Una svolta storica contro la malaria

Salute - L’OMS approva il vaccino che potrebbe salvare ogni anno decine di migliaia di bambini in Africa
/ 15.11.2021
di Maria Grazia Buletti

«È un momento storico: il tanto atteso vaccino contro la malaria per i bambini è una realtà ed è un passo avanti per la scienza, la salute dell’infanzia e il controllo della malaria stessa». Questo il commento del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, in merito all’approvazione del primo vaccino contro la malaria.

«Potrebbe salvare ogni anno decine di migliaia di bambini in Africa, dove questa malattia uccide annualmente circa mezzo milione di persone (la metà sono bambini sotto i cinque anni), soprattutto nell’Africa sub-sahariana». A parlare è Carlo Chizzolini, immunologo, ricercatore e professore al Centre Médical Universitaire a Ginevra, il quale sottolinea come la malaria sia «una delle più antiche e pericolose malattie infettive».

Il nuovo vaccino, prodotto da GlaxoSmithKline che ha donato dieci milioni di dosi, attiva il sistema immunitario dei bambini contro il Plasmodium falciparum. «Si tratta del più letale fra i cinque patogeni della malaria, nonché quello prevalente in Africa», spiega Chizzolini che auspica comunque un prosieguo della ricerca nel perfezionamento di questo importantissimo vaccino: «La sua scoperta segna un traguardo atteso da decenni ed è l’unico per cui sia stata dimostrata una certa efficacia».

Ad oggi, questo vaccino si sta testando in un programma pilota in Ghana, Kenya e Malawi dove dal 2019 sono state inoculate oltre 2,3 milioni di dosi. Secondo l’Oms, «l’analisi dei risultati mostra che il vaccino, oltre a essere sicuro, riduce del 30 per cento i decorsi gravi di malaria». Il nostro interlocutore è cosciente del fatto che esso non rappresenti «uno scudo infallibile» e non riuscirà a eradicare la malaria. Tuttavia, spiega: «Potrà cambiarne drasticamente il corso e aiutare a proteggere i tanti piccoli che non vengono tutelati in altro modo, per esempio con l’uso corretto delle zanzariere attorno al letto».

Inoltre, osserva il professore: «Se il vaccino viene utilizzato assieme a cicli di antimalarici dati in profilassi, il rischio di ricovero e morte dei bimbi si riduce del 70 per cento negli studi più recenti».

Un risultato che accende la speranza, mentre lo studio pilota nei tre Paesi prosegue per valutare l’impatto del vaccino sulla mortalità nel lungo periodo. Così il nostro interlocutore spiega l’origine della malaria: «Com’è noto, questa malattia infettiva è causata dai parassiti del genere Plasmodium che si trasmettono all’uomo per la puntura della Zanzara anopheles (suo malgrado) infetta. Gli effetti variano secondo la specie di Plasmodium coinvolta, mentre i sintomi più noti e tipici della malaria sono brividi e febbre che tendono a ripetersi ciclicamente. Nel fegato, dove restano circa una settimana, i cosiddetti sporozoiti danno origine ai merozoiti che si dirigono nei globuli rossi facendoli scoppiare e causando la febbre. Se l’infezione raggiunge il cervello, specialmente nei bambini, può causare danni cerebrali irreversibili, disturbi cognitivi, coma e morte».

Ciò che rende questo vaccino «un dono di Dio» (così lo ha definito il direttore generale dell’Oms) è il fatto che la malaria severa può progredire in modo estremamente veloce e causare la morte in poche ore o qualche giorno. Il professor Chizzolini così sottolinea natura e decorso della malaria: «Stiamo parlando di una malattia a cui sono esposti cronicamente gli abitanti nelle zone endemiche. I primi incontri con il parassita inducono nei neonati o bambini piccoli forme gravissime, vedi mortali. Per quelli che sopravvivono si genera col tempo una forma di immunità che permette di ridurre i sintomi e di convivere con il parassita senza che questo sia completamente eliminato, se non viene adottata nessuna terapia. Oltre a febbre e brividi, i sintomi nelle forme più gravi comprendono cefalee importanti, dolori muscolari, ittero e anemia, tachicardia fino al delirio e al coma. Se ne muore per il fatto che i parassiti entrano nei vasi cerebrali dove formano tappi e reazione infiammatoria immune, mentre i globuli rossi infetti sono responsabili di micro-trombi».

Ad oggi, profilassi e cura della malaria da falciparum, abbandonati il chinino e la storica clorochina, comprendono varie sostanze come l’artemisina, l’atovacone, la meflochina e altre. Ma Chizzolini spiega che bisogna tener conto «del fatto che ciò che era efficace un tempo potrebbe non esserlo più oggi a causa delle resistenze che questi parassiti sviluppano. Questo perché il parassita è sempre un po’ più avanti, alla ricerca di una “coevoluzione” nella quale persegue un equilibrio con il suo ospite umano, rendendolo malato e cercando di non ucciderlo per sopravvivere a sua volta».

Un mondo da scoprire, quello dell’interazione fra esseri viventi, che in questo caso è sfociato nella scoperta di un vaccino contro la malaria: «Ci sono voluti oltre quarant’anni di ricerca e di sperimentazione perché l’azienda farmaceutica britannica GlaxoSmithKline (che in Italia è impegnata fra l’altro sul fronte degli anticorpi monoclonali contro il Covid) producesse il Mosquirix», questo il nome di battesimo del vaccino, che è «una proteina ricombinata dalla proteina superficiale del Plasmodium falciparum e da adiuvanti (particelle di lipidi ed estratti di piante che attivano la risposta immuno-infiammatoria)».

Un vaccino che lascia già ben sperare, anche se merita di essere perfezionato, come indicano i dati di uno studio che ha coinvolto oltre 120mila bambini in sette Paesi africani: «Dopo il primo ciclo di dosi, il numero di bambini che ha contratto la malaria è stato inferiore del 24 per cento tra quelli di età compresa fra 6 e 12 settimane di vita, e del 43 per cento per quelli fra 5 e 17 mesi. Si è visto che Mosquirix fornisce una protezione che può salvare migliaia di vite nelle fasce più a rischio di malaria: per ora il margine di efficacia resta basso (30 per cento), ma è già un risultato molto importante e consolante, pur tenendo conto che la protezione offerta dal vaccino è di breve durata, riducendosi nel tempo dopo la terza dose e necessitando una quarta iniezione a 18 mesi dalle prime tre. Gli studi fino al 2015 non sembravano essere troppo confortanti, con un’efficacia del 50 per cento nel primo anno; le 2,3 milioni di dosi somministrate nell’ultima sperimentazione hanno dimostrato una riduzione media del 30 per cento della sintomatologia grave, rendendo decisamente conveniente, per quanto non ancora risolutivo, l’utilizzo del vaccino contro la malaria che, non dimentichiamolo, salverà tantissimi bambini dalla morte dovuta a un decorso severo», conclude Chizzolini.