Bussole

Passeggiando con Walser
Inviti a letture per viaggiare

«Negli anni in cui il male di vivere si era fatto più intenso e la sottile scorza che ricopre la nuda vita si era crepata, forse nulla mi ha dato più conforto dei libri di Robert Walser. Li ho letti come un credente legge le vite dei santi, per rinnovare la preghiera di una bellezza al termine dell’angoscia, di un felice oblio nella resa di ogni volontà e scopo, di una gioia ancora possibile nella sottomissione alle nuvole, al vento e alle strade che non conducono da nessuna parte. Per questo andrò a Herisau dove Robert Walser ha trascorso gli ultimi ventitré anni della sua vita e dove è morto…». 

Lo scrittore Robert Walser, ospite del manicomio di Herisau (Cantone Appenzello esterno), fu trovato morto il giorno di Natale del 1956. Una celebre fotografia, scattata da un anonimo poliziotto, ritrae il suo corpo riverso nella neve di un sentiero di montagna. Nell’immagine sono visibili sette impronte degli ultimi suoi passi e mai come in questo caso si può parlare di un viaggio «sulle orme di», poiché sette – in ordine inverso, dal settimo al primo – sono anche i capitoli del libro dello scrittore e psicoterapeuta Paolo Miorandi.

Miorandi ha saputo trovare un difficile equilibrio tra personali motivazioni, il senso dei luoghi visitati e le pagine di Walser, scrittore straordinario, oggi considerato tra i maggiori di lingua tedesca accanto a Kafka, Rilke o Musil. 

Nonostante il suo talento, Walser ebbe una vita inquieta e tormentata. Dal 1929 la sua condizione psichica peggiorò e cominciò a «sentire voci», come confessò ai medici. Dopo il ricovero a Herisau nel 1933 abbandonerà per sempre la scrittura, dedicandosi invece a lunghe passeggiate, come nel suo ultimo giorno. E proprio «La passeggiata» (1919) è uno dei suoi testi migliori, da leggere accanto a questo di Miorandi. / CV

Bibliografia
Paolo Miorandi, Verso il bianco. Diario di un viaggio sulle orme di Robert Walser, Exorma, 2019, pp.120, € 13,50.


Il mondo perduto

Viaggiatori d’Occidente - La curiosa storia del primo film proiettato su un volo aereo
/ 13.05.2019
di Claudio Visentin

«Quando ero un ragazzino avevo una passione per le mappe. Potevo stare delle ore a contemplare l’America del Sud, l’Africa, o l’Australia, e perdermi nelle glorie dell’esplorazione. A quel tempo c’erano parecchi spazi vuoti sulla terra e, quando ne vedevo uno che sembrasse particolarmente invitante sulla carta (ma sembrano tutti così) ci mettevo il dito sopra e dicevo: Quando sono grande voglio andare lì». Così Charles Marlow – il protagonista di Cuore di tenebra (1899), scritto da Joseph Conrad – ricorda i viaggi sognati nella sua infanzia. 

Ma proprio in quegli anni di fine Ottocento, le spedizioni degli esploratori si moltiplicavano e gli spazi vuoti sulle carte geografiche scomparivano uno dopo l’altro. Il superstite desiderio di avventura, di un altrove selvaggio e misterioso, si concentrò allora sulla Gran Sabana, una vasta regione (45mila chilometri quadrati) nel sud-est del Venezuela dove, sopra la distesa impenetrabile della foresta, svettano circa centocinquanta montagne dalla cima piatta chiamate tepui (la casa degli dei nella lingua degli indigeni).

Il tepui più esteso è Auyántepui (700 chilometri quadrati), dove il pilota americano Jimmie Angel, il 18 novembre 1933, vide la più alta cascata del mondo (979 metri di dislivello), oggi conosciuta come Salto Angel. Nell’ottobre del 1937 Angel riuscì ad atterrare avventurosamente in cima alla cascata ma il suo monoplano Flamingo s’impantanò e dovette essere abbandonato sulla montagna.

Forse ancora più famoso è il tepui Roraima, alto quasi 2800 metri, dove si incontrano i confini di Venezuela, Brasile e Guyana. Solo nel 1884, dopo diversi tentativi, la cima del Roraima fu conquistata, scoprendo che il suo millenario isolamento aveva favorito un processo evolutivo diverso da quello del territorio circostante, con specie animali e vegetali uniche. 

L’immaginazione dello scrittore scozzese Arthur Conan Doyle (creatore di Sherlock Holmes) fu profondamente colpita da questo luogo. E qui volle ambientare il suo romanzo fantastico Il mondo perduto (The Lost World, 1912). La trama: il professor George Challenger trova il diario di un esploratore scomparso, Maple White, con strani disegni di animali estinti. Organizza allora una spedizione scientifica sul tepui Roraima dove trova gli ultimi dinosauri (tra essi un iguanodonte e un tirannosauro) insieme ad alcuni bellicosi primati. Solo dopo molte avventure e pericoli, la spedizione guidata da Challenger riesce a tornare alla civiltà portando con sé, come prova decisiva, uno pterodattilo vivo, la cui fuga davanti agli occhi di tutti conclude il romanzo.

Nel 1925, l’industria cinematografica usciva dalla sua fase sperimentale ed era pronta per più ambiziosi progetti, a cominciare proprio dalla trasposizione de Il mondo perduto. Il film diretto da Harry Hoyt ebbe grande successo anche grazie agli effetti speciali di Willis O’Brien: per la prima volta il pubblico poteva vedere dei dinosauri dal vivo, animati con la tecnica stop-motion, o animazione a passo uno, in uso sino alla grafica computerizzata dei nostri giorni. 

Dopo aver fatto le prove generali in questo film, Willis O’Brien diede il meglio di sé in King Kong (1933), perfetta combinazione di elementi avventurosi, romantici e fantastici. Questa volta il gigantesco gorilla proviene da una misteriosa Isola del Teschio, ignota alle carte, a ovest di Sumatra. Ma l’influenza de Il mondo perduto è evidente nelle numerose scene di dinosauri in lotta col gigantesco gorilla. Il mondo perduto è stato poi riproposto in una decina di remake e ha ispirato opere più recenti, tra cui naturalmente Jurassic Park (1993), diretto da Steven Spielberg. 

Il mondo perduto fu anche il primo film proiettato durante un volo aereo. L’esperimento fu tentato nell’aprile 1925 durante un volo Londra-Parigi della compagnia Imperial Airways, su un ex bombardiere Handley-Page adattato al servizio di linea. L’accompagnamento sonoro era eseguito a Berlino da un’orchestra e trasmesso via radio. Considerato che gli aerei erano ancora fatti di legno e tela, l’utilizzo di una pellicola altamente infiammabile comportava anche qualche rischio.

Questa prima esperienza fu poi dimenticata, e solo nel 1961 la proiezione di un film venne offerta regolarmente ai passeggeri dei moderni jet. Cinque anni prima, David Flexer, un piccolo produttore cinematografico, aveva dichiarato alla rivista «Life»: «Il volo aereo è la forma di trasporto più moderna… e più noiosa!». Ma per portare il cinema nei cieli dovette affrontare ostacoli non molto diversi da quelli del 1925: usare un solo rotolo di pellicola, costruire un proiettore leggero, superare il rumore dell’aereo eccetera. La società di Flexer, Inflight Motion Pictures, investì un milione di dollari per superare queste difficoltà tecniche e infine nel luglio 1961, nella prima classe di un Boeing 707 della TWA in volo da New York a Los Angeles, fu proiettato Ossessione amorosa, con Lana Turner. La risposta del pubblico fu straordinaria e le prenotazioni in prima classe si moltiplicarono, nonostante il prezzo. Così ben presto anche le altre compagnie aeree seguirono l’esempio della TWA.  

Ma, giunti a questo punto, si era ormai persa memoria dei diversi passaggi di una storia iniziata tra i tepui della Gran Sabana…