Istruzioni per corrompere un poliziotto

Viaggiatori d’Occidente - A volte bisogna scendere a compromessi con le proprie regole
/ 10.06.2019
di Claudio Visentin

Nel 1990 Lonely Planet, il più importante editore di guide turistiche al mondo, decise di realizzare il suo primo volume dedicato al Vietnam. Ma tutto andò storto sin dall’inizio. Daniel Robinson, il redattore inviato a fare ricerche sul campo, fu arrestato a nord di Hanoi per essere entrato in una zona proibita; fu detenuto brevemente in carcere (l’«Hanoi Hilton», com’era soprannominata la prigione, non era uno scherzo) e poi rispedito a Bang-kok. Si scoprì in seguito che la polizia locale non aveva voluto riconoscere i permessi rilasciati da un altro dipartimento. Per fortuna a Robinson non furono sequestrati i preziosi appunti e così la guida dedicata al Vietnam uscì nei tempi previsti ed ebbe grande successo. Anche troppo, dal momento che il governo vietnamita realizzò subito un’edizione pirata identica all’originale, ma venduta naturalmente a prezzo inferiore, dato che i costi del progetto li aveva pagati l’editore. A un certo punto il governo, per aumentare le vendite, tentò addirittura di proibire la circolazione della guida originale, prendendo a pretesto una pagina dove si sosteneva che quella vietnamita era «la miglior polizia che il denaro possa comprare». Naturalmente le copie pirata vendute per la strada riportavano esattamente la stessa frase… Alla fine, anche Lonely Planet dovette arrendersi. Come racconta il suo fondatore Tony Wheeler con sereno realismo: «Per anni abbiamo tentato di risolvere il problema corrompendo le persone giuste a Hanoi, ma non è servito».

Ogni viaggiatore indipendente ha una storia da raccontare sulla polizia locale. In un Paese straniero, lo straniero sei tu. Per questo a volte si viene fermati per semplice curiosità. Ma non sempre va così bene. A Tofo, in Mozambico, sulla costa nord della capitale Maputo, John (i nomi sono stati cambiati per ragioni di opportunità) fu svegliato nel cuore della notte dalle urla di una ragazza scozzese: mentre fumava un’ultima sigaretta sulla spiaggia, era stata aggredita da un uomo del posto. Il viaggiatore intervenne per salvare la turista dallo stupro e chiamò gli agenti. Ma quale sorpresa quando al commissariato si trovò davanti proprio l’aggressore, in divisa da ufficiale della polizia locale. Non solo, ma questi sosteneva che la ragazza stesse fumando marijuana e minacciò di arrestare tutti e due, brandendo un’arma e agitando le manette. La ragazza e il suo salvatore se la cavarono solo svuotandosi le tasche e corrompendo tutti i presenti. 

Qualche volta succede il contrario, cioè si incontrano falsi poliziotti, come è capitato a Richard: «Il mese scorso io e la mia ragazza siamo stati intercettati sulla strada principale di Biskek (la capitale del Kirghizistan) da due uomini in borghese che sostenevano di essere poliziotti sotto copertura. Uno di loro ci ha mostrato il tesserino, poi hanno chiesto i nostri passaporti, da dove venivamo e in quale albergo eravamo alloggiati. Volevano anche perquisire le nostre borse e le tasche dei pantaloni, in cerca dei portafogli ovviamente, ma ci siamo rifiutati e non abbiamo dato loro nulla». 

I poliziotti del Kirghizistan (quelli veri) hanno peraltro fama di essere alla mano. Come racconta Andrea: «La strada correva attraverso piccoli villaggi di montagna; guidavo la mia moto a velocità regolare quando fui fermato per un’improbabile infrazione. Insospettito, chiesi allora di pagare la multa con la carta di credito ma il poliziotto mi mostrò che la carta del terminale per stampare la ricevuta del versamento era finita… Colsi al volo il messaggio nascosto e gli mostrai il poco denaro che avevo nel portafoglio (proprio per circostanze come queste tengo la maggior parte dei soldi nascosti altrove). Trovammo rapidamente un accordo. Qualcosa di simile mi è capitato anche in Marocco. Nel bel mezzo del deserto un poliziotto sbucò fuori da dietro un cespuglio contestandomi la violazione di fantomatici limiti di velocità: anche in quel caso me la cavai con calma, sangue freddo e una buona capacità di contrattazione. Ci lasciammo sorridendo».

Oltre ad accontentarsi di somme ragionevoli, i poliziotti kirghisi sono poi larghi di consigli e aiuti a corruzione avvenuta. Ancora Richard aggiunge: «È veramente utile far la conoscenza di un poliziotto in Kirghizistan, se appena ne hai la possibilità. Durante il controllo noi ci mostrammo amichevoli, rilassati e ci prendemmo il tempo per un poco di conversazione, quanto le reciproche conoscenze linguistiche consentivano. Alla fine uno di loro ci lasciò il suo numero di cellulare, per chiamarlo nel caso fossimo stati fermati da un suo collega». 

A volte non è facile capire chi è la persona giusta con cui parlare, come spiega Andrea: «Alla dogana tra Turchia e Iran si mescolano divise di ogni tipo: i soldati spintonano chi vuole entrare senza documenti, i doganieri restano impassibili, i poliziotti chiacchierano volentieri coi viaggiatori. Ma chi ti dà alla fine il permesso di passare spesso non è in divisa».

Marco fu fermato alla dogana tra Armenia e Georgia perché aveva con sé una normale medicina, considerata tuttavia una droga in Georgia, in virtù di un’antiquata legge sovietica mai abrogata. Nonostante avesse con sé la ricetta, Marco fu trattenuto per nove ore nella stazione di polizia, compilando moduli su moduli e telefonando a casa per raccogliere prove della sua buonafede. Il giorno seguente dovette far tradurre la prescrizione in georgiano e farla autenticare da un notaio. Ma alla fine lo lasciarono andare solo quando scoprirono che il suo compagno di viaggio era un poliziotto in pensione.

Cane non mangia cane. La conferma viene da Ramon, un sergente della polizia spagnola: «Io porto sempre con me il mio tesserino, oltre a qualche foto dove sono ritratto in divisa. Una volta a Bali viaggiavo in moto e fui fermato da un poliziotto corrotto che voleva estorcermi del denaro, dopo essersi inventato qualcosa. Ma quando gli mostrai le mie foto in divisa mi lasciò continuare il viaggio. Allora ho pensato: se avete un amico poliziotto, perché non vi fate prestare la sua divisa e vi scattate qualche foto da portare sempre con voi?».

Naturalmente – c’è bisogno di dirlo? – non vi stiamo suggerendo di corrompere il primo poliziotto incontrato. È sbagliato, illegale e nella maggior parte dei Paesi anche decisamente pericoloso. Ma le regole del viaggio non sono le stesse di casa; e molti viaggiatori giudicano necessario fare uno strappo ai propri princìpi quando si trovano in balia di un’autorità che può disporre di loro a suo piacimento, anche se non hanno fatto nulla di male. In questi pochi casi servono esperienza, informazioni di prima mano, tanta cautela e altrettanta attenzione ai minimi dettagli nella comunicazione, verbale e corporea. Ma dopo tutto è anche per imparare queste doti che andiamo alla scuola dei viaggi…