Scelto per voi

Marschallgut - Pinot Noir Reserve 

Nella «Bündner Herrschaft» sino al 1635 si coltivavano solo vitigni a bacca bianca. Fu durante la guerra dei Trent’anni che il duca di Rohan, Enrico II, capo dell’armata francese, introdusse il Pinot Nero.

Grazie al foehn i vini prodotti nella regione della Bündner Rheintal arrivano ad avere qualità eccezionali. Il vitigno principe di questa regione è il Pinot Nero, sovente elevato nelle barriques, dona dei nettari complessi e longevi, i quali non temono di sfidare i più quotati Pinot Neri di Borgogna.

Fondata nel 1868, la cantina Cottinelli possiede circa ventidue ettari vitati nei comuni di Malans, Jenins, Zizers, Coira.

Il Pinot Nero che vi proponiamo proviene invece dalla tenuta di Marschallgut, nel comune di Maienfeld.

Di un rosso intenso, al naso offre subito richiami diversi, frutta rossa concentrata e croccante, note di leggera speziatura e incredibilmente lungo nella fase retrogustativa. È un vino caldo e avvolgente che consigliamo con un carpaccio di cervo ai mirtilli, o in abbinamento a un risotto con funghi, noi lo abbiamo provato con il fegato alla veneziana… ottimo. / DC 

Trovate questo vino nei negozi
Vinarte al prezzo di Fr. 29.–


Sulle rotte dei Fenici

Il vino nella storia - Lungo le vie che da Oriente arrivavano sulle sponde del Mediterraneo occidentale – 3. parte
/ 23.09.2019
di Davide Comoli

Esistono a grandi linee tre rotte che partono da Oriente e arrivano sulle sponde del Mediterraneo occidentale. La prima costeggia le coste del nord e arriva fino all’altezza di Corfù (l’antica Corcira). Da lì con vento favorevole in poco meno di due giornate si potevano raggiungere le coste della Sicilia.

La seconda rotta, quella meridionale, segue le coste africane dell’Egitto fino all’attuale Africa settentrionale, arrivando dopo una lunga navigazione di cabotaggio alle Colonne d’Ercole. Lungo tutto il percorso, i navigatori Fenici avevano disposto degli scali oppure dei piccoli luoghi d’approdo (fondachi), il più importante (forse) fu Cartagine, definita dallo storico greco Appiano, una «nave alla fonda».

La terza rotta attraversava il mare, facendo appoggio su una catena di isole, Cipro, Creta, Malta, Sicilia, Sardegna, Baleari. Questo tragitto costringeva gli equipaggi ad abbandonare il cabotaggio ed era una vera navigazione d’altura. Furono in grado gli scafi Fenici di seguire questa rotta? La risposta è sì, la presenza dei Fenici e di Cartagine in seguito, è ben presente su molte isole che s’incontrano su queste rotte.

Questo accenno che abbiamo dato sulle vie mediterranee, ci fa comprendere il lungo viaggio del vino alla conquista dei consumatori di città e campagne. Saranno prima i Greci e in seguito i Romani, mercanti di vino, a solcare le rotte tracciate dai Fenici.

In tutta la regione dove dominava Atene, il vino è il protagonista delle bevute quotidiane o di quelle straordinarie del «Simposio». Il consumo del vino, dopo l’avvia di queste rotte, non verrà più considerato un privilegio dei pochi, riservato alle classi elitarie, che facevano incetta dei vini migliori lasciando alla massa i vini più scadenti.

In Grecia e nelle zone ad essa legate nel bacino Mediterraneo, il commercio del vino diventa indispensabile strumento di promozione verso quei popoli e quelle regioni che sono sprovviste di vigne o il vino prodotto non è sufficiente a soddisfare le richieste.

Il vino infatti diventa, come già accennato, la «star» del momento, non solo per il largo uso quotidiano, ma soprattutto nei tradizionali riti dei banchetti come unica bevanda nelle cerimonie sia civili sia religiose.

Saranno i Greci, i primi a codificare i requisiti che devono avere i vini. Non sempre è facile tradurre i termini in modo corretto, ma proviamo: Mèlas (rosso/nero), Leukòs (bianco/giallo), Austeròi (aspro), Xeròi (secco), Malakòi (amabile), Glykèis (dolce), Òzontes (ricco bouquet), Leptòi (leggero), Pachèis (corposo), Thermòs (caldo), Asthenèsteros (poco vigoroso), i più apprezzati erano quelli: neri, forti, odorosi e invecchiati.

Sotto la «spinta» culturale ellenica e con la diffusione della viticoltura – causa anche dell’aumento demografico, quindi la necessità di produrre e distribuire i frutti della terra, e tra questi il vino, vera forza trainante del mercato – ci sarà uno sviluppo repentino del traffico mercantile soprattutto via mare. Tutto ciò implicherà indispensabili severi controlli nei porti. I controlli non sempre vengono fatti per motivi etici o a difesa dei consumatori, ma per evitare che navi di certe zone, come ad esempio quelle di Taso, importante centro di produzioni vinicole dell’Egeo settentrionale, trasportino vino proveniente da zone non codificate per legge.

Se le coste del Mediterraneo occidentale sono per i Greci motivo di grande interesse commerciale, questo popolo non disdegna di esportare il vino anche verso le popolazioni rivierasche dell’Egitto e soprattutto quelle che si trovavano verso nord, sulle sponde del Mar Nero.

Non possiamo poi dimenticare il dominio greco delle coste italiche meridionali: della Puglia, della Calabria, della Sicilia e l’isola di Ischia, che oltre al vino, introducono, in queste regioni, vitigni di cui ancora oggi godiamo il frutto. Anche se la civiltà enoica e mercantile della Grecia e il suo predominio nel Mediterraneo non sono da mettere in discussione, si affacciarono tuttavia sulla scena, dominata dagli Elleni, nuovi protagonisti.

Rodi, piccola isola dell’Egeo, si prepara a conquistare, proteggere e consolidare le rotte mercantili. Grazie alla sua posizione, Rodi diventa (almeno in età micenea) un’importante intermediaria tra Grecia e Oriente. Intuita la possibilità di commerciare i vini della Grecia o di Cipro e altre realtà mediterranee, Rodi volge la sua attenzione verso Oriente. Molti storici, sia antichi sia moderni, concordarono nel far risalire il suo sviluppo commerciale, diventando una potenza (per l’epoca), in virtù delle sue navi mercantili, adattandole in modo da garantire il trasporto di centinaia di anfore atte a contenere il vino.

Il notevole aumento di prestigio si accompagnò in Rodi a un corrispondente aumento di ricchezza, testimoniato dai ritrovamenti di monete di quest’isola, che dominò il mercato dell’Egeo e altri mercati fuori da esso.

L’esportazione del vino e la sua diffusione è testimoniato dai «bolli rodii» impressi sulle migliaia di anfore ritrovate; bolli che dimostrano i lunghi viaggi dei mercanti dell’isola, i quali imposero anche i loro vini «mediocri» ai clienti con i quali Rodi fu in rapporto costante.

La maggior parte delle anfore vinarie furono prodotte tra il 240 e il 120 a.C. e sono state trovate in Egitto, Siria, Palestina, Asia Minore, Persia e a occidente: Sicilia, sud Italia e Cartagine.