Storie dal mondo in via Magoria

Intercultura – Scambi, incontri, progetti e chiacchierate alla biblioteca di Bellinzona gestita dalla Cooperativa Baobab
/ 19.10.2020
di Sara Rossi Guidicelli

«Le storie sono un ingrediente essenziale per le nostre vite: ci prestano parole per dare forma ai nostri sentimenti e per descrivere il mondo che ci circonda»: Letizia Fontana è la responsabile della Biblioteca interculturale BiblioBaobab. Appena varcata la soglia sembra di entrare nel salotto di una persona che ama leggere: ci sono libri dappertutto e divani, tavoli, sedie, una luce calda e tutta la comodità per sentirsi a proprio agio. Letizia sorride e accoglie chi arriva: famiglie con bambini (l’angolo per i più piccoli è una stanzetta piena di cuscini), adulti in cerca di libri in altre lingue o su altri paesi, adolescenti che faticano a trovare pane per i loro denti e stranieri che hanno bisogno di sentirsi un po’ a casa, da qualche parte.

La biblioteca si situa al primo piano di Via Magoria 10, a Bellinzona, vicino a Piazza Buffi; da anni già esisteva una biblioteca con libri in varie lingue, aperta tutti i giorni, che ha poi lasciato la sua collezione alla Cooperativa Baobab che l’ha rilevata alcuni mesi fa. «Lavoro per questa cooperativa da tre anni, in uno spazio di accoglienza che promuove la relazione tra persone. Ci sono psicologi, educatori e operatori sociali; io mi occupavo di intrattenere durante le lezioni i figli di chi segue il corso di lingua italiana. Un giorno li ho portati a visitare la biblioteca interculturale di Bellinzona e Fredy Conrad, il responsabile, mi ha detto che presto lui sarebbe andato in pensione e che volentieri l’avrebbe lasciata in mano a qualcun altro. Allora, con la nostra cooperativa abbiamo iniziato a pensarci seriamente. Ci piaceva molto l’idea di avere un luogo in centro città, da riempire di libri, che fungesse da spazio dove creare incontri culturali e dove le persone sanno che possono venire per bere un tè e respirare storie. E così ci siamo lanciati».

Dopo un lungo lavoro di selezione e catalogazione dei libri (Letizia è archivista di formazione) e dopo una mancata inaugurazione in aprile, da giugno finalmente la Biblioteca interculturale BiblioBaobab è attiva. Attivissima. Aperta lunedì, mercoledì, venerdì e sabato mattina, offre dizionari, narrativa in albanese, russo, tigrino, turco, arabo, spagnolo, portoghese, farsi e un centinaio di altre lingue; ci sono libri bilingue e romanzi o poesie in italiano di autori stranieri o su temi che riguardano l’altrove. «Vogliamo essere complementari alle altre biblioteche, quindi non abbiamo un’ampia scelta di narrativa inglese, francese e tedesca, mentre prediligiamo le lingue “più rare” da trovare, quelle parlate dalle comunità straniere presenti sul territorio», spiega la bibliotecaria.

E poi ci sono i libri per bambini e quelli per adolescenti. In tutte le lingue. Attenzione però: per i bambini sotto i tre anni non si fa distinzione, cioè i libri sono tutti mescolati nei cassettoni a terra da cui possono pescare. «È bellissimo vedere come i piccoli sfogliano libri in alfabeti sconosciuti e i loro genitori si mettono a guardare le figure insieme anche se non ne capiscono le parole. Abbiamo anche tutta una sezione di libri senza parole, i cosiddetti silent books. Sono forse i migliori per creare relazione tra genitore e figlio, ma anche tra bambini fra loro: guardano e parlano, inventano, interpretano, domandano e raccontano. Come vogliono. Crediamo molto nel libro come propulsore di sogni condivisi, di tempo insieme, di conoscenza». Per conoscersi oltre che per conoscere. Per amarsi, oltre che per amare la lettura.

C’è anche una parete quasi intera tutta per ragazzi; una categoria a volte dimenticata, anche nelle biblioteche e le librerie. Qui, oltre ai libri nelle varie lingue parlate in Ticino, ci sono gli autori presentati al Festival Storie Controvento: per intenderci, un’ottima scelta di libri per ragazzi. Finendo il giro della biblioteca di Baobab, notiamo numerosi fumetti e una parete di dvd: la collezione del Circolo del Cinema di Bellinzona.

«Penso che venire qui per ognuno ha un senso diverso: una ragazza non trovava libri per la sua età e in una biblioteca le avevano rifiutato Isabel Allende perché era troppo giovane: qui ha trovato ciò che cercava; una mamma eritrea ha riso fino alle lacrime perché le ho mostrato un libro con filastrocche del suo paese: non poteva credere di ritrovare un pezzetto della sua infanzia proprio qui in Via Magoria; o anche semplicemente in un giorno di pioggia, una persona qualunque può entrare da noi, con o senza bambini, e passare un momento piacevole». Gli utenti sono le persone che già conoscono e frequentano la Cooperativa Baobab, gli allievi delle scuole e molti altri che piano piano scoprono con il passaparola la nuova biblioteca. «Viene anche gente che pone domande alle quali cerchiamo di rispondere: per esempio uno viene per un libro e poi mi chiede dei corsi di italiano; oppure una persona arriva per prendere un dvd e poi scopre che può portarsi a casa anche un fumetto; a volte li dirottiamo sugli altri servizi di Baobab e spesso ci facciamo semplicemente una chiacchierata», racconta Letizia Fontana. Alla fine le persone si affezionano al luogo, creano rete, intrecciano rapporti tra loro o con la cooperativa.

Per genitori e bambini BiblioBaobab organizza vari progetti che mirano alla lettura, fin dalla più tenera infanzia. Si fanno serate a tema, letture ad alta voce, doposcuola per bambini e ragazzi, in cui anche i genitori possono venire per imparare qualcosa sulla scuola; anche durante il lockdown è diventato un posto importante per molte famiglie, in accordo con le scuole. «Spero ci saranno sempre più opportunità di scambio», afferma. «Vogliamo promuovere serate letterarie bilingue, collaborare con il Circolo del Cinema per i film stranieri, con i Festival di Babel e Storie Controvento, con le altre biblioteche e i centri interculturali di altri cantoni svizzeri. Cominciamo il 24 ottobre con l’associazione Hafez e Petrarca per una conferenza sulla letteratura che arriva dall’Iran».

Forse l’aspetto più sorprendente è il valore dato a ogni libro e a ogni lingua. Immagino come deve essere staccarsi dalla propria casa, dalla propria patria e dalla propria lingua. Arrivare in un luogo dove nessuno ti chiede di te, della tua cultura, dove pensi di doverti assimilare, dove anche se sei stato maestro di scuola adesso ti tocca fare un lavoro umile. E poi un giorno in qualche luogo pubblico trovi una parte di te; è come se le tue radici, che credevi rotte per sempre, avessero di nuovo accesso a un po’ d’acqua, a un po’ di terra e di nutrimento. È questo che significa trovare in quegli scaffali libri con le storie dei paesi lontani, libri di storia e di narrativa, che portano la tua cultura qui, dove credevi che solo tu dovessi cambiare. E poi quando qualcuno ti dice che hai diritto di parlare la tua lingua ai tuoi bambini, anzi, che è veramente una bella cosa e che non creerà confusione in tuo figlio, che l’italiano gli arriverà lo stesso, allora oltre alle radici ti rispunta anche una fogliolina. Si crede spesso che da immigrati bisogna parlare solo la lingua del posto, ma così si crescono figli senza radici né profondità, senza possibilità di parlare con i nonni e talvolta nemmeno con i genitori. «Dovevi vedere – mi racconta Letizia – quando abbiamo fatto una lettura nel parco della Biblioteca Cantonale; io mi ero sentita in imbarazzo a chiedere alle persone di leggere nella propria lingua senza dare loro una contropartita. Ma poi molte di loro mi hanno chiesto: lo possiamo rifare? Mi pare che questo sia un posto dove si mettono in valore competenze di persone che altrimenti restano nascoste». Ad esempio, insieme con un maestro di elementari nato e cresciuto in Turchia e che qui si sta riqualificando come educatore, Letizia ha ideato un progetto chiamato «Tesori di storie dal mondo» (e così scopro che tesori è anagramma di storie): creare piccoli libri con carta e forbici in cui scrivere e illustrare una canzoncina nella propria lingua, per dire che i libri non si devono per forza comprare, ma che si possono anche costruire. Magari insieme, cantando.

Parlare di tutti i progetti che si diramano o che si dirameranno da BiblioBaobab e dalla Cooperativa Baobab non si può: sono troppi. Diciamo solo che in città ci sono anche quattro cabine telefoniche con alcune proposte di lettura e che quella in Piazza Governo si trasformerà presto in audio cabina, dove ascoltare storie nelle lingue delle comunità. E poi che tutti i servizi sono gratuiti e la gentilezza è lì di casa, tra i libri e la torre di Babele.