Antonio Ereditato (Wikipedia)

L’importanza della scienza

Intervista – La diffusione di teorie complottiste e bufale ci fa riscoprire il valore del sapere scientifico, risultato di ricerche rigorose e faticose, come spiega il fisico Antonio Ereditato, professore a Berna, in un libro appena pubblicato
/ 22.06.2020
di Stefania Prandi

La scienza ci permette di indagare, capire e scoprire. Attraverso osservazioni, formule ed esperimenti «scaviamo nella profondità della materia, viaggiamo con la fantasia nel vuoto del cosmo e nell’immensità del tempo» e solchiamo «il confine sottile tra la natura inanimata e la vita biologica». Così Edoardo Boncinelli, genetista di fama mondiale, e Antonio Ereditato, professore di fisica all’Università di Berna, dove dirige l’Istituto di fisica delle alte energie, scrivono nell’Infinito gioco della scienza (Il Saggiatore). Il pamphlet, appena pubblicato in italiano, ribadisce l’importanza e il valore della ricerca scientifica, messa in discussione dai complottisti e da chi fomenta la circolazione di bufale sui social network e su certi media.

Antonio Ereditato, in questo periodo di emergenza sanitaria globale, abbiamo assistito al proliferare di teorie cospirative e fake news contro il sapere scientifico. Tra le congetture più recenti c’è quella sulla diffusione del Covid-19, che sarebbe imputabile a un piano segreto e globale dei grandi ricchi del mondo per aumentare i tassi di vaccinazione. Come si può contrastare questa tendenza?
Le fake news sono essenzialmente di due tipi. Ce ne sono di banali, facili da smontare e normalmente con poca presa sul grande pubblico. Di questa categoria fanno parte le tante bufale su internet, come ad esempio le notizie a supporto del terrapiattismo o sulla comparsa di Elvis Presley vivo e vegeto. Ci sono poi le fake news pervasive, più pericolose, generalmente costituite da tante piccole verità montate ad arte per costruire una falsità molto specifica. Spesso hanno lo scopo di ottenere consenso politico, denigrare persone o istituzioni, facilitare raggiri finanziari oppure contrastare «il potere» della scienza. Sono subdole perché fanno cadere in trappola le persone che si focalizzano soltanto su alcune loro componenti, potenzialmente e individualmente corrette. Io credo che, indipendentemente dal target delle bufale, lo strumento principe per contrastarle sia esercitare lo spirito critico, innato nel metodo scientifico, non basato sulla creduloneria ma sul dubbio metodologico. Questo è un antidoto potente nelle mani dei cittadini e, forse proprio per ciò, uno dei motivi degli attacchi mirati alla scienza.

Il sospetto che diverse persone nutrono verso la scienza non è nuovo. Da dove arriva e su quali basi poggia?
Effettivamente l’avversione verso la cultura scientifica e gli scienziati viene da lontano. Pensiamo a come Galileo, il padre della scienza moderna, sia stato osteggiato e minacciato proprio quando sviluppava i fondamenti del metodo scientifico odierno. I motivi sono tanti e le spiegazioni complesse. Gli esseri umani hanno bisogno di certezze, indipendentemente dalla loro veridicità. La scienza, invece, è basata sul dubbio, produce sempre risultati con intrinseche incertezze sperimentali, essendo permeata, come lo è la stessa Natura, da probabilità e indeterminazione. La scienza dice la verità, valida solo fino a prova contraria, fintanto che una nuova teoria comprovata dalla sperimentazione la confuti o la includa in uno schema più ampio. Un medico che parli al paziente della gravità della sua malattia è spesso inascoltato rispetto a un ciarlatano che proponga una cura mirabolante. E, infine, va detto che la scienza è intrinsecamente difficile da capire. Non esiste la pillola del sapere: la conoscenza richiede sempre un impegno, e in molti non ritengono opportuno investire nello sforzo necessario per comprendere davvero le cose.

Sembra impossibile riuscire a convincere i complottisti della validità e dell’importanza della scienza. Ci sono persone che mettono in discussione, per usare le parole del vostro libro, «risultati scientifici fondamentali, acquisiti e condivisi dalla comunità scientifica e, in alcuni casi, perfino dalla quasi totalità dell’umanità». Serve un’educazione diversa per le nuove generazioni?
Le ragazze e i ragazzi sono più liberi da preconcetti e stratificazioni pseudo-culturali e, per questo, sono anche naturalmente più disponibili verso un discorso di metodologia scientifica. Per educarli non dobbiamo dare loro numeri e risultati preconfezionati, ma offrire strumenti per esercitare uno spirito critico e per affrontare da soli i problemi della vita. La mia disciplina, la fisica, si presta bene, ad esempio, a fornire l’attitudine al problem solving, a mio avviso molto più importante della pura acquisizione di elenchi e nozioni e trasversale a tutti gli aspetti della conoscenza.

Nel vostro libro affrontate il tema della fatica richiesta dalla conoscenza che diventa sopportabile grazie alla passione.
Fare lo scienziato è uno dei mestieri più belli e gratificanti che ci siano: scoprire i segreti della Natura è, come recita il titolo del nostro libro, un gioco infinito, un’attività che regala piaceri profondi e spesso indescrivibili. Da questo punto di vista, i tanti sacrifici necessari appaiono giustificati. Sapere è comunque meglio che ignorare. La conoscenza apre sempre nuove porte e dà molte più possibilità, anche nella vita di tutti i giorni e nelle varie attività lavorative.

Viviamo nell’«Età dell’Elogio dell’ignoranza», per usare una vostra definizione. Come possiamo avere fiducia nel futuro?
La scienza non offre soltanto un potentissimo metodo conoscitivo, ma anche un forte modello etico. L’etica scientifica è un’etica di pace, di tolleranza e di inclusione. Lo scienziato non discrimina i propri simili né tanto meno il resto della collettività. Se nella storia la società si è impossessata dei risultati scientifici per scopi deleteri non è avvenuto certo col consenso della scienza. Il coltello che in sala operatoria incide un tumore, può essere usato per uccidere un uomo, ma non per questo il messaggio scientifico di progresso e conoscenza deve essere tralasciato. Nel nostro lavoro quotidiano non accettiamo disuguaglianze e discriminazioni, siamo sempre paladini della democrazia. Io credo che la speranza per il futuro risieda da una parte nei giovani, ancora vergini dei tanti problemi e condizionamenti del mondo d’oggi e, dall’altra, nella forte tensione etica insita nella scienza.