Csf (Come si fa)

(sporst)

Idaho potato è il termine con cui si designano le patate coltivate nello Stato americano dell’Idaho. Il principale centro delle coltivazioni è la cittadina di Blackfoot, soprannominata Potato Capital of the World (capitale mondiale delle patate). Sede della più grande produzione industriale di patate, e vengono da lì le prime liofilizzate e le prime fritte surgelate. Grazie alle condizioni ambientali favorevoli, nell’Idaho si coltivano oltre trenta varietà di patate – protette dalla denominazione d’origine Grown in Idaho – la più famosa delle quali è la Russet Burbank o Idaho Russet. È una patata a pasta bianca, morbida e consistente, ad alto contenuto di amido, saporita e versatile negli usi.

Vediamo come si fanno – se non trovate quelle dell’Idaho, vanno bene quelle nostrane a pasta bianca.

Patate alla maionese
Ingredienti per 4 persone. Lessate 800 g di patate. In un’insalatiera mescolate 2 cipollotti affettati, 2 gambi di sedano tagliati fine e 200 g di maionese. Sbucciate le patate, tagliatele a cubetti, mescolatele con gli altri ingredienti e regolate di sale e di pepe.

Patate alla panna
Per 4 persone. Pelate 800 g di patate a crudo e tagliatele a fette alte mezzo centimetro. Saltate le fette per pochi minuti nel burro. Deponetele in una pirofila e copritele con abbondante panna, salando e profumando con noce moscata o pepe. Cuocete in forno a 180°, coperte per 15’ e scoperte per 5’. 

Pasticcio di carne e patate – di origine scandinava
Per 4 persone. Lessate 600 g di patate, pelatele, tagliatele a dadini. Tagliate 300 g di carne lessa o arrosto a fettine e rosolatele per pochi minuti in burro. Togliete la carne e tenetela in caldo. Nel condimento rimasto in casseruola fate appassire 2 cipolle affettate per 5’, quindi rimettete la carne e, per ultimo, le patate. Mescolate per 1’, regolate di sale e di pepe e fate insaporire per pochi minuti. Servite in piatti individuali, coprendo ciascuno con 1 uovo al burro.


Mescolìo di tradizioni culinarie

Gastronomia - La cucina nordamericana è il risultato della fusione di ingredienti e di tecniche di cottura provenienti da tante ondate migratorie e quindi da molte diverse culture– Prima parte
/ 12.08.2019
di Allan Bay

La gastronomia degli Stati Uniti si è forgiata nel giro di pochi secoli mescolando le influenze delle diverse ondate migratorie agli ingredienti locali. I coloni sbarcati nel nuovo mondo portarono come bagaglio le loro tradizioni gastronomiche, che utilizzarono per cucinare tutto quanto i nativi fecero loro conoscere: in particolare mais, fagioli, zucche, tacchini, sciroppo d’acero. 

Con il passare del tempo, i nuovi arrivati avviarono coltivazioni tipiche della loro patria, importando in terra americana cavoli, mele, pere e via elencando. Introdussero inoltre i metodi di lavorazione in cui erano esperti: i tedeschi, per esempio, diffusero la produzione della birra e del formaggio. 

Fra il XVIII e il XIX secolo si mescolarono così tradizioni e abitudini diverse per iniziativa di immigrati provenienti da tutta Europa e dall’Asia (inglesi, olandesi, francesi, spagnoli, scandinavi, irlandesi, polacchi, russi, ebrei, tedeschi, italiani, siriani, cinesi e tantissimi altri). Fondamentale fu poi l’apporto degli schiavi provenienti dall’Africa, la cui influenza si esercitò soprattutto sulla cucina del Sud degli Stati Uniti: si deve loro per esempio l’introduzione del peperoncino, dell’olio di sesamo e dell’okra (o gombo), ortaggio con cui si prepara uno stufato tipico della Louisiana. 

È nata così una cucina abbastanza variegata, favorita anche dalla grande diversità dei climi e delle coltivazioni. Esistono tuttavia ricette comuni a tutto il paese. La prima colazione, per esempio, prevede molte preparazioni simili, a cominciare dai celebri pancakes serviti con sciroppo di acero. Non meno gradite le uova, lessate, cotte al tegamino (sunny side up) o rivoltate in padella (upside down), spesso servite con patate saltate (hasbrowns), bacon, salsiccia o prosciutto e nel Sud con l’hominy (o grits), chicchi di mais privati del loro rivestimento esterno e bolliti fino ad assumere la consistenza di una pappa. Ampio lo spazio riservato ai fiocchi di cereali in genere, e di mais in particolare (cornflakes); molto diffusi, soprattutto sulla costa atlantica, anche i muffins, i doughnuts (o donuts, ciambelle dolci fritte) e i bagels, ciambelle tipiche della tradizione ebraica, comunissime a New York: preparati con pasta lievitata e salata.

Spesso cosparsi di cannella, semi di papavero, sesamo, uvetta e spezie varie, i bagels possono essere farciti con salmone affumicato o formaggio fresco e sono uno spuntino gradito anche per il pranzo. 

Aprono il pasto insalate miste, vero e proprio vanto americano: celebri in tutto il mondo la Waldorf (sedano e mele) e la Caesar (lattuga, crostini e parmigiano); simili per impostazione la Chicken (pollo lessato e cipollotti) e la Coleslaw (cavolo cappuccio e carote), entrambe preparate con sedano, panna e senape. 

Originaria delle Hawaii, la lomi, una gustosa insalata di salmone, lessato e raffreddato, servito con pomodori e cipollotti. Ricco poi l’assortimento delle buffet salad: germogli di soia, mais, erba cipollina, carote, pomodori, cipollotti e belga, ma anche pancetta e formaggi. Tutte le insalate sono condite con salse apposite, dette dressing. Tra queste: french (una vinaigrette); blue cheese (con l’omonimo formaggio); thousand island, condimento originario della Louisiana preparato con peperoncino, prezzemolo, maionese e due tipiche salse americane, il ketchup e il tabasco.