Bussole

Dal virtuale alla carta
Inviti a letture per viaggiare

«La non-rivista diventa rivista. Dal-l’impalpabile universo del web a un materiale nuovo come la carta. Dal vuoto affollato delle dimensioni virtuali alla ruvidezza allegra di un mondo fatto di tatto e di odori (…) Erodoto è questo: un compagno di viaggio. Fate una fatica antica: mettetelo nel vostro zaino, anche se andate a piedi (potrete abbandonarlo in un hostal) e leggetelo a voce alta. La carta merita anche il suono della vostra voce. Leggetelo agli angoli delle strade, nei boschi, in riva al mare, mentre vi imbarcate su una nave…».  

Se le cartoline illustrate migrano su Internet, in compenso, dopo otto anni e ventiquattro numeri in rete, la rivista di reportage «Erodoto108» (www.erodoto108.com) si propone in edizione cartacea. È un bel passo avanti, anche se per altri aspetti è un ritorno alla confortante familiarità della carta stampata.

Negli ultimi anni il reportage di viaggio ha trovato spazio nelle più diverse testate; per esempio, lo trovate regolarmente anche qui su «Azione». Ma sfogliando il primo numero cartaceo di «Erodoto108», dedicato in larga parte all’India (con un’interessante divagazione sulla festa dei morti in Messico), si capisce meglio l’utilità di una rivista a questo interamente dedicata, con un’ottima qualità d’immagini e una bella pluralità di voci. 

Nel tempo della globalizzazione, i nostri orizzonti si sono estesi a dismisura. Terre un tempo esotiche e lontane ci appaiono ora a portata di mano, vicine, familiari. Ma nella nuova carta geografica del mondo restano numerosi spazi bianchi, anche perché il cambiamento è continuo, incessante, e quel che si è descritto una volta ha poi bisogno di essere nuovamente raccontato dal principio. E in questa prospettiva il classico reportage, con la sua combinazione di testo e immagini, si conferma uno strumento efficace, duttile, appassionante. 


Il mondo di carta

Viaggiatori d’Occidente - Una mostra a Berlino racconta un secolo e mezzo di cartoline
/ 14.10.2019
di Claudio Visentin

«Non capisco che / cosa intendi dire / quando dici che / quando dici che mi ami / che mi ami da morire / quando invece passi il tempo / a girare per il mondo / e non ti fermi mai. / Quando capirai / che l’amore mio / non può restare solo / non vive solamente / di parole / scritte sulle cartoline / che mi mandi ogni volta / che vai in giro per / le strade del mondo». Così Mina, in una celebre canzone del 1967 (Cartoline), si lamentava di un innamorato più interessato ai viaggi che a coltivare la loro relazione. Oggi probabilmente non riceverebbe più nemmeno quelle cartoline. 

Quando è stata l’ultima volta che avete comprato una cartolina? Forse era per la nonna, che ancora la tiene sulla porta del frigorifero fissata con una calamita. Sino a qualche anno fa era impensabile visitare una città senza mandare qualche cartolina, poi abbiamo perduto questa abitudine. La fine di una tradizione ce la mostra avvolta di nostalgia nella calda luce del tramonto: è con questo spirito che il Museo della Comunicazione di Berlino (www.mfk-berlin.de) dedica una mostra (fino al 5 gennaio) proprio all’umile cartolina, in occasione dei centocinquant’anni dalla sua introduzione. 

La prima cartolina (Korrispondenz-Karte) fu inviata il 1. ottobre 1869 nell’Impero austro-ungarico; se ne attribuisce l’invenzione a Emanuel Alexander Herrmann, professore d’economia. L’idea originale era inviare brevi messaggi a un costo ridotto. Nel 1874 fu creata a Berna l’Unione Postale Universale e una delle sue prime decisioni fu proprio una tariffa dimezzata per le cartoline rispetto alle lettere. 

Il progetto era da tempo nell’aria (e qualcosa di simile era già stato sperimentato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti), ma prima il pubblico dovette abituarsi all’idea che il messaggio fosse esposto agli sguardi di tutti, in mancanza della busta. Le prime cartoline erano semplici rettangoli color seppia: l’indirizzo di fronte, un breve messaggio dietro, non più di venti parole (qualcosa di simile ai 140 caratteri di Twitter). Poiché la posta veniva raccolta e distribuita anche più volte al giorno, con uno scambio di cartoline si poteva anche fissare un appuntamento in giornata. 

A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento le cartoline furono stampate con un’immagine, dapprima in bianco e nero, poi a colori, lasciando uno spazio bianco per il messaggio. Nel 1889 per esempio a Parigi furono vendute migliaia di cartoline con la nuova Torre Eiffel. Nel 1902 il retro della cartolina fu diviso a metà tra lo spazio per il messaggio e quello per l’indirizzo; la parte frontale rimase così interamente a disposizione dell’immagine, sempre più importante. L’uso turistico divenne allora prevalente. 

Il pubblico accolse la proposta con entusiasmo. Nel 1913 in Svizzera soltanto se ne vendettero circa centododici milioni. Durante la Prima guerra mondiale dieci miliardi di cartoline furono inviate gratuitamente, specie quando mancava il tempo per scrivere più a lungo e si voleva rassicurare la famiglia sulla propria salute. Il formato sempre uguale incoraggiava i collezionisti e ancora oggi alcune rare cartoline possono valere migliaia di euro.

Nell’evoluzione della cartolina illustrata gli svizzeri giocarono un ruolo decisivo. Alla fine del XIX secolo il litografo zurighese Hans Jakob Schmid, al servizio della Orell Füssli, inventò il procedimento fotocromatico per la stampa a colori. L’azienda Photoglob AC di Zurigo (www.photoglob.ch), fondata centotrent’anni fa (1889), si è sempre più specializzata in questo campo, anche attraverso fusioni e acquisizioni.

Nel nuovo millennio, l’uso delle cartoline è diminuito a vista d’occhio. L’anno scorso per esempio gli americani hanno spedito ancora circa seicentotrenta milioni di cartoline, ma si tratta di un minimo storico. Il racconto del viaggio è diventato immateriale e passa ora soprattutto attraverso i Social o WhatsApp. Si è annullato anche quell’intervallo di tempo prima che la cartolina giungesse nelle mani del destinatario. Tutto è più facile e veloce, eppure qualcuno rimpiange le piccole cerimonie del tempo andato: la scelta della cartolina, l’acquisto del francobollo, la vana ricerca di un pensiero originale e divertente prima di affidarla alla buca delle lettere. Si è anche tentato di far rivivere la cartolina in digitale, grazie a un app, Postagram (https://sincerely.com/postagram): basta inviare una propria immagine con un messaggio e questa verrà trasformata in una cartolina spedita al destinatario, al ragionevole costo di tre dollari. 

La cartolina ha oggi ancora molti estimatori e se il suo utilizzo è senza dubbio minore, è tuttavia più creativo e consapevole, spesso con un risvolto ironico, postmoderno. Mandare una cartolina è una scelta, non una convenzione. Le cartoline sono utilizzate anche nella Mail Art, ovvero per l’invio di opere d’arte di piccole dimensioni attraverso il servizio postale. Per esempio, nel 2005 Frank Warren ha creato PostSecret (postsecret.com), un sito dove chiunque può mandare una cartolina nella quale racconta in forma anonima un segreto mai rivelato prima. Un piccolo segreto sotto gli occhi di tutti; non è forse questo il significato profondo della cartolina?