Incontro

Io viaggio da sola 
Storie di donne – Scuola Club Migros Ticino

Sempre più donne viaggiano da sole e lo fanno per scelta, non per mancanza di alternative. Partono per coltivare interessi personali, per andare oltre la superficie dei luoghi, per conoscere più facilmente altri viaggiatori e i locali.

Di queste donne indipendenti si parlerà nell’ultimo incontro della Trilogia del viaggio: «Io viaggio da sola. Storie di donne», un dialogo tra la scrittrice Alessandra Beltrame e Barbara Sangiovanni organizzato da Scuola Club Migros Ticino e RSI Rete Due. L’appuntamento è per giovedì 21 marzo 2019 alle ore 18 alla Scuola Club Migros, via Pretorio 15, Lugano. L’evento è gratuito e, considerato il tutto esaurito dei primi due incontri, meglio annunciarsi allo 091 8217150 oppure scrivendo a scuolaclub.lugano@migrosticino.ch

Sabato 6 aprile 2019 (h. 9.00-12.00 e 13.00-16.00), ancora presso la Scuola Club Migros Lugano, via Pretorio 15, torna invece il laboratorio dedicato all’arte di viaggiare, tenuto da Claudio Visentin, il fondatore della Scuola del Viaggio (www.scuoladelviaggio.it), curatore della nostra rubrica «Viaggiatori d’Occidente». Tra racconti, letture, discussioni e alcuni divertenti esercizi di scrittura impareremo a vivere e raccontare i nostri viaggi in forme più coinvolgenti e interessanti.  

Il laboratorio è aperto a tutti: sono benvenuti i principianti al pari di chi ha già qualche esperienza di scrittura. Il costo dell’iscrizione è di fr. 144.–, con uno sconto del 10 per cento a chi porterà o citerà «Azione» al momento dell’iscrizione. Il corso è a numero chiuso (massimo 12 partecipanti, in ordine d’iscrizione sino a esaurimento dei posti disponibili). È possibile iscriversi presso la segreteria della Scuola Club Migros Lugano, per telefono (091 8217150), via posta elettronica (scuolaclub.lugano@migrosticino.ch) o direttamente sul sito internet www.scuola-club.ch. 


Nomadi digitali

Viaggiatori d’Occidente - Qualche consiglio pratico per lavorare viaggiando
/ 18.03.2019
di Claudio Visentin

La sveglia è nemica-amica del pendolare: suona troppo presto al mattino ma poi molti la usano anche per scendere alla fermata giusta se si addormentano sul treno. E forse quando il sonno li coglie, sugli scomodi sedili, i pendolari sognano proprio questo: saltare la solita stazione e continuare a viaggiare sino alla riva del mare, abbattendo la barriera tra lavoro e vacanza.

Spesso non è il lavoro in sé il problema, quanto piuttosto dover trascorrere così tante ore tra le pareti sempre uguali dell’ufficio. A partire dagli anni Novanta del secolo scorso però la rivoluzione digitale ha cambiato le regole del gioco. Dopo tutto passiamo la maggior parte della giornata davanti allo schermo di un computer, trasformando documenti conservati in remoti data center da qualche parte del mondo. Per questo negli ultimi anni diverse aziende hanno cominciato a esplorare il lavoro a distanza (o telelavoro), spesso concesso come premio ai dipendenti migliori per un giorno alla settimana. Ma se funziona per un giorno, perché allora non lavorare sempre in un altro Paese, in un caffè, in una biblioteca o magari in un camper parcheggiato davanti alla spiaggia? Perché non combinare in forme nuove lavoro, vacanza, spiritualità e libertà? Perché non diventare un nomade digitale (digital nomad)?

In molti ci hanno provato e dopo i loro esperimenti cominciamo a capire che è possibile, specie se avete un lavoro ben pagato ad alta specializzazione, per esempio nell’informatica, e con un buon avviamento alle spalle. Se invece siete giovani ai primi passi, potete sempre cominciare coi lavoretti (gig economy), utilizzando siti come Remote.com, Upwork.com o Freelancer.com.

Nell’uno o nell’altro caso, dopo gli entusiasmi iniziali, non è sempre facile come si racconta. Per cominciare dovete sistemare tutto a casa vostra. Avete il coraggio di rinunciare a una base stabile alla quale eventualmente tornare? In questo caso potreste vendere la casa, garantendovi un capitale per costruire la nuova vita, oppure ridurre le spese, non rinnovando il vostro contratto d’affitto. In alternativa cercate qualcuno che subentri durante la vostra assenza; considerate che raramente un nomade digitale resta lontano da casa per sempre. Potete lasciare tutte le vostre cose in un deposito temporaneo (Self Storage), ne trovate diversi alla periferia delle grandi città; ma ricordatevi di predisporre il pagamento in automatico se non volete vedere i vostri beni messi all’asta in un popolare programma televisivo serale… Infine fatevi inoltrare al vostro nuovo indirizzo la posta arrivata dopo la partenza.

Poi bisogna avere i documenti in regola, a cominciare dal passaporto naturalmente, ma anche una buona assicurazione sanitaria è cruciale (non dimenticate le vaccinazioni). Portare con voi il cane o il gatto è doveroso, ma potrebbe rivelarsi terribilmente complicato. Anche ottenere un visto per lavoro non è scontato e pone poi altri problemi di natura fiscale. Per questo, anche se non è del tutto legale, molti preferiscono chiedere un visto turistico conservando la residenza nel Paese d’origine. La maggior parte degli Stati chiuderà un occhio se non fate concorrenza ai locali.

Cambiare spesso Paese è la parte più affascinante di questa condizione umana, ma moltiplica anche le complicazioni. Se davvero volete lavorare (e non solo fare vacanza) vi serve una certa stabilità, materiale e psicologica. E dunque quale Paese scegliere? Nomad List (nomadlist.com) vi aiuta con dati costantemente aggiornati su oltre duemila città del mondo, confrontando clima, inquinamento, costo della vita, velocità di connessione, sicurezza (specie per le donne), libertà di espressione ecc.

In cima alla lista troviamo Canggu (Bali, Indonesia), con le sue case colorate fronte mare, l’onda perfetta per il surf, caffè e vita sociale. Va per la maggiore anche Chiang Mai, città storica tra le montagne della Thailandia settentrionale. Seguono città più note: Bangkok, Seul, Budapest, Berlino ecc. con un sorprendente sesto posto per Medellín (Colombia), sino a qualche tempo fa famosa per il suo cartello di narcotrafficanti (e infatti il punteggio per la sicurezza resta basso, ma pare ci si diverta parecchio). Alcuni dettagli potrebbero avere un certo peso, per esempio il fuso orario: non è piacevole svegliarsi regolarmente nel cuore della notte per parlare con un cliente appena giunto in ufficio dopo la colazione.

Salvo eccezioni, scordatevi la carriera: per avanzare nel lavoro non basta la competenza, servono anche relazioni da coltivare giorno per giorno e questo difficilmente si può fare via Skype. Non credete poi alle foto di persone che lavorano in spiaggia o su un’amaca, sorseggiando un cocktail. Nessuno lo fa davvero, sono sole pose per destare l’invidia degli amici. E quindi quanto meno vi servirà un buono spazio di coworking con i servizi essenziali condivisi, a cominciare da una connessione sicura e stabile.

Risolte le questioni organizzative, rimane l’aspetto psicologico, spesso sottovalutato. Preparatevi a sopportare la solitudine, a essere straniero ovunque, a costruire ogni volta da capo nuove connessioni dopo un trasferimento. Anche gestire l’alternanza tra lavoro e vacanza nello stesso giorno (la cosiddetta workaction) richiede disciplina e le distrazioni sono sempre in agguato.

Detto questo, sentite ancora in voi la vocazione prepotente del nomade digitale? O invece la condizione del pendolare non vi sembra più così male?