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Rive poco pubbliche, in Svizzera si discute

Molte sponde dei laghi sono private, le autorità federali e cantonali cercano di restituirle al pubblico senza espropri, nel frattempo nascono iniziative popolari per chiedere interventi più incisivi
/ 13/05/2024
Fabio Dozio

Ci sono due proverbi, indici di saggezza popolare, che ben inquadrano il tema delle rive dei laghi svizzeri. «Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati» e «chi va piano va sano e va lontano». Il primo indica un dato di fatto: le rive dei laghi sono state privatizzate, più o meno a seconda delle situazioni, e riportarle di pubblica utilità è ormai impresa ardua. Il secondo esprime il pensiero e la strategia politica dei Cantoni che stanno lavorando per ricuperare alcune rive, cercando soluzioni condivise con pazienza.

La storia ha la sua importanza e situazioni createsi decine di anni fa sono difficili da correggere. Chi ha comperato un terreno a lago cento o cinquanta anni fa, quando non c’erano restrizioni, pretende di poter esercitare il suo diritto di proprietario. La proprietà privata è ancorata nella Costituzione e nel nostro Paese ha una notevole importanza.

È un problema che riguarda l’intera Svizzera, ma la privatizzazione delle rive si declina in modo diverso a seconda dei laghi. Quello di Neuchâtel ha solo il 16,1% di rive private, il Verbano 28,6, Costanza 33,2, Zugo 36,5, Lemano 43, Zurigo 46 e Lugano 48,5%. Sono dati pubblicati recentemente dalla rivista «Hochparterre».

L’associazione Rives Publiques
Da anni si discute sulla necessità di garantire la fruizione pubblica delle rive. Nel 2003 è stata costituita l’associazione nazionale Rives Publiques che ha lo scopo di mettere a disposizione del pubblico gli spazi lungo le rive dei laghi e dei corsi d’acqua della Svizzera, per permettere l’esercizio di attività ricreative e sportive nel rispetto dell’ambiente naturale lacustre. Per cercare di raggiungere i suoi scopi, Rives Publiques fa di tutto per sensibilizzare la popolazione e le autorità. Uno dei punti cruciali è la discussione sulle basi legali che dovrebbero garantire l’uso pubblico delle rive.

L’Associazione parte dal presupposto che la legislazione federale accordi alla popolazione il diritto di accesso indiscriminato alle rive dei laghi e dei fiumi. Ma Berna non condivide: «Su richiesta dell’Associazione – scrive il Consiglio federale – la Confederazione ha valutato la questione sotto il profilo giuridico, giungendo alla conclusione che la legislazione federale non prevede un simile diritto immediatamente applicabile. L’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) sottolinea tuttavia che i Cantoni dovrebbero accordare elevata priorità all’accesso pubblico alle rive dei laghi e dei fiumi».

Insomma, a proposito di rive pubbliche, ci sono molte normative: codice civile svizzero, legge federale sulla pianificazione del territorio, diritto federale sulla protezione delle acque, piani direttori cantonali, legge sul demanio pubblico, regolamenti. In Ticino, per esempio, la legge chiarisce che appartengono al demanio pubblico «le acque pubbliche, ossia i laghi, i fiumi e gli altri corsi d’acqua» e «le acque pubbliche comprendono l’alveo e le rive dei laghi e dei corsi d’acqua».

Luciana Mastrillo, capo ufficio del Piano direttore, spiega: «Non c’è una base legale esplicita. Se esistesse una base legale federale che dice esplicitamente che le rive appartengono al pubblico e che sono liberamente fruibili, a quest’ora avremmo risolto il problema. La base legale più chiara è il rispetto della proprietà privata. Piuttosto esistono diverse leggi e strumenti pianificatori federali e cantonali che mirano a rendere le rive pubblicamente fruibili e sulla base dei quali mettere in opera strategie e misure concrete per raggiungere questo obiettivo».

La situazione in Ticino
In Ticino la rivendicazione di rendere di pubblica utilità le rive dei laghi risale alla fine degli anni novanta e si deve al deputato socialista Bill Arigoni, scomparso nel 2010. Con una mozione, Arigoni chiese un piano di intervento per il recupero delle rive. Da questo atto parlamentare, approvato nel 2002 dal Gran Consiglio, presero le mosse una serie di studi avviati dal Dipartimento del territorio. Fra questi lo Studio generale relativo al recupero delle rive dei laghi commissionato nel 2006 alla Dionea di Locarno che ben inquadrava la storia: «Sotto la pressione di interessi privati contrapposti, le fasce a lago, che nei progetti urbanistici ottocenteschi erano state inizialmente pensate quali spazi urbani pubblici, vengono frazionate e tramutate in parcelle edificabili».

È un concetto che viene ripreso nel Piano direttore cantonale che, tra l’altro, spiega che con l’introduzione della Legge federale sulla pianificazione del territorio «i compiti principali di pianificazione territoriale vengono conferiti ai singoli comuni. Ciò si traduce anche nella rinuncia a un Piano cantonale dei laghi e delle rive lacustri, alla cui elaborazione il Cantone stava pensando. Gli obiettivi posti per l’elaborazione di nuovi strumenti pianificatori e giuridici – atti a garantire una migliore salvaguardia dei valori paesaggistici e naturalistici delle rive e dei laghi e a promuovere la loro accessibilità e godibilità pubblica – vengono meno».

«In Svizzera – ci dice Luciana Mastrillo – vige il principio della delega e la gestione del territorio è soprattutto competenza dell’autonomia comunale, con i piani regolatori che definiscono in maniera dettagliata l’uso del suolo e le soluzioni più idonee in base alla caratteristica del territorio. Così ha voluto la legislazione federale per cui ci dobbiamo adeguare. Vi sono Cantoni in cui l’autonomia comunale è più forte, altri meno. I Grigioni, per esempio, lasciano estrema autonomia ai comuni nella pianificazione del territorio. In Ticino l’approccio è simile poiché si riconosce ai Comuni la consapevolezza delle condizioni quadro, geografiche, giuridiche, sociali, economiche che caratterizzano il loro territorio, quindi la competenza nel prendere le decisioni pianificatorie più ponderate. Non dimentichiamo che, oltre a Cantone e Comuni, c’è un terzo attore molto importante che sono i privati, i proprietari dei terreni, che in Svizzera hanno diritti molto forti. La proprietà privata è protetta a livello costituzionale. Per evitare situazioni di scontro con i proprietari dei terreni che portano alle lungaggini procedurali che ritardano i progetti, si cerca di trovare delle soluzioni progettuali che coniughino l’interesse pubblico e l’interesse privato».

Tre anni fa, rispondendo a un’iniziativa parlamentare di Lea Ferrari e Massimiliano Ay, che chiedeva strumenti legali specifici e più precisi per assicurare il recupero delle rive a lago, il Consiglio di Stato sottolineava che intendeva rafforzare l’impegno e l’attenzione degli enti pubblici in tema e indicava che negli ultimi quindici anni erano stati destinati quasi 4 milioni di franchi per l’acquisto e la sistemazione di fondi a lago. I tempi sono lunghi, perché le procedure sono complesse e – afferma il Consiglio di Stato – «non si può prescindere da questi iter a tutela dello stato di diritto». Tradotto, significa che il rispetto della proprietà privata non permette di velocizzare la fruizione pubblica delle rive.

Bellinzona ha recentemente rilanciato l’impegno a favore del recupero delle rive. È una politica dei piccoli passi che si fonda sulla ricerca di soluzioni condivise con gli enti locali. Alla fine dello scorso novembre il governo ha stanziato un credito di 1,8 milioni di franchi per progetti di recupero e rivitalizzazione dei litorali. La capo ufficio del Dipartimento esprime la sua fiducia in proposito: «Ho visto che nel corso degli anni ci sono sempre più comuni, grandi e piccoli, che sono sensibili al tema della fruizione delle rive dei laghi.

Il Dipartimento del territorio sostiene tecnicamente e finanziariamente i comuni che decidono di fare dei passi in questo senso e questo aiuto rappresenta una leva importante per far capire i vantaggi dei progetti. Pian piano, andando a parlare con gli interessati, i tecnici, i municipi, i comuni capiscono sempre di più gli aspetti positivi e i vantaggi di avere delle rive da mettere a disposizione della popolazione».

Il Dipartimento del territorio preferisce proporre progetti concreti, cercando di far cambiare la mentalità piuttosto che forzare la mano ai proprietari privati con espropri e interventi che avrebbero pesanti strascichi giuridici. «Non metto in dubbio che le rive in Ticino siano molto privatizzate, – spiega Mastrillo – ma preferisco mettere l’accento sui progetti per cercare di cambiare la situazione. Sul lago Ceresio su 64 chilometri di riva lacustre ne abbiamo 21 in cui il Dipartimento sta sostenendo progetti comunali e 30 di passeggiate, magari non direttamente a lago, ma nelle immediate vicinanze. Sul Verbano in 40 chilometri di rive in totale, 18 hanno progetti in corso e 23 sono di passeggiate, sulle rive o molto vicine». Secondo dati citati nel Piano direttore cantonale, «le rive private rappresentano circa il 31% sul lago Verbano e il 44% sul Ceresio. L’accesso pubblico è garantito per circa il 40% delle rive, anche se in alcuni casi la loro fruizione è vincolata a regolamenti particolari (ad esempio i lidi a pagamento)».

Negli altri cantoni
Se non si concorda con la strategia dei piccoli passi, bisogna far capo ai diritti popolari. A Zurigo lo scorso 3 marzo i cittadini hanno votato sulla proposta di ancorare nella Costituzione cantonale la fruizione delle rive dei laghi e dei fiumi. La proposta è stata bocciata, anche se ha ottenuto il sostegno del 36% dei votanti. Una misura simile è invece stata adottata recentemente dal Canton Neuchâtel che, nei prossimi anni, dovrebbe garantire l’accesso pubblico e la percorribilità di tutte le proprie rive a lago.

Il dibattito è più aperto che mai, ma nei Cantoni di Vaud e Ginevra i parlamenti hanno bocciato le proposte di rendere pubbliche le rispettive rive dei laghi. Rives publiques non molla e conferma l’intenzione di lanciare un’iniziativa popolare federale che preveda di inserire nella Costituzione il diritto fondamentale all’accessibilità a tutti delle rive dei laghi e dei corsi d’acqua.