La prima casa-famiglia in Ticino

Socialità – Il progetto che coniuga affido familiare e competenze professionali socioeducative è promosso dall’Associazione ticinese famiglie affidatarie
/ 18.05.2020
di Stefania Hubmann

Partirà il prossimo luglio il progetto della prima casa-famiglia professionale in Ticino, struttura che nell’ambito dell’affido si propone quale alternativa al collocamento in foyer o istituto. L’Associazione ticinese famiglie affidatarie (ATFA) lavora a questa iniziativa da molti anni prendendo a modello le case-famiglia nella zona di confine italiana e le esperienze già maturate nella Svizzera romanda. Il compito di accogliere al massimo quattro minori (come prevede la Legge) sarà assegnato a una famiglia già affidataria in possesso di un titolo socioeducativo. Sono questi i due criteri che la casa-famiglia riunisce: la pratica nell’accompagnare un minore in una fase critica della sua vita e la competenza professionale.

Quando un minore resta solo o deve essere allontanato dalla famiglia d’origine per garantire la sua sicurezza, la situazione è sempre delicata e complessa. Le famiglie affidatarie da un lato e gli istituti preposti dall’altro rispondono a questa esigenza di accoglienza. Dal 1981 le famiglie affidatarie ticinesi si sono riunite in associazione, condividendo le loro esperienze e contribuendo a diffondere la cultura dell’affido familiare. Sensibilizzare il pubblico, reperire nuove famiglie, introdurre corsi informativi e formativi per le famiglie interessate, sono i compiti che l’ATFA si è progressivamente assunta con il sostegno del Cantone e di privati. Accogliere un minore temporaneamente nella propria famiglia a breve o lungo termine a dipendenza delle sue esigenze è una pratica che non si improvvisa. Occorre una preparazione della famiglia e se possibile un inserimento graduale. Nei casi d’emergenza, quando il tempo per decidere si limita a poche ore, ci si rivolge alle famiglie SOS. «Queste famiglie – spiega Andrea Milio, coordinatore di ATFA – sono attive dal 2003 con l’obiettivo di offrire un’accoglienza con un breve preavviso e limitata nel tempo (tre mesi prolungabili a sei). Ciò richiede alla famiglia maggiore flessibilità, come pure la presenza costante in casa di un adulto. Non devono inoltre già esserci bambini con meno di tre anni. Il progetto pilota della casa-famiglia che partirà a luglio prevede di riservare alcuni posti anche a questi casi, perché le famiglie affidatarie SOS sono una decina a fronte di richieste che purtroppo non sempre possono essere soddisfatte».

Complessivamente in Ticino si contano 160 famiglie affidatarie che accolgono 180 fra bambini e ragazzi. Numeri importanti che spingono a trovare le migliori soluzioni possibili affinché questi giovani possano continuare il percorso della loro crescita in un ambiente sereno guidati da adulti premurosi e responsabili. La casa-famiglia rientra in questo ambito, come precisa il coordinatore di ATFA: «È una soluzione che offre innanzitutto i vantaggi della casa: un luogo accogliente, intimo, associato al concetto di famiglia. Inoltre può rispondere bene alle esigenze degli adolescenti, per i quali fatichiamo a trovare famiglie affidatarie. In una casa-famiglia professionale, oltre a vivere la quotidianità in una dimensione circoscritta, il giovane può contare su una persona di riferimento con le risorse umane e professionali necessarie per fargli accettare la sua storia e accompagnarlo in questa fase della vita».

Il progetto, prossimo all’avvio grazie al sostegno della Catena della solidarietà (azione Ogni centesimo conta), della Fondazione Medacta for life e del Cantone, ha scelto una famiglia residente nel Luganese che già accoglie un minore. Spiega Andrea Milio: «Proseguiremo in base alle richieste, giungendo a un massimo di quattro minori come previsto dalla Legge. Uno o due posti saranno a disposizione dei casi urgenti. Essendo una prima in Ticino, l’iniziativa sarà monitorata per adeguarla alle esigenze e alle problematiche che emergeranno. Abbiamo contatti con iniziative analoghe nelle zone di Como e Varese, come pure nella Svizzera francese. Sono modelli ai quali ci siamo ispirati, adeguandoli alla nostra realtà sociale e territoriale. L’auspicio è che il progetto possa in un secondo tempo svilupparsi con due o tre case-famiglia sparse sul territorio cantonale». Il collocamento di un minore deve infatti tener conto di numerosi fattori, evitando che il bambino o il ragazzo tutelato venga destabilizzato. Il diritto di visita della famiglia d’origine è un punto delicato che non di rado tende a creare difficoltà alla famiglia affidataria. È uno dei motivi per cui quest’ultima, per assumere il suo ruolo in una casa-famiglia professionale, deve avere esperienza in questo ambito.La casa-famiglia è in generale concepita come soluzione di accoglienza a medio termine, oltre ai casi urgenti. Ciò significa un periodo di uno o due anni, ad esempio quando i genitori stanno seguendo un percorso ed è ipotizzabile un rientro al domicilio, oppure in vista di un affido a lungo termine o ancora per permettere la conclusione di una formazione. In quest’ultimo caso si favoriscono un graduale inserimento nel mondo adulto e il relativo cammino verso l’indipendenza.

L’ATFA è sempre alla ricerca di nuove famiglie affidatarie, consapevole che una simile scelta non può fondarsi unicamente sullo slancio emotivo iniziale. Andrea Milio: «Riconosciamo che si tratta di un percorso lungo e impegnativo. Nel 2009 abbiamo introdotto un corso sia informativo che formativo proprio per rendere gli interessati più consapevoli del compito che li attende. Le famiglie affidatarie le cui candidature sono in seguito accettate dall’Ufficio dell’aiuto e della protezione entrano nella nostra rete, beneficiando di una supervisione mensile e di incontri con le altre famiglie affidatarie per confrontarsi e trarre spunti costruttivi dalle esperienze altrui». Anche la famiglia professionale beneficerà di questi sostegni, oltre ad un salario mensile che riconosce la sua competenza professionale.

Da rilevare, infine, che sovente le famiglie affidatarie (circa la metà in Ticino) sono di carattere intra-familiare. Possono quindi essere zii o nonni che si assumono il compito educativo seguendo la medesima procedura di formazione delle famiglie esterne.In conclusione il nostro interlocutore pone l’accento sul valore aggiunto dell’affido familiare, casa-famiglia inclusa. All’interno di un nucleo familiare il minore proveniente da una situazione di disagio può contare su una o due figure di riferimento fisse che fungono da esempio di vita, esempio che egli potrà riproporre da adulto. In un istituto prevale per sua stessa natura un’organizzazione a turni di lavoro degli operatori e una dinamica di gruppo. Non bisogna inoltre dimenticare che alcuni bambini sin dalla nascita e quindi nei primi fondamentali anni dello sviluppo si ritrovano senza il ruolo protettivo ed educativo della famiglia d’origine. Le famiglie affidatarie e la casa-famiglia offrono a questi bambini e ragazzi la possibilità di ritrovare stabilità, affetto e sostegno nel loro percorso formativo e di evoluzione personale.