Vista aerea della moschea Masjid-ul-Aysha (Coco Villa)
Tramonto sui campi coltivati (Simona Dalla Valle)
Vista aerea della bikini beach e delle sue altalene (Coco Villa)
Tramonto a Thoddoo
Vista della bikini beach
 

Thoddoo, l’isola della frutta

Reportage - Situata nell’atollo Alif Alif, è la principale produttrice di frutta e verdura dell’arcipelago delle Maldive
/ 20.05.2019
di Simona Dalla Valle

Cominciamo con un indovinello: qual è la destinazione ideale per un viaggio all’insegna del relax all’ombra di una palma di fronte a una distesa d’acqua che più azzurra non si può? La risposta è semplice: le Maldive. Ma che cosa conosciamo davvero di queste isole, oltre alle iconiche immagini-cartolina che ci fanno sognare, quelle assolate spiagge bianche? 

Quello delle Maldive è un arcipelago di oltre 1200 isole (delle quali solo 200 sono abitate) raggruppate in atolli: in lingua maldiviana il sostantivo atholhu indica un’unità amministrativa. Le isole sono diverse tra loro sia per grandezza, sia per struttura: molte sono private e occupate interamente da resort esclusivi, mentre altre sono abitate da pescatori e non sono dominate dal turismo, ma ospitano delle modeste guesthouse, alloggiando nelle quali è possibile osservare la vita quotidiana del luogo e interagire con la comunità. 

A quest’ultima categoria appartiene l’isola di Thoddoo, un’oasi di pace e tranquillità al riparo dalle principali rotte turistiche. Situata nell’atollo Alif Alif a 67 km a nord della capitale Malé, raggiungibile in poco più di un’ora di motoscafo, l’isola è lunga soltanto 1,7 km e larga 1,2 km ed è abitata da circa 1400 persone. Osservando l’immagine satellitare di Thoddoo ci si rende conto della sua divisione in tre parti pressoché uguali: un terzo dell’isola è occupato dal villaggio, un terzo è vuoto o ricoperto da vegetazione selvaggia, e infine un terzo è occupato da campi coltivati. 

Proprio questo ultimo «terzo» è ciò che differenzia Thoddoo dalla totalità delle altre isole. Non molti sanno, infatti, che Thoddoo è la principale isola delle Maldive per la produzione di frutta e verdura, prodotti che saranno poi esportati nel resto dell’arcipelago. La conformazione dell’isola, così come la relativa vicinanza a Malé, sono caratteristiche fondamentali in quanto nessun’altra isola ha a disposizione un tale spazio vuoto adibito alla coltivazione di prodotti agricoli. Questo è un grande vantaggio non solo per gli abitanti di Thoddoo, che si sostentano grazie al commercio di frutta e verdura, ma anche per i visitatori, i quali possono assaporare i prodotti deliziosi di questa terra. 

Ogni abitazione possiede la propria fattoria, in alcune delle quali vi sono anche allevamenti di pecore, e i pasti sull’isola sono, infatti, preparati quasi esclusivamente utilizzando prodotti locali privi di additivi. Papaya, due varietà di meloni, cetrioli, melanzane, spezie, insalate verdi e rosse, peperoncini, banane, zucche e cocchi sono i principali prodotti di Thoddoo. 

Un posto di riguardo tra i prodotti della terra è quello occupato dal cocomero; a Thoddoo, il mese sacro del Ramadan è la stagione ideale per la raccolta di questi frutti. Il cocomero è consumato in grandi quantità durante il Ramadan in quanto aiuta a dissetare e reidratare. Essendo un frutto speciale per l’isola e per le sue tradizioni, la coltivazione del cocomero è effettuata direttamente dagli autoctoni. La coltivazione degli altri prodotti è invece principalmente delegata a lavoratori a contratto provenienti dal Bangladesh, sempre sotto stretta sorveglianza degli indigeni. 

Accanto a quasi ogni abitazione si può scorgere una pianta di betel, della quale i nativi masticano le foglie e mangiano le noci, ricche di proprietà digestive e stimolanti. Un’altra specialità di Thoddoo sono i fufu, o meloni invernali, i quali sono spesso utilizzati come verdura nella preparazione di piatti speziati insieme alle foglie di curry, anch’esse coltivate sull’isola. Il terreno è utilizzato senza pause ed è dunque necessario di tanto in tanto impiegare costosi fertilizzanti biologici importati dall’estero per recuperarne la fertilità: questo è uno dei motivi del recente innalzamento dei costi di vendita. 

Una volta che i prodotti agricoli sono contati e numerati, un motoscafo notturno operante tre volte alla settimana li trasporta al mercato agricolo di Malé, dove saranno smistati e inviati ad altre isole e ai resort: quasi il 95 per cento della produzione di Thoddoo è destinato alla vendita. 

Come nelle altre isole dei pescatori, anche a Thoddoo vi sono alcune regole da rispettare: la religione nazionale è l’Islam, ed è dunque possibile fare il bagno in costume solo nelle bikini beach, le spiagge per i turisti. Altrove, le donne devono coprire spalle, gomiti e ginocchia. A Thoddoo la bikini beach è situata nella parte sud-occidentale dell’isola, da dove si può anche ammirare il tramonto.

Il turismo in crescita alle Maldive ha rapidamente visto il potenziale di Thoddoo e oggi vi sono oltre quindici guesthouse. Oltre a esse vi sono due campi da calcio, un ospedale, una scuola e due moschee. Una di esse, la moschea Masjid-ul-Aisha, fu costruita dal proprietario di un resort e ancora oggi è la più grande moschea esistente su un’isola. Tre caffetterie, cinque ristoranti e un paio di botteghe e un supermercato completano la struttura del villaggio. Due centri immersioni offrono numerosi sport acquatici comprendenti sci d’acqua, parasailing e SUP (Stand Up Paddle). Sull’isola ci si sposta a piedi o in motorino, mentre i pochi veicoli esistenti sono adibiti quasi esclusivamente al trasporto di frutta e verdura.

Se il panorama dei terreni agricoli di Thoddoo è uno spettacolo mozzafiato, il mondo marino offre altrettante meraviglie. La barriera corallina di Thoddoo attira mante quasi tutto l’anno, ma la stagione migliore va da dicembre ad aprile; il modo migliore per osservarle è fare snorkeling o immersioni. Non lontano dal porto vi è inoltre un punto dove è possibile nuotare insieme alle tartarughe marine. Sull’isola il consumo di alcool è proibito, ma in compenso si possono sorseggiare deliziosi succhi di frutta e smoothies. Più a «chilometro zero» di così…