Nuovi Bandi FOSIT
Il 7 maggio vengono pubblicati i nuovi Bandi per il finanziamento di progetti di cooperazione allo sviluppo tramite la FOSIT. Per il 2020 vengono messi a disposizione delle ONG della Svizzera italiana 600’000 franchi. Tutte le informazioni saranno consultabili su www.fosit.ch 


Solidarietà, fulcro della cooperazione

Aiuti umanitari – La FOSIT, Federazione delle ONG della Svizzera italiana, compie 20 anni. Bilancio e prospettive
/ 06.05.2019
di Fabio Dozio

«Per quanto il baobab sia grande – recita un proverbio africano – ha sempre un piccolo seme come genitore».La Svizzera italiana è un paese altruista e generoso. Lo dimostra anche il numero di organizzazioni non governative che intervengono in tutto il mondo raccogliendo fondi e mettendo a disposizione volontari. L’aiuto umanitario è un gesto di generosità e di solidarietà con chi, lontano da noi, è confrontato con la povertà e l’indigenza. I gesti solidali fanno bene a chi riceve, ma anche alla coscienza di chi offre o dona.

Il dibattito sul senso degli aiuti umanitari resta aperto: prima di tutto gli aiuti devono rispondere a criteri di qualità e di efficacia, per offrire credibilità e ottenere fiducia. Anche per questo motivo fondamentale è nata venti anni fa la FOSIT, la Federazione delle ONG della Svizzera italiana, che oggi raggruppa una sessantina di organizzazioni di pubblica utilità attive nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo in Africa, America latina, Asia e nei paesi dell’Est europeo.

«Per chi ha creato la sua ONG con grandi difficoltà in villaggi sperduti dell’Africa o dell’Asia, questa attività può diventare la sua ragione di vita – ci dice Marianne Villaret, segretaria generale della FOSIT. Si fa questo lavoro umanitario per gli altri, ma anche per se stessi. Lo slancio umanitario va benissimo, ma poi si deve professionalizzare. Bisogna ascoltare il partner sul posto, partire dai bisogni locali per costruire qualcosa di sostenibile. La piccola ONG ha un grande impatto locale, ma va evitato di creare una swissminiatur, bisogna puntare all’autonomia, e pianificare quanto restare ad aiutare e quando smettere lasciando fare ai locali».

Il programma strategico della FOSIT per gli anni 2019-22 si propone come obiettivo generale di sostenere e promuovere la cooperazione internazionale, lo sviluppo sostenibile e le ONG della Svizzera italiana, assieme a una solida rete di partner. Gli obiettivi specifici per questi anni sono quattro: consolidare una rete dinamica di membri che svolgono un lavoro di qualità, essere riconosciuti come polo regionale di competenze in materia di cooperazione allo sviluppo, promuovere nelle ONG e nell’opinione pubblica i temi della cooperazione internazionale e dello sviluppo sostenibile, garantire strutture finanziarie adeguate per compiere la missione.

La FOSIT può contare su un finanziamento annuale della Confederazione di circa 400mila franchi, 100mila sono destinati all’attività dell’associazione e 300mila ai progetti dei membri. A questi si aggiungono altri contributi destinati ai progetti: 250mila franchi dal Canton Ticino e 200mila dai Comuni partner o da privati. L’anno scorso i progetti finanziati sono stati 49, in 23 Paesi. La sessantina di ONG affiliate alla Federazione raccoglie contributi della popolazione per un volume complessivo di circa 9 milioni di franchi l’anno. Assieme ai soldi, va citato il numero dei volontari, che sono complessivamente oltre 600, attivi nella Svizzera italiana o nei Paesi terzi.

«Noi controlliamo continuamente, – precisa Villaret – su richiesta dei membri, alcuni aspetti istituzionali. Ogni anno le ONG devono convocare l’assemblea, approvare e sottoporre a revisione i conti, stilare un verbale. Insomma, accertiamo che tutto sia a norma. La richiesta di fondi passa dapprima all’esame della nostra commissione tecnica. Poi c’è la verifica delle operazioni e degli interventi, quando l’ONG ha ricevuto finanziamenti per un progetto». La FOSIT fa riferimento a una carta dei principi e degli obiettivi che elenca una serie di valori cui attenersi: giustizia sociale, equità e rispetto dei diritti umani, coinvolgimento della società civile nella cooperazione allo sviluppo, pari opportunità tra uomo e donna, educazione allo sviluppo: «Le ONG della Svizzera italiana sono convinte che occorra rivolgere un’attenzione e un sostegno particolari ai gruppi sfavoriti delle comunità con le quali lavorano, soprattutto ai bisogni dei bambini, delle minoranze e delle altre categorie a rischio».

«In questi venti anni di vita della FOSIT – annota Marianne Villaret – è cambiato l’approccio del volontariato. Si lavora più alla pari, evitando di volersi sostituire alle persone del posto. Se si sostiene un ospedale non si manda un medico, ma si forma uno del posto. Non bastano le attività assistenziali, bisogna formare i volontari perché possano dotarsi degli strumenti adeguati per intervenire».

Da parte sua, la Confederazione dovrà definire i nuovi obiettivi dell’aiuto allo sviluppo. Recenti anticipazioni di stampa hanno rivelato che Ignazio Cassis, responsabile del dossier, intende «riorientare l’aiuto allo sviluppo e destinare i fondi tenendo maggiormente conto degli interessi della Svizzera. Il ministro degli esteri, intende destinare 11,37 miliardi di franchi alla cooperazione allo sviluppo (quadriennio 2020-2023). I fondi dovranno però essere investiti in maniera più mirata ed efficace».

Si tratterà di vedere cosa significheranno questi nuovi intenti. In ogni caso, la Svizzera continua a investire lo 0,45% del Reddito nazionale lordo, una quota inferiore all’obiettivo fissato dal Parlamento a 0,5%.

 

NESSUNO VENGA LASCIATO INDIETRO
Intervista a Pietro Veglio, presidente uscente della FOSIT 

FOSIT fa riferimento all’Agenda 2030 dell’ONU. Che cosa significa concretamente?
L’Agenda 2030 dell’ONU ha una dimensione universale e si applica a tutti i Paesi. In un mondo sempre più interdipendente, sfide come il cambiamento climatico, la gestione delle risorse idriche e delle migrazioni ma anche la povertà e i conflitti armati non conoscono confini. L’azione individuale dei Paesi non è sufficiente per far fronte a tali sfide, né ad eliminarne le cause. Da qui l’urgenza di un impegno collettivo globale, nazionale e locale. Evidentemente ogni Paese deve contribuire alla loro soluzione a seconda delle proprie possibilità. I 17 obiettivi mirano a che nessuno venga lasciato indietro: tutti i Paesi, tutti i popoli e tutti i ceti sociali devono beneficiarne, in primis i più sfavoriti. E l’Agenda implica il coinvolgimento attivo del settore imprenditoriale e finanziario privato.
L’Agenda costituisce un quadro di riferimento non solo per la cooperazione internazionale della Svizzera ma rientra anche fra gli impegni a livello nazionale dalla Strategia di sviluppo sostenibile approvata dal Consiglio federale il 27 gennaio 2016. La FOSIT condivide questi obiettivi e si impegna affinché i propri membri collaborino con i loro partner istituzionali nei Paesi in sviluppo al raggiungimento degli stessi, in particolare implementando piccoli progetti per migliorare la qualità della salute, educazione e formazione professionale; l’approvvigionamento in acqua potabile e l’igiene sanitaria; l’uguaglianza di genere; lo sviluppo comunitario, ecc.

Gli interventi delle ONG possono avere un’influenza sulle migrazioni verso l’Europa?
Le ONG svizzere chiedono alla politica, all’Amministrazione federale, all’economia privata, al mondo scientifico, alla società civile di promuovere una politica nei confronti dei rifugiati, dei migranti e dello sviluppo dei paesi di origine di queste persone che sia coerente con la tradizione umanitaria svizzera. Grazie ad una politica estera aperta e ad una cooperazione allo sviluppo a lunga scadenza la Svizzera può contribuire al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro nei Paesi di origine dei migranti, permettendo loro di rinunciare a migrazioni pericolose e spesso con poche prospettive positive. Questo implica lottare contro le cause delle migrazioni e negoziare soluzioni a livello internazionale per aiutare i paesi in sviluppo a gestire gli sfollamenti interni che concernono oggi ben 70 milioni di persone, in particolare co-finanziando i costi addizionali dei servizi sociali e infrastrutturali necessari.

Le piccole ONG che intervengono per anni nella stessa situazione non rischiano di creare privilegi e passività?
Il rischio di creare privilegi, passività e di conseguenza anche eccessiva dipendenza dagli aiuti è reale. Le piccole ONG possono evitarlo o per lo meno minimizzarlo rafforzando istituzionalmente i loro partner nei Paesi del Sud. Per essere sostenibile la cooperazione allo sviluppo deve infatti essere basata su un partenariato solido, regole precise e trasparenti, flessibilità operativa per adattarsi alle mutevoli circostanze e con un orizzonte temporale realista. È importante evitare il paternalismo che a volte ha caratterizzato gli interventi di alcune ONG, e non solo le piccole.
È interessante osservare che alcuni Paesi poveri vogliono ridurre il loro grado di dipendenza dagli aiuti internazionali. L’attuale presidente del Ghana Akufo-Addo ha dichiarato: «Non è corretto che il Ghana, a 60 anni dall’indipendenza, dipenda ancora dalla generosità e dalla carità dei contribuenti europei per finanziare la spesa pubblica per la salute e l’educazione nazionale. Dovremmo infatti essere in grado di finanziare autonomamente i nostri bisogni fondamentali.

Lei lascia la presidenza, qual è la cosa più importante che le rimane di questa esperienza?
Sono felice di aver potuto lavorare nell’ambito di una piccola federazione cantonale come la FOSIT. Spero di aver contribuito a dare un impulso alla sua crescita qualitativa e a quella dei suoi membri. Grazie all’ottima collaborazione con la SUPSI, la FOSIT ha contribuito a formare 60-70 persone sulla tematica della cooperazione internazionale. La FOSIT basa il suo impegno sul volontariato professionale, non sempre conosciuto a livello di opinione pubblica. Il volontariato merita rispetto e riconoscenza, soprattutto considerando che oggi le esigenze sono aumentate a fronte di impegni professionali e privati individuali sempre più intensi. Oggi la FOSIT è riconosciuta come un partner affidabile e competente a livello federale, dei cantoni Ticino e Grigioni, di vari comuni ticinesi e di partner privati che ci hanno sostenuto finanziariamente.

La Svizzera non ottempera l’impegno di stanziare lo 0,5% del RNL. Qual è il suo giudizio?
Sì, purtroppo negli ultimi due anni le spese per la cooperazione internazionale della Svizzera sono diminuite, principalmente per i tagli decisi dal Parlamento. È una tendenza che mi preoccupa, anche perché – grazie ad una gestione oculata delle finanze pubbliche – la Confederazione gode di una situazione di eccedenza di bilancio e il raggiungimento dello 0,5% del RNL è più che realizzabile. La Svizzera beneficia su larga scala della globalizzazione ed è quindi chiamata a esserne un attore responsabile. Il suo successo, la sua prosperità ed i suoi valori la predestinano a mettere le sue forze al servizio del mondo, fedele al principio che la solidarietà è il fulcro della cooperazione internazionale. Ho spesso constatato che all’estero la nostra cooperazione internazionale gode di una buona reputazione. Questa immagine positiva merita di essere ulteriormente rafforzata.