(Elia Stampanoni)

Tra terme e cioccolato

Alta Valle di Blenio – Da Acquarossa a Olivone lungo uno dei percorsi storici proposti da Blenio Turismo
/ 31.07.2017
di Elia Stampanoni

Da Acquarossa a Olivone, il senso di marcia proposto da Blenio Turismo, promotore e realizzatore del progetto dei sentieri storici, è da sud a nord, quindi salendo la valle per circa 11 chilometri. Il tempo di percorrenza stimato è di quasi quattro ore, ma si può logicamente affrontare anche in discesa, beneficiando in ogni caso delle tappe proposte lungo il tracciato, in gran parte disegnato lungo i sentieri o le vie secondarie già esistenti.

La partenza è presso la vecchia stazione ferroviaria di Acquarossa, a 550 metri di altitudine, e a pochi passi dal primo punto d’interesse, le vecchie Terme. Il complesso è citato per la prima volta nel 1577 e già nel 1600 si praticavano delle cure termali. Gli studi geologici effettuati nel 1945 evidenziarono che l’acqua, proveniente dalla regione del Pizzo Molare, si arricchisce di minerali attraversando vari strati sedimentari e poi, al contatto con l’aria, si formano depositi rossi e gelatinosi tipici del fango di Acquarossa. I fanghi erano utilizzati per bagni e applicazioni in caso di malattie reumatiche, infiammazioni muscolari, malattie della pelle o disturbi ginecologici. Le terme prevedevano pure cure inalatorie oppure acqua da bere in caso di disturbi circolatori o anemie. Nel 1887 furono aperte le nuove terme che cessarono l’attività 84 anni più tardi, nel 1971, quando nel complesso si contavano ancora oltre 4mila pernottamenti l’anno. Da tempo varie idee e progetti vorrebbero rilanciare lo stabilimento termale, ma per ora bisogna accontentarsi di immaginare come fossero un tempo e come potrebbero diventare. Da un piccolo tubo dopo il ponte, sotto la strada, esce l’acqua rossa, la sorgente, invece, in quanto collocata nei confini della proprietà privata, non è accessibile.

Il percorso segue la strada cantonale fino a Lottigna, sede del Museo della Valle di Blenio, collocato tra le mura la pittoresca Casa dei Landfogti, «il monumento araldicamente più ricco del cantone», come leggiamo sull’opuscolo informativo. Il museo vi si è installato nel 1979 e ospita una ricca esposizione che tratta temi come la storia della valle, allevamento e lavorazione del latte sulle alpi, ambiente e lavori agricoli, arte sacra, emigrazione, alimentazione o economia rurale e di sussistenza. Aperto da fine marzo a inizio novembre, attualmente ospita una mostra temporanea dedicata al fotografo lucernese Peter Ammon intitolata Vivere la montagna.

La camminata può proseguire verso Olivone (890 metri), la meta del tragitto. Grumo, frazione del quartiere di Torre, si raggiunge in meno di un’ora da Acquarossa, ed è un piccolo nucleo di case che fu autonomo fino al 1928. È ricordato anche per la fabbrica di rastrelli fondata verso il 1850 da Francesco Protti, un’attività che permise alla famiglia di non dover abbandonare la valle. Grumo è pure il paese natale del celebre cuoco Martino de’ Rossi (de Rubeis), noto anche con il soprannome «principe dei cuochi», autore di Arte Coquinaria, un raffinato trattato di cucina. La chiesa e l’oratorio di Torre sono le tappe di avvicinamento all’ex fabbrica di cioccolato Cima Norma, fondata dai fratelli Cima di Dangio nel 1903. Oggi, dell’attività che arrivò ad occupare fino a 300 operai, rimangono solamente molti ricordi e l’edificio, 12mila metri quadrati ora rivalorizzati con l’allestimento di spazi dedicati all’accoglienza dei turisti, sale espositive, appartamenti e atelier.

Il tragitto continua a salire e, dopo l’oratorio di Sant’Ambrogio di Dangio e la chiesa di Aquila (sede anche delle milizia storica), si arriva a quella dedicata a San Martino a Olivone, che dà pure il nome al Museo collocato presso la Cà di Rivöi. Si tratta di una tipica casa bleniese edificata prima del 1400 e ampliata nel 1658. Il museo è stato inaugurato nel 1969 e contiene una raccolta etnografica. 

L’ultima tappa del percorso ricorda l’emigrazione dei borghesi che qui, in cima alla valle di Blenio, edificarono le loro residenze secondarie. Erano soprattutto i cioccolatieri a potersi permettere di realizzare queste ville: il Centralone fu fatto erigere dall’avvocato Carlo Poglia, mentre Villa Giovanni Piazza e Villa Vincenzo Piazza, furono costruite, nel 1913 e nel 1868, da due tra i più noti industriali milanesi, che in quel periodo si dedicarono all’industria del cioccolato.