personaggio poco conosciuto, George Perkins Marsh, ambasciatore degli Stati Uniti prima nell’Impero ottomano e poi nell’Italia appena unificata, per volere di Abramo Lincoln. Qui rimase per ventun anni, o forse potremmo dire per sempre, poiché è sepolto nel Cimitero protestante di Roma.George Perkins Marsh era un uomo dai molti interessi, parlava diverse lingue (tra cui il prediletto islandese) e viaggiò a lungo nel Nord America, nel Mediterraneo e in Europa. In Turchia e in Arabia si appassionò ai cammelli e s’impegnò a lungo per introdurli negli Stati Uniti, dove tracciarono la via verso il Far West attraverso i deserti. È tuttavia ricordato soprattutto come il primo ambientalista americano. Camminando tra le foreste del natio Vermont o nei boschi di Vallombrosa, in Toscana (dove lo colse la morte nel 1882), trovò idee e parole nuove per ripensare il rapporto tra uomo e natura: impatto ambientale, sostenibilità, protezione del paesaggio. La sintesi di questa riflessione è nel suo libro del 1864, L’uomo e la natura. Ossia la superficie terrestre modificata per opera dell’uomo. Per primo George Perkins Marsh seppe riconoscere come molti eventi in apparenza accidentali – inondazioni, frane, disboscamenti, inquinamento dei corsi d’acqua, mutamenti del clima – fossero in realtà ricollegabili allo sconsiderato intervento dell’uomo: allora come oggi .

Bibliografia
Paolo Ciampi, L’ambasciatore delle foreste, Arkadia, 2018, pp.160, € 14.–.


Un Natale senza neve?

Viaggiatori d’Occidente - Cattive notizie dal Villaggio di Santa Claus in Lapponia
/ 24.12.2018
di Claudio Visentin

Sapete dov’è la Lapponia, la casa di Babbo Natale? Se avete dei dubbi, siete in buona compagnia. Secondo una recente ricerca di TUI, il principale Tour Operator tedesco, basata su un campione di duemila interviste, il 78 per cento degli inglesi non ha saputo dare la risposta esatta, ovvero: la Lapponia è una vasta regione scarsamente popolata nel nord della Scandinavia, divisa tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia.

Ma si può fare anche peggio. Per esempio un quinto degli intervistati pensa che la Lapponia sia uno Stato indipendente, mentre quasi un terzo la crede un luogo di fantasia. In compenso il 7 per cento del campione ritiene un luogo reale Hogwarts, la celebre scuola per maghi di Harry Potter; e il 6 per cento vorrebbe visitare Gotham City, la città di Batman. Non stupisce che uno su dieci almeno una volta nella vita abbia cercato di prenotare una vacanza in un posto inesistente…

In compenso molti intervistati credono siano luoghi di fantasia l’Isola di Natale e l’Isola di Pasqua, ben presenti invece in tutte le carte geografiche. Peccato perché sono due luoghi molto interessanti. L’Isola di Pasqua, nell’Oceano Pacifico al largo delle coste del Cile, è famosa per le statue con teste gigantesche (moai) scolpite dagli abitanti tra il XIII e XVI secolo. La storia della fine di questa civiltà è molto discussa. Tradizionalmente si è individuata la ragione principale nell’eccessivo sfruttamento delle foreste; troppi alberi sarebbero stati abbattuti per utilizzarli nel trasporto dei moai, provocando così la crisi definitiva nel rapporto tra uomo e ambiente naturale.

Anche la meno conosciuta Isola di Natale, a nord-ovest dell’Australia, ha diversi motivi d’interesse. Naturalmente si chiama così perché fu ufficialmente scoperta il giorno di Natale del 1643 dal capitano William Mynors, al comando della «Royal Mary», una nave della Compagnia delle Indie orientali. L’isola di Natale fu a lungo disabitata e grazie al suo prolungato isolamento flora e fauna si sono evolute indisturbate. Anche oggi gran parte dell’isola è un Parco nazionale, con vaste foreste primarie. Se per lungo tempo l’Isola di Natale è rimasta ai margini della storia, recentemente è stata invece toccata dalle migrazioni. A partire dagli anni Novanta infatti la sua vicinanza con l’Indonesia (solo cinquecento chilometri rispetto ai duemila dall’Australia) ha attirato numerose imbarcazioni di migranti. E poiché il governo australiano non consente l’approdo a chi arriva clandestinamente («No Way»), molti di loro sono stati trattenuti a lungo sull’isola, trasformata in una terra di nessuno.

Ma torniamo alla Lapponia e alla sua capitale Rovaniemi, nel nord della Finlandia, dove si trova appunto il villaggio di Babbo Natale. Anche Rovaniemi non è sempre vissuta nel tempo sospeso delle favole. Durante la Seconda guerra mondiale la città fu quasi completamente distrutta dai nazisti e col ritorno della pace molti dei nuovi edifici furono progettati dal celebre architetto finlandese Alvar Aalto. Al momento Rovaniemi conta poco più di sessantamila abitanti, pur essendo la città europea con il territorio più esteso.

Poco più a nord, esattamente lungo il Circolo polare artico, sorge il Villaggio di Babbo Natale. Qui ogni anno giungono migliaia di turisti per incontrare in persona il grande vecchio e visitare l’ufficio postale, dove arrivano le lettere dei bambini di tutto il mondo. Si possono anche costruire giganteschi pupazzi di neve o avventurarsi nella foresta in motoslitta, con una slitta trainata dalle renne o da cani husky siberiani. Naturalmente le aurore boreali sono frequenti e spettacolari.

In tutte le fotografie uno spesso manto di neve è la cornice ideale per queste attività; e in effetti in media ricopre il suolo per metà dell’anno. Non quest’anno però. A causa del cambiamento climatico, lo scorso luglio si è registrata la più elevata temperatura di sempre (32,2 gradi!). Il caldo ha ritardato anche la costruzione del Villaggio di ghiaccio, duecento chilometri a nord del Circolo polare artico: suite, ristorante, chiesa, tutto è realizzato con neve e ghiaccio. Ogni anno il villaggio propone un tema diverso, per la stagione 2018-19 il motivo ispiratore sarà la serie Trono di spade con la sua grande barriera nel gelo del nord. Peccato solo che manchi il materiale da costruzione, ovvero la neve. Quest’anno infatti invece degli abituali venti o trenta centimetri ne sono caduti solo pochi fiocchi. Sono fioccate invece… le disdette, mandando in crisi la principale attività economica della regione. «Come spieghi a un bambino di otto anni che andremo a incontrare Babbo Natale al Polo Nord ma non ci sarà la neve?» ha chiesto giustamente un genitore deluso.

Eppure anche questa delusione potrebbe essere un regalo, un inconsueto quanto efficace segnale d’allarme per gli incerti e gli indecisi. Se volete, potete continuare a dubitare dell’esistenza di Babbo Natale, purché vi convinciate che il cambiamento climatico è un problema serio e urgente.Babbo Natale è rimasto all’asciutto.