Sulle tracce dei mercanti nelle Centovalli

Escursioni – Una giornata sulla Via del Mercato, un’antica mulattiera d’importanza nazionale
/ 11.10.2021
di Elia Stampanoni

Con la costruzione della strada cantonale tra Intragna a Camedo, terminata nel 1895, l’antica mulattiera precedentemente utilizzata dalla popolazione per i suoi spostamenti andò gradualmente in disuso, ma non è stata né dimenticata né abbandonata. 

Oggi il tracciato che collega le due località delle Centovalli è conosciuto come «Via del Mercato» e con questo nome prosegue poi anche in Val Vigezzo, in territorio italiano, fino a Domodossola. In totale sono una sessantina di chilometri, mentre il tratto ticinese ha una lunghezza di circa 12 chilometri ed è un susseguirsi di saliscendi che permettono di superare i vari avvallamenti, sempre sovrastando il fondovalle. Ponti, scalinate, sentieri e tratti che corrono sulle antiche piode rimandano al passato, quando questa via era utilizzata dagli abitanti delle Centovalli, anche «per recarsi allo snodo commerciale di Locarno», come riporta il sito dell’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli nella descrizione dell’itinerario. Alcune attestazioni su questa via si ritrovano anche presso il Museo regionale Centovalli e Pedemonte di Intragna, con documenti, fotografie, oggetti o raccolte di testimonianze orali, ma pure tra la popolazione locale, con storie e leggende tramandate di generazione in generazione. 

Ambientato in parte lungo questa via c’è poi il romanzo La vedova col bambino di Daniel Maggetti, nato proprio nelle Centovalli. Alcuni dei personaggi narrati sono frutto della fantasia dell’autore, ma altri sono realmente esistiti, come veritieri sono i luoghi descritti. Leggendo il romanzo, ambientato in pieno XIX secolo, si possono così riconoscere dei nomi, dei passaggi e alcune vicissitudini legate della Via del mercato, rivivendo gesta e fatiche di quell’epoca.

Una via che impressiona, come tutte le antiche arterie di comunicazione, per la sua ingegnosità nel trovare sul territorio gli sbocchi e il materiale adatto per garantire il transito dei viaggiatori. La Via del Mercato segue, infatti, l’orografia della valle, aggirando gli ostacoli più ostici oppure superandoli con gradoni, muretti e altre costruzioni, incuneandosi nel bosco per percorrere in quota il versante sinistro della valle.

Da Intragna a Camedo sono oltre 900 i metri di dislivello da superare in salita, a cui si aggiungono i circa 700 metri di discesa, a dipendenza delle varianti scelte per l’itinerario. Il percorso offre di fatto molte opportunità per allacciarsi o lasciare la Via del Mercato in una delle frazioni o nei pressi di una delle fermate della Centovallina. La gita ha il suo fascino anche per il fatto che alcuni tratti sono inseriti nell’inventario federale delle vie di comunicazione storiche della Svizzera (IVS). Si tratta del Percorso «TI 18», con i vari tracciati e segmenti che la Via del Mercato va a congiungere.

Se si percorre verso monte, la gita tende essenzialmente alla salita, inframezzata comunque da erte discese. Una prima e impegnativa ascesa conduce in breve spazio da Intragna a Pila o Costa, a dipendenza della variabile scelta. Passaggio consigliato e quasi obbligato è comunque al bivio nei pressi del «Ri di Mulitt» (tra Pila e Costa), con il suggestivo ponte in sasso e la vecchia ruota di un mulino. La Via del Mercato sale poi ancora e, con altre pietre a formare dei gradoni, raggiunge Costa, dove arriva pure una piccola teleferica che in poco tempo permetterebbe di raggiungere i 637 metri d’altitudine della suggestiva frazione. Dopo una leggera discesa, l’itinerario conduce a Calezzo e imbocca quindi un segmento pianeggiante, in parte lungo una via asfaltata, ma che poi torna a insinuarsi nel bosco. Sempre tra sassi, piode e lastroni, ma anche tra radici e scalinate, si sovrasta Corcapolo per raggiungere i monti di Slögna, dove la vista s’apre un attimo e permette d’ammirare il panorama. A tratti s’intravvedono i villaggi più a monte oppure l’altro versante con Corte di Sotto e Rasa.

Dopo Verdasio e superato l’avvallamento del «Ri di Verdasio» s’incontra in località Piazze quella che una volta era un’osteria, dove i viandanti potevano fare una sosta durante i loro spostamenti, come ci racconta Mattia Dellagana, curatore del Museo regionale Centovalli e Pedemonte. «Per arrivare al mercato al mattino presto, quando, come si sa, si facevano gli affari migliori, la gente doveva partire molto presto da casa. Si dice che da Camedo bisognava partire già a mezzanotte, per essere all’alba a Locarno; poi al rientro era di nuovo un viaggio in gran parte da svolgere al buio». Oltre all’osteria, oggi un’abitazione privata, a scandire delle possibili soste lungo il tracciato si trovavano anche numerose cappelle, con il loro portico per ripararsi dalle intemperie. Alcune sono state restaurate, di altre rimangono solo dei ruderi, ma in generale tutte sono ancora ben visibili: «Sono spesso situate in cima alle salite, dove la gente faceva una sosta per riposare e appoggiare per un attimo gerle o cadole che, siccome non si faceva mai un viaggio a vuoto, erano cariche sia all’andata sia al ritorno», racconta Dellagana, facendoci notare come spesso ci siano proprio dei muretti nei pressi delle cappelle, dove presumibilmente venivano posati i gravosi «bagagli».

A sprazzi, e ancor di più in questo periodo autunnale quando le foglie degli alberi cadono, s’intravvede sul fondovalle il lago di Palagnedra, una delle strutture delle Officine idroelettriche della Maggia, i cui impianti si sviluppano per oltre 60 km, in gran parte in sotterranea. Acqua che scorre anche sotto la Via del Mercato, che qui, tra Piazze e Vignascia, transita proprio sopra i cunicoli che permettono di trasportare il deflusso dalla centrale di Cavergno. Grazie a un lungo e impressionante scavo nascosto nel sottosuolo, il bacino di Palagnedra raccoglie di fatto queste acque provenienti da molto lontano, oltre a quelle delle Centovalli, Maggia e Onsernone. La gita prosegue e risale verso Lionza, dove, poco distante, ci s’imbatte nel Parco dei Mulini. Quasi all’improvviso si raggiunge Borgnone con il suo campanile che svetta sopra il nucleo. Si scende infine velocemente a Camedo, a 549 metri di altitudine e a due passi dalla frontiera. Il rientro può quindi avvenire utilizzando il trenino della Centovallina.