Ikaria, l’isola della longevità

Reportage - Un viaggio nell’arcipelago ellenico tra storie mitiche e paesaggi da scoprire
/ 10.12.2018
di Eliana Bernasconi

L’etimologia del suo nome si perde nel mito. Sulle sue ali Icaro volava imprudente verso il sole, quando l’insopportabile calore fuse la cera con cui erano state fabbricate e il suo corpo precipitò in mare davanti a un’isola. Fu qui che il padre Dedalo ne raccolse il corpo e gli diede sepoltura e fu così che l’isola prese il suo nome.

Incontri Ikaria navigando l’Egeo nordorientale, nel complesso delle isole tra Mikonos e Samo, non lontano dalla Turchia. Un po’ discosta dai ben noti circuiti turistici, ancora tutta da scoprire, ha due porti raggiungibili in traghetto e da non molti anni un piccolo aeroporto a 50 minuti di volo da Atene. Questa lunga striscia di 255 km quadrati ricca di microambienti, che risulta abitata da 7000 anni, offre cristalline spiagge bianche, ampie zone boschive e corsi d’acqua. Il monte Etheras che la attraversa supera i mille metri di altezza, in un territorio non sempre agevole da percorrere.

Le sue antiche Terme hanno proprietà uniche: le acque che vi sgorgano da 30 chilometri di profondità contengono il Radon, un gas incolore e insapore che origina dal Radio-Uranio, e che in piccole dosi è un elemento benefico radioattivo.

Le teorie sull’invecchiamento oggi più che mai attuali pongono Ikaria al centro dell’attenzione. L’isola rientra nelle cosiddette «5 Zone Blu» del pianeta, cioè tra quei luoghi dove sono stati studiati gli indici di longevità fra i più elevati del mondo: quelli dove i novantenni e gli ultracentenari superano del dieci per cento la popolazione di altri luoghi. Le 5 zone sono: 1) Okinawa in Giappone; 2) Mona Linda in California; 3) Penisola di Nicoya in Costarica; 4) Ikaria in Grecia; 5) Ogliastra nel sudovest della Sardegna.

La definizione di «zone blu» la dobbiamo al prof. Giovanni Pes, docente di scienze della nutrizione all’università di Sassari e al demografo belga Michel Poulin, quando – iniziando le loro ricerche sulla longevità nel 1999 dapprima in Sardegna per poi estenderle altrove – i due studiosi evidenziarono i risultati raggiunti appunto con il pennarello blu. (Pubblicando poi Longevità e identità in Sardegna, identificazione della zona blu in Ogliastra, Franco Angeli ed., 2014 ). In queste zone la probabilità che gli uomini raggiungano i 100 anni è praticamente pari a quella delle donne: il «gender gap», cioè il cosiddetto divario di genere in favore delle donne, che nel resto del mondo vivono 5-6 anni di più, si attenua fino a scomparire. Concorrono a tali fortunate condizioni evidentemente, oltre alla genetica, un 25 per cento di molteplici fattori.

Ikaria rientra in queste zone grazie a uno studio portato avanti per sette anni dal cardiologo dell’Università di Atene prof. Christodoulos Stefanadis, cardiologo di fama internazionale originario di Ikaria, che ogni anno riporta le sue conclusioni in convegni medici internazionali. Ne parliamo con il dottor Stavros Rantas, innamorato dell’isola dove è nato, che da anni unisce il suo lavoro di medico in Ticino a soggiorni estivi nell’isola dove porta gruppi di conoscenti e amici. «L’isola intera – ci spiega – è una vera “Slowisland”, vale a dire un luogo dove si respira una cultura fatta di ritmi lenti e di assenza di stress, dove il tempo ha un’altra misura e dieta mediterranea, alimentazione equilibrata e senza eccessi, movimento, divertimento, inclusione sociale, solidarietà sono stili di vita».

Nel 2002 Rantas vi ha fondato lo Slowfood locale e nel 2004 ha fondato a Lugano il Club Ikaria, natura e cultura dove molti amici si incontrano nel segno della musica, del ballo, dell’arte e dei viaggi, delle azioni di solidarietà per Ikaria e altri posti bisognosi in Grecia. Ogni anno, in Ticino, al Parco Maraini a Lugano Massagno viene organizzato un simposio greco-svizzero di medicina e quest’anno – giunto alla sesta edizione – si è presentata e ha tenuto il suo primo convegno medico scientifico culturale la neo costituita Associazione di «Longevità e benessere» composta da medici specialisti, professionisti della salute, amici e simpatizzanti, centrata sulla prevenzione primaria e sull’individuazione delle diverse strade interdipendenti che aiutano il nostro benessere e di conseguenza la qualità della vita.

Nel 1947 sull’isola di Ikaria, dopo la guerra civile, molti oppositori di sinistra furono mandati in esilio, e molti vi rimasero contribuendo allo spirito indipendente degli isolani. «A Ikaria – ci informa il dottor Rantas – si produce ancora oggi il vino Pramnios, il cui vitigno era conosciuto fin dai tempi omerici (850 anni prima di Cristo): ne esiste una varietà rosso (Fokianò) e un bianco (Begleri). È un vino particolare che fermenta anche con alte gradazioni (16-18 gradi)». Questo vino è prodotto da una ricetta antica e veniva conservato dagli abitanti dell’isola in anfore sotterrate; si dice sia stato Dioniso stesso a portare questo nettare in Ikaria. Omero narra come la maga Circe preparasse il suo elisir per trattenere Ulisse e i suoi amici trasformati in porci con senno umano mischiando formaggio di capra fresco, menta, miele, farina d’orzo e appunto il vino Pramnios, non tanto rosso o dolce ma severo.

Continua e conclude sempre Rantas: «Patroclos, per pulire le ferite di Macaone figlio di Esculapio, durante la guerra di Troia si serviva di questo vino: si dice anche che lo bevessero i soldati durante le battaglie». Durante le molte feste che provengono dal paganesimo, ancora oggi a Ikaria si mangia il capretto selvatico e si balla il famoso «Kariotikos» tutti in cerchio, a voler significare interdipendenza, solidarietà, perdita, rinascita.