La scheda

Fondata nel 1971 a Lugano, ated – ICT Ticino è un’associazione indipendente aperta a tutte le persone, aziende, organizzazioni e scuole interessate alle tecnologie dell’informazione e comunicazione (ICT).

L’associazione ha lo scopo di fornire servizi ai propri associati, favorire l’impiego delle nuove tecnologie e promuovere l’etica professionale fra gli operatori del settore.

Dalla sua fondazione, ated ha organizzato oltre 1000 manifestazioni con più di 13’000 partecipanti a conferenze, giornate di studio, visite e viaggi tematici, corsi settimanali. Da diverso tempo collabora con l’Università della Svizzera Italiana (USI), la Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) e la Scuola Superiore di Informatica di Gestione (SSIG).

Da ated e dal gruppo Girl Geek Dinners Ticino è nata women4digital (www.ated.ch/women_4_digital.php) con l’obiettivo di incentivare il networking tra donne attive nel settore ICT, come pure far emergere nuove figure femminili nelle professioni legate alla tecnologia.

Altro progetto interessante è ated4Kids (www.ated.ch/progetto_ated4kids.php), le cui attività sono dedicate a ragazze e ragazzi dai 6 ai 15 anni che desiderano avvicinarsi al mondo della tecnologia e dell’informatica. Il meritevole obiettivo dell’associazione in questo ambito è trasformare i giovani da consumatori passivi in giocatori attivi. ated-ICT Ticino



Le nuove professioni esistono

Women4digital - A colloquio con Cristina Giotto, per parlare di una iniziativa che vuole stimolare l’interesse nelle tecnologie informatiche e nelle loro applicazioni concrete al mondo del lavoro
/ 05.07.2021
di Alessandra Ostini Sutto

Scorrendo gli annunci di offerte di lavoro si vedono comparire ruoli quali E-commerce Specialist, Cyber Security Expert, Web Designer, Data Scientist, Social Media e Content Creator, Digital PR, ecc. Si tratta di professioni digitali, relativamente nuove, che riguardano quindi preminentemente chi si sta formando e sta per entrare nel mondo del lavoro e sono accomunate dall’avere a che vedere con la crescente ingerenza del web nella vita collettiva.

In quest’epoca di grandi trasformazioni digitali sono molte le opportunità lavorative che si possono aprire. Ne abbiamo parlato con Cristina Giotto, direttore di ated-ICT Ticino.

Con «trasformazione digitale» si intende il processo di integrazione delle tecnologie digitali in tutti gli aspetti del business. Un processo che comporta cambiamenti sostanziali a livello tecnologico, culturale, operativo e di generazione di valore e la cui velocità lo porta ad essere una vera e propria rivoluzione; motivo per cui è necessario soffermarsi a riflettere sullo scenario sempre più complesso e sfidante in cui ci si trova a lavorare, come pure sulla formazione adeguata per essere attivi nel miglior modo all’interno di esso.

Ed è quello che si propone di fare Women4digital di ated-ICT Ticino con il ciclo di incontri «Donne che ispirano le donne», che ha preso avvio alla fine di maggio con la serata intitolata proprio Nuovi mestieri digitali e profili più richiesti in Svizzera.

«Si tratta di una serie di appuntamenti con donne attive in settori sulla frontiera dell’innovazione e della tecnologia, che si rivolgono ad un pubblico ampio e trasversale, non solo femminile» ci spiega Cristina Giotto, fondatrice di Women4digital. «Gli esempi forniti si spera possano essere per qualcuno d’ispirazione per rimettersi in gioco grazie alle nuove tecnologie o per rimodulare il proprio profilo sulla base delle nuove competenze richieste dal mercato».

Dalla psicologa diventata marketing manager, all’economista ora fashion blogger, le donne invitate da Women4digital, che del digitale hanno fatto il proprio lavoro, si mettono inoltre a disposizione, anche dopo l’evento, per essere contattate da altre donne che magari hanno bisogno di un consiglio o un incoraggiamento.

«L’idea alla base di Women4digital è proprio quella che più siamo, più creiamo rete, aiutandoci a vicenda. Io stessa dall’anno scorso ho creato cinque posti di lavoro in associazione. Siamo tutte donne, con profili diversi, lavoriamo a tempo parziale e ci incontriamo un giorno a settimana. In quest’occasione facciamo mezza giornata in ufficio e un pranzo di team building, durante il quale tracciamo il punto della situazione, ci confrontiamo, ci raccontiamo. Ciò permette ad ognuna di imparare qualcosa dell’altra, in termini di competenze, mentre scaturiscono nuove idee ed iniziative. Una condivisione che unisce e porta alla crescita e all’innovazione. Inoltre, per “i nuovi acquisti” del team è arricchente ricevere consigli e potersi confrontare con chi ha maggior esperienza; ed è proprio quello che vorremmo ricreare con gli incontri di cui parlavamo» commenta Cristina Giotto.

Il tema dell’incontro tra generazioni si ritrova quando un giovane professionista digitale entra in un’azienda di tipo tradizionale. «Nel momento attuale – che corrisponde ad una fase di transizione – trovo importante che le aziende capiscano che ci sono ragazzi in gamba. Se introdotti in maniera adeguata, possono portare grandi competenze, le quali, combinate a quelle di chi era già presente, possono rivelarsi vincenti», continua la direttrice di ated-ICT, associazione che sta proprio lavorando ad un progetto con il quale vorrebbe che le aziende prendessero coscienza che attraverso l’impiego delle nuove tecnologie, e quindi di persone che lavorino in maniera nuova, sia possibile fare un business diverso.

«Per il 2021, anno del nostro cinquantesimo anniversario, abbiamo ideato “ated virtual network”, un prodotto di ultimissima generazione, che diventerà un’expo virtuale. Darà la possibilità alle aziende che lo vorranno di avere la loro postazione, il loro showroom, il loro piccolo market place. Oltre a ciò ci saranno delle aree incontro, un’arena eventi interattiva, una sala cinema On demand. Per fare tutto ciò, io stessa sto imparando un nuovo mestiere, usando quella tecnologia che molti dicono essere del futuro, ma che in realtà è già qui, e questo anche come dimostrazione del fatto che abbiamo già tantissimi strumenti per poter fare la differenza, basta saperli usare» spiega Giotto.

«Purtroppo, considerate le difficoltà con le quali molte aziende si sono dovute confrontare a causa della pandemia, si fa meno formazione, e questo va a precludere l’introduzione di nuove metodologie di lavoro attraverso la tecnologia. D’altra parte alla pandemia si deve attribuire il merito di aver accelerato il processo del ricorso all’home office, anche se non sempre con la giusta coscienza dei pericoli della rete. Un conto è la persona singola che vuole cimentarsi nel web, per vedere se le piace quel genere di attività e se trova effettivamente delle opportunità, un altro è un’azienda, la quale, se improvvisa, corre un rischio e qualcuno, in effetti, si è fatto male; cosa che non è successa a chi si è informato e dotato della tecnologia adeguata» ricorda la nostra interlocutrice.

«Un altro effetto della pandemia, per alcune attività ed aziende, è stato quello di dover potenziare i propri reparti web per far fronte ad una maggiore richiesta, facendo ricorso ad un’aumentata forza lavoro nel campo digitale. In conseguenza alle tendenze viste, le professioni digitali saranno sempre più richieste, comprese le soft skill ad esse legate. A mio avviso, le competenze personali e trasversali necessarie per lavorare nell’ambito digitale giocano a favore delle donne» continua la direttrice di ated-ICT. «Molto semplicemente lo vediamo nelle nostre attività con i bambini: di fronte ad uno stesso compito le bambine reagiscono mettendo in atto una serie di competenze (intelligenza emotiva, sensibilità, empatia, gusto, propensione a lavorare in team,…) che fanno la differenza nell’ambito di cui stiamo parlando».

Il digitale si tinge quindi di rosa. «Favorendo il telelavoro, si viene incontro alle donne, che tutt’oggi restano più legate alla famiglia e alla casa. Oltre a ciò, favorisce il “gentil sesso” con dei mestieri in cui le sue rappresentanti sono particolarmente brave. Mi riferisco soprattutto agli ambiti del digital marketing e della programmazione, dove la donna può trovare un’occupazione che la integri in azienda in maniera diversa» puntualizza Giotto.

Infine, la trasformazione digitale è anche una sfida per le donne che vogliono scoprire le numerose opportunità ad essa connesse per ricollocarsi nel mondo del lavoro ed essere attive in modo autonomo. «Se una donna sa usare il pc, non è difficile avere una base da cui partire da autodidatta. Poi, ovviamente, si possono incrementare le proprie competenze con delle formazioni, anche online» afferma la fondatrice di Women4digital. «A volte si comincia per gioco; per farne un’attività, piccola o grande che sia, l’importante è che poi ci sia interesse, volontà e una certa intuizione. Sul nostro blog la scorsa estate abbiamo presentato quelle che abbiamo chiamato “le persone visionarie”; per esempio delle commesse che durante il lockdown hanno aperto la loro pagina Instagram, hanno sperimentato – a fotografare in un certo modo, usare il linguaggio e gli hashtag giusti, ecc. – e sono riuscite addirittura a vendere tutto l’inventario, senza alcuna competenza in digital marketing» spiega Cristina Giotto. Dal momento che questa sarà, con ogni probabilità, la modalità di lavoro della commessa del futuro, le competenze per vendere sul web andranno introdotte nella formazione primaria.

«In generale in questo ambito bisogna ripensare alla formazione, che, secondo noi, deve mettere in atto una forma di collaborazione tra scuola e aziende» afferma Giotto. «Già ora comunque trovo che la Svizzera in quanto ad opportunità di formazione di base in questo settore abbia il vantaggio di avere l’apprendistato duale, che, lo dico sempre, è un gioiello. Oggi anche le piccole e medie imprese, come quelle che predominano nel nostro Cantone, dovrebbero di principio avere qualcuno che si occupi della comunicazione, dei social network, del digital marketing e del sito web. Nella realtà dei fatti però spesso queste aziende non hanno la forza di dotarsi di tali figure. La soluzione potrebbe essere quella di creare rete in modo che certi servizi possano essere condivisi da più aziende, secondo il principio del co-working, traslato dalla condivisione dello spazio a quella delle figure professionali. Da questa condivisione potrebbero nascere delle collaborazioni, delle sinergie tra le aziende che farebbero capo agli stessi professionisti e, di conseguenza, un nuovo e diverso modo di fare business» ipotizza Cristina Giotto.