Le truffe durante la pandemia

Prevenzione – Le campagne di informazione e sensibilizzazione messe in atto dalla Polizia cantonale aiutano ad arginare il fenomeno. Particolare attenzione è dedicata agli anziani
/ 15.06.2020
di Nicola Mazzi

Le truffe, in Ticino, non sono scomparse neppure durante la pandemia. Due fenomeni hanno caratterizzato quei mesi: l’aumento di quelle online e telefoniche e un calo dei furti con scasso.
Ne abbiamo parlato con il sgtm Claudio Ferrari che si occupa della prevenzione per la Polizia cantonale, un lavoro importante e che aiuta a proteggere la popolazione dai vecchi e nuovi metodi usati per aggirare i cittadini.

«Premetto che in Ticino, per fortuna, non esiste un numero elevato di questi fenomeni, siamo nell’ordine di alcune decine di casi. In particolare ci arrivano segnalazioni da cittadini che notano per esempio siti sospetti o che vendono oggetti a un prezzo troppo basso». Ma non solo. C’è chi ha ricevuto un’email in cui si promettono visite a domicilio per una valutazione sanitaria, con mittenti come l’Organizzazione mondiale della Sanità o l’Ufficio federale della sanità pubblica. Anche in questi casi, l’intento è quello di entrare in possesso dei dati riservati, come il numero della carta di credito o le password d’accesso all’e-banking.

I casi restano bassi anche perché, come aggiunge lo stesso responsabile della Polizia, «spesso e volentieri la persona truffata non li segnala. C’è una certa ritrosia a dirlo, a meno che si tratti di cifre importanti». E come precisa Ferrari «la maggior parte dei truffatori opera dall’estero ed effettuare una rogatoria è molto oneroso per una cifra contenuta». Questa è la prima tipologia di truffe che si basa su piccoli annunci, effettuati anche sui social media.

Una seconda tipologia di truffe arriva sul telefono. «Da un lato ci possono essere persone smaliziate che chiamano l’anziano proponendo fantomatiche cure contro il coronavirus o si spacciano per operatori sanitari che cercano pazienti per fare dei tamponi, ovviamente con visita a domicilio. Insomma, cercano di avvicinarsi alla persona più indifesa per truffarla». Non mancano neppure appelli che chiedono donazioni a favore di vittime del Covid-19. «Sono stati segnalati anche messaggi in whatsapp da parte di profili clonati che hanno l’obiettivo di infettare i cellulari. E non potevano non esserci le catene di Sant’Antonio, che diffondono false notizie», sottolinea ancora Claudio Ferrari.

Difficile risalire alle persone che stanno a monte delle truffe perché i numeri di telefono usati sono generati elettronicamente, sono falsi e camuffano quello vero. In questo senso è cambiata la tecnica. «Qualche anno fa lo facevano con il numero nascosto, ma i cittadini spesso bloccano questi numeri attraverso il provider. Ecco perché, ora, usano dei numeri apparentemente validi per truffare il malcapitato».

Ma veniamo alla seconda tendenza riscontrata durante la pandemia: le truffe più classiche, come possono essere quelle del falso nipote o, più in generale, i reati con scasso. «Sappiamo che all’origine delle truffe del falso nipote, ci sono delinquenti che provengono dall’est Europa e che si appoggiano su complici che raggiungono il nostro territorio. Con la chiusura delle frontiere questi fenomeni delinquenziali, cifre alla mano, sono diminuiti in modo importante. Non voglio dire che durante il lockdown non ci siano stati furti, ma è indubbio che siano stati molto meno».

Per arginare le truffe e i furti la Polizia mette in atto numerose campagne di sensibilizzazione, spesso mirate, che come aggiunge il nostro interlocutore, hanno effetti importanti. Il lavoro è eseguito in collaborazione con le associazioni degli anziani come ATTE e Pro Senectute. «Personalmente, durante l’anno, tengo diverse conferenze nelle case anziani, nei vari gruppi di queste associazioni, o in collaborazione con i Comuni, dove parlo dei furti in generale. A dipendenza del pubblico con cui sono confrontato cambio il tipo di prevenzione. Per esempio nella Case anziani informo maggiormente dei furti al telefono, più che di quelli online, mentre con i neo pensionati parlo tranquillamente anche di phishing o di truffe con le carte di credito». Proprio nel periodo del lockdown Ferrari ha dovuto annullare tre eventi in programma con Pro Senectute. Li riproporrà in settembre.

L’attenzione degli anziani alla prevenzione è diversificata. «Devo dire che ho osservato delle differenze. Se nelle città si fa un po’ più fatica a far passare alcuni messaggi, nei piccoli Comuni e nelle regioni periferiche esiste una maggiore attenzione». Un altro discorso è quello legato alle risorse messe in atto per la prevenzione. «È indubbio che se la sensibilizzazione è più “leggera” la percezione dei cittadini è piuttosto blanda, mentre se viene fatta in modo importante, l’attenzione dei media e di conseguenza della popolazione cresce. Lo abbiamo riscontrato con la truffa dei falsi nipoti che negli ultimi anni è calata in Ticino proprio per la prevenzione capillare che abbiamo messo in campo. Sono segnalati solo due-tre casi l’anno, rispetto ai 30-40 casi in tutto il Paese».

Lo stesso Claudio Ferrari desidera ricordare alcuni consigli che sono sempre utili per prevenire una truffa. «Se ricevete email da sconosciuti e senza sollecitazione non aprite il link e non rispondete. In particolare, nei casi di phishing, il mittente tende a sfruttare indirizzi riconducibili a ditte o enti conosciuti. Non condividete dati personali, password o dati di accesso ai vostri account o dispositivi. Mantenete costantemente aggiornati il sistema operativo e le applicazioni presenti sui vostri dispositivi (ad es. antivirus). Non lasciatevi mettere sotto pressione da sconosciuti che vi chiamano al telefono. In caso di dubbio appendete. Effettuate pagamenti anticipati solo su piattaforme sicure e per importi poco elevati. Per importi maggiori scegliete un altro tipo di pagamento. Prima di dar seguito a richieste di pagamento verificatele attentamente. La polizia invita anche la popolazione a informarsi unicamente attraverso i canali ufficiali per non incorrere in false notizie pubblicate in particolare sui social».

Infine, in caso di sospetti, il 117 della Polizia è sempre a disposizione.