Bussole

Di corsa da Atene alla Cina
Inviti a letture per viaggiare

«Correre oggi è assai più che un esercizio fisico. Le maratone non sono più soltanto un fenomeno per fanatici e la corsa ha generato una subcultura dinamica e variegata (…) Per la maggior parte dei runner la corsa rende più intenso il senso di appartenenza a un luogo…».

Da qualche anno parecchi quarantenni o cinquantenni si mettono alla prova con una corsa impegnativa, per dimostrare prima di tutto a sé stessi di essere ancora quelli di un tempo. E così, passo dopo passo, dopo essere sopravvissuti alla prima mezza maratona nella propria città, si formano gruppi di amici e si finisce per iscriversi a corse in giro per il mondo. Questo libro coinvolgente offre le informazioni necessarie sulle diverse possibilità e al tempo stesso, attraverso il racconto di un partecipante, restituisce l’esperienza personale.

Misurate le vostre forze! Soprattutto all’inizio state alla larga da esperienze come la durissima Barkley Marathons (Wartburg, Tennessee) ispirata alla tentata fuga dell’assassino di Martin Luther King dal Brushy Mountain State Penitentiary. Di leggendaria durezza è anche la Marathon des sables, 7 giorni e 240 km attraverso lo spietato Sahara marocchino, portandosi nello zaino tutto il necessario a parte l’acqua (se ne ricevono 9 litri al giorno). Sempre in Africa, potreste correre in casa dei kenyani, leggendari fondisti, tra gli animali selvaggi di una riserva naturale (Safaricom Half Marathon) o partecipare alla Great Ethiopian Run. O forse meglio partire dall’inizio e coprire l’epico percorso tra Maratona e Atene, dove tutto cominciò nel 490 a.C. con la leggendaria impresa del soldato Filippide, per annunciare la vittoria dei greci sui Persiani. La più antica maratona del nostro tempo è invece quella di Boston (si corre regolarmente dal 1897). Si resta nella storia correndo sulle sezioni restaurate della Grande Muraglia (Maratona di Jinshanling, ad aprile). Inevitabile prima o poi attraversare New York la prima domenica di novembre con oltre 50mila partecipanti. O ancora Londra, Berlino, il lungomare dell’Avana (il Malecón) o Québec City in inverno... / CV

Bibliografia
Corse leggendarie in tutto il mondo. 200 proposte per correre in 60 paesi nei 5 continenti, EDT, 2020, pp. 328, € 32.–.


Scrutando nella sfera di cristallo

Viaggiatori d’Occidente - L’orizzonte più attendibile è una lenta e faticosa transizione verso la normalità
/ 11.05.2020
di Claudio Visentin

Passata la prima fase dell’emergenza – rimpatri, cancellazioni e rimborsi, chiusure – è inevitabile gettare uno sguardo verso il futuro. «E adesso? Quando torneremo a viaggiare? Cosa cambierà?» sono le domande ricorrenti. Purtroppo, la risposta non c’è; ci vorrebbe la sfera di cristallo dei maghi di un tempo. Nessuno sa cosa accadrà la prossima settimana, figurarsi tra tre anni. Oltretutto abbiamo pochissimi dati affidabili perché siamo davanti a una situazione mai affrontata prima. L’ultimo caso comparabile è la spagnola, 1919, ma allora la Grande guerra era appena finita e il turismo era l’ultimo dei pensieri.

Ci sono tre scenari alternativi. Il primo, auspicabile ma non probabile, è legato alla scoperta di una cura efficace, di un vaccino o a un arretramento definitivo del morbo. In questo caso è probabile che si tornerebbe semplicemente al mondo di ieri e queste settimane resterebbero un bizzarro intervallo nelle nostre vite. Ma appunto questo scenario è improbabile, al pari di un peggioramento radicale della malattia (secondo scenario). L’orizzonte più attendibile è dunque una lenta e faticosa transizione verso la normalità, da oggi alla fine del 2021.

I governi dovranno fare attenzione a non lasciar collassare le imprese nell’immediato e sostenerle poi con linee di credito, ma se non sono già pesantemente indebitati – come l’Italia – possono prendere a prestito denaro a ottime condizioni e girarlo poi alle aziende con un tasso di poco superiore.

Sul fronte dei consumatori, la voglia di viaggiare è intatta e anzi aumentata dalla forzata immobilità. Ma i turisti torneranno a viaggiare solo quando sarà possibile, se avranno abbastanza soldi e se i mezzi di trasporto funzioneranno; sono già tre variabili e potrebbero essere venti. Ovviamente la sicurezza sarà in primo piano: «Per un paio d’anni i viaggiatori non vorranno toccare nulla e cercheranno di avere più spazio possibile tutto per sé. I viaggi senza folla e senza problemi sono il futuro»: così si esprime Alex Wilcox, amministratore delegato di JSX, una compagnia di voli privati (per inciso un settore con ottime prospettive). Su un punto tutti sono d’accordo: «Le precedenti crisi insegnano che in un primo momento i viaggiatori tendono a restare vicino a casa: si comincia con un ristorante locale, un fine settimana nella propria regione, poi qualche timido viaggio dentro i confini nazionali, infine una convinta ripresa dei viaggi internazionali»: così Shannon McMahon, Trip Advisor.

Per i viaggiatori, questo è un tempo di rischi, frustrazioni e forzata immobilità ma, come sempre accade nei momenti di crisi e di transizione, potrebbe improvvisamente presentarsi un’opportunità, per esempio il viaggio che avete sempre sognato. «Alla ripresa si potranno fare grandi affari per un po’ di tempo perché ci saranno stanze disponibili e posti vuoti sugli aerei che devono essere riempiti rapidamente. Scompariranno quando la domanda di viaggi tornerà consistente» sostiene per esempio Gary Leff, fondatore del blog View From the Wing. E in quella fase di ritorno alla normalità un buon agente di viaggio potrebbe rivelarsi un alleato prezioso, anche solo per avere un avvocato nel proprio angolo se qualcosa dovesse andare storto. Gli agenti di viaggio a loro volta dovranno rinnovare i loro prodotti adattandoli ai tempi nuovi: esperienze di ecoturismo nei boschi saranno più richieste di week-end urbani.

Gli imprenditori devono gestire bene la ripartenza e non sbagliare la scelta del momento giusto per rientrare in gioco: chi ha qualche margine e non ha rivali troppo attivi potrebbe anche decidere di stare fermo un giro, in attesa di migliori condizioni; gli altri dovranno giocoforza andare alla guerra.

Il turismo sarà migliore, quando tutto questo sarà finito? Mi piacerebbe, ma ne dubito. Già da tempo l’emergenza climatica ha reso evidente la necessità di cambiare modello di sviluppo. Ora il nostro pianeta si sta prendendo una pausa anche dal turismo, il cui impatto ambientale è spesso sottovalutato, ma alla ripresa, senza interventi politici, si baderà solo all’essenziale: pochi investimenti e massima attenzione al profitto. Per esempio, le compagnie aeree – sostiene l’esperto di aviazione Henry Harteveldt (Atmosphere Research Group) – «faranno di tutto per generare entrate e per non perdere posizioni rispetto alla concorrenza, ma si tireranno indietro quando si tratterà di adeguare le loro flotte con nuovi aerei meno inquinanti».

Naturalmente ci sono differenze marcate tra Paese e Paese. Chi dipende interamente dal turismo internazionale – possono essere le Maldive, la Turchia, Dubai o i Paesi del Nordafrica – se la passerà male finché resterà prevalente il turismo domestico e di prossimità. Chi dispone di un buon mercato interno – per esempio gli Stati Uniti o l’Italia – può invece sperare di limitare i danni. La Svizzera, nonostante le dimensioni ridotte, appartiene a questa seconda categoria. E nella Confederazione, il Ticino è da sempre una meta rassicurante, quando il mondo appare troppo complicato o pericoloso.

Il Tour Operator Hotelplan, legato a Migros, fu fondato nel 1935 da Gottlieb Duttweiler per sostenere gli albergatori svizzeri scossi dagli effetti della Grande crisi del ’29. Grazie a offerte dedicate e convenienti («Una settimana a Lugano», 57 CHF), per qualche anno gli svizzeri presero il posto della tradizionale clientela internazionale. Torneremo a quella stagione?