Bouganville nel centro di Plaka
Luogo di ritrovamento della Venere

Il fascino inconsueto di Milos

Reportage - Dalle peculiari sedimentazioni calcaree alle caverne naturali anticamente utilizzate come nascondiglio dai pirati
/ 15.04.2019
di Simona Dalla Valle, testo e foto

Quando si parla di isole greche la mente conduce alle tipiche abitazioni dalle pareti bianche e dalle porte blu intenso, agli ulivi piegati dal meltemi e al frinire incessante delle cicale, alle acque trasparenti sulle quali le imbarcazioni sembrano volteggiare, ai polpi appesi ad asciugare al sole, ai colori violenti dei cespugli di bouganville, alle accoglienti taverne con musica tradizionale.

La graziosa Milos non fa eccezione: l’isola delle Cicladi, celebre per la statua della Venere ora conservata al Louvre, si presta a veicolare questo tipo di immaginario. Ma una visita approfondita dell’isola permette di scoprirne la storia e una ricchezza non solo «esteriore».

Abitata sin dal Neolitico (7000-2800 a.C.), Milos si è sviluppata molto più rapidamente delle isole vicine grazie alla presenza di ossidiana, un materiale vulcanico duro, nero e di aspetto simile al vetro. Questo materiale era utilizzato nella fabbricazione di utensili e armi che sono stati successivamente trovati a Creta, Cipro, in alcune aree del Peloponneso e addirittura in Egitto. Si ritiene quindi che la gente del posto fiorì nell’esportazione, soprattutto di merci e minerali provenienti dalle miniere di zolfo. 

Grazie ai suoi prodotti minerari unici, Milos conobbe una notevole prosperità economica anche sotto il dominio romano. La produzione di trachite, utilizzata per la fabbricazione di macine per la molitura di cereali o di materiali più duri; di zolfo, usato come disinfettante e antisettico e per scopi religiosi; di pietra pomice, usata nella lucidatura dei famosi mosaici romani e delle pelli; e di allume, utilizzato nella preparazione di farmaci come componente attivo. 

Anche il fisico, filosofo e storico romano Plinio fa riferimento ai minerali presenti sull’isola, soprattutto nell’uso in campo medicinale. Nei suoi scritti racconta dell’allume di Milos, in forma liquida e solida, considerato tra i farmaci migliori, e dello zolfo di alta qualità. Plinio loda inoltre le proprietà terapeutiche delle acque termali dell’isola, dal sapore dolce.

Le catacombe paleocristiane di Milos che, secondo gli archeologi, sono le uniche di tutta l’area greca, attestano la precoce presenza del cristianesimo sull’isola fin dal I secolo d.C.. L’ingresso si trova nel villaggio di Tripiti, vicino alla zona dove si trovava l’antico mercato della città di Milos.

È persino possibile che le catacombe di Milos siano più antiche di quelle di Roma. Forse parte di una cospicua necropoli ai piedi del villaggio stesso, le catacombe furono utilizzate dai primi cristiani prima come luogo di sepoltura e poi anche come luogo di culto e di rifugio dopo la persecuzione dei Romani, e sono considerate il più importante monumento di culto paleocristiano di tutta la Grecia.

A oggi sono state rinvenute tre sezioni per una lunghezza totale di 183 metri in più passaggi. Si stima che oltre duemila cristiani siano stati sepolti in 291 arcosoli e tombe a pavimento utilizzate come tombe di famiglia contenenti dalle cinque alle sette salme ciascuna. Attualmente l’accesso al monumento è limitato alla camera principale della sezione B, alla «camera dei presbiteri» e alla camera principale della sezione A, più una piccola sezione del passaggio a nord-ovest.

Ancora visibili ai visitatori delle catacombe di Milos, sono le iscrizioni sulle pareti tra cui il Monogramma di Cristo e il simbolo ecumenico cristiano ΙΧΘΥΣ (ichthys), le cavità utilizzate per le lampade e i doni votivi ai defunti, oltre a un paio di tombe di neonati.

Durante il XVIII secolo, gravi malattie causarono l’abbandono della vecchia capitale, Zephyria, fondata dai Veneziani. Trasferitasi a Kastro, la popolazione in rapida crescita dovette presto affrontare il problema dello spazio insufficiente e così iniziarono a diffondersi nuovi villaggi: Plaka che più tardi divenne la capitale, Triovasalos, Tripiti e Plaka. Quest’ultima è l’attuale capitale di Milos. I suoi numerosi e pittoreschi vicoli lastricati sono stati costruiti secondo le esigenze del periodo di insediamento, per la protezione contro gli attacchi, poiché la pirateria era ancora una minaccia comune sul Mar Egeo. Il Kastro (castello), su una collina di 280 m di altezza ripida, domina l’ingresso del porto.

Secondo vari scrittori dell’antichità la pirateria iniziò già in epoca preistorica. Quasi abolita sotto la dominazione minoica, riprese poco dopo il crollo dei cretesi. I pirati, gente dura e senza scrupoli, colpivano sia in mare sia a terra; saccheggiavano, massacravano, distruggevano e prendevano prigionieri. I prigionieri più forti erano poi usati come rematori; gli altri venivano invece venduti come schiavi. I più colpiti dal fenomeno furono gli isolani e le popolazioni costiere. 

Sostenuta dalla sua posizione geografica al crocevia tra l’est e l’ovest e offrendo un rifugio sicuro con le sue innumerevoli insenature, come le grotte intorno a Sarakiniko e Kleftiko, e soprattutto grazie al porto sicuro di Pollonia, dotato di tre punti di fuga, Milos era il principale avamposto navale dei pirati. Qui vendevano il bottino, compravano rifornimenti, riparavano le navi e trascorrevano serenamente l’inverno; alcuni di loro si sposavano anche con le donne di Milos. 

In tempi più recenti, durante la prima guerra mondiale, Milos fu utilizzata come base navale dalle forze britanniche e francesi. I tedeschi invasero l’isola nel maggio 1941, ma gli abitanti di Milos resistettero eroicamente e il 9 maggio 1945 innalzarono nuovamente la bandiera greca sull’isola. Molti abitanti, in seguito però l’abbandonarono a causa delle dure condizioni di vita, trasferendosi ad Atene o negli Stati Uniti. Con l’avvento del turismo, tuttavia, Milos e i suoi abitanti nel frattempo hanno conosciuto un rapido sviluppo.