La videointervista


Servizio della giornalista Maria Grazia Buletti (video di Vincenzo Cammarata).


La pediatria d’urgenza

Pronto intervento – In ospedale, le emergenze pediatriche sono sfide complesse da affrontare
/ 13.05.2019
di Maria Grazia Buletti

Essere genitori è una realtà delicata che richiede molta cura e che si affronta «strada facendo», e fra le situazioni maggiormente critiche si trovano quegli eventi che ci appaiono come vere e proprie emergenze, e che ci fanno correre in ospedale con nostro figlio o figlia.

Al Pronto soccorso pediatrico dell’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli, dove abbiamo trascorso un intero pomeriggio, arrivano quasi 10mila bambini all’anno: una media di 27 al giorno. Entriamo nel vivo di questo luogo insieme al pediatra dottor Gianluca Gualco (caposervizio del Pronto Soccorso Pediatrico dell’Istituto Pediatrico della Svizzera Italiana) con cui parliamo dei piccoli pazienti e dei loro genitori. «La gestione delle emergenze pediatriche è una sfida complessa da affrontare, soprattutto per i genitori chiamati a valutare l’effettiva urgenza: un figlio è il bene massimo e per ognuno il proprio bambino rappresenta sempre un’urgenza». Così esordisce il pediatra, che comunque rassicura le mamme e i papà: «Se c’è bisogno, noi siamo a disposizione giorno e notte, ma non dimentichiamo la figura dei pediatri sul territorio, che già conoscono bene il proprio piccolo paziente».

Il dottor Gualco invita, comunque, i genitori ad affidarsi con fiducia al personale infermieristico e ai medici che prenderanno in cura il bambino: «Il Pronto soccorso pediatrico è un luogo pensato a dimensione di bambino. Bimbo che tutti cerchiamo di mettere da subito a suo agio: se possibile ci rivolgiamo direttamente a lui, giochiamo insieme, e creiamo così un rapporto diretto di fiducia con il nostro piccolo paziente: è la migliore condizione per poterlo visitare con cura ed efficacia». Ed è essenziale fidarsi dei medici che prenderanno in cura nostro figlio, anche quando ci diranno che la cosa migliore da fare è aspettare: «Comprendiamo le aspettative dei genitori che, preoccupati, vorrebbero avere subito una diagnosi. Cosa che in medicina non è sempre possibile. Talvolta essi restano con l’amaro in bocca, ma è un dato di fatto che se possiamo escludere immediatamente talune patologie, per altre dobbiamo attendere quei complementi diagnostici che necessitano di qualche giorno. L’attesa può non essere piacevole, ma è certamente necessaria nell’ambito di un’ottima presa a carico e per proporre la relativa cura più indicata».

Una medicina complessa, quella dell’emergenza in pediatria, innanzitutto per le caratteristiche del paziente che certamente non possono essere equiparate a quelle dell’adulto per patologie e relative sintomatologie che sono condizionate da aspetti anatomici, fisiologici e fisiopatologici, i quali dipendono dall’età e richiedono assistenza e preparazioni specifiche. A ciò va ad aggiungersi la diversa presa a carico nelle differenti fasce d’età: «Ci occupiamo di neonati (che presentano certamente patologie molto diverse dall’adolescente), fino ai ragazzi di 16 anni».

Il medico ci spiega che gli eventi specificatamente critici nella popolazione pediatrica sono più rari rispetto a quelli che possono verificarsi in età adulta. Le differenze risiedono anche nell’approccio: «I piccoli non sanno spiegarti cos’hanno e dove hanno male; nel breve tempo imposto dall’urgenza devi capirlo in base a pianto, valutazione clinica e racconto dei genitori». Genitori, alleati preziosissimi che vanno attentamente ascoltati: «Dobbiamo fare affidamento sulle osservazioni della mamma che vede il proprio figlio giorno e notte, e per questo lo conosce meglio di chiunque altro. Noi vediamo i piccoli in una breve finestra di tempo e consideriamo la mamma un po’ «il primo medico» del bambino».

Le urgenze che necessitano di intervento immediato costituiscono fortunatamente una percentuale bassa degli accessi in Pronto soccorso: «Quelle propriamente dette sono in fondo poche, mentre le più comuni comprendono, ad esempio, ingestione di piccoli corpi estranei non pericolosi, fratture non complesse, stati febbrili e quant’altro, che preoccupano enormemente il genitore, ma che dal punto di vista strettamente clinico non costituiscono situazioni “acute” con rischio immediato».

Alle emergenze pediatriche più comuni si aggiungono quelle oculistiche, cardiorespiratorie, crisi di asma, infezioni respiratorie gravi, inalazione di corpi estranei, annegamento, shock anafilattico e settico. E ancora: urgenze neurologiche (crisi epilettiche, convulsioni febbrili), traumatologiche, ortopediche e chirurgiche, oltre alle ingestioni di farmaci e sostanze nocive. Il pediatra definisce i tempi: «Il bambino urgente viene preso a carico molto rapidamente e per quei casi gravi, che di norma giungono con l’ambulanza o la REGA, disponiamo di box di rianimazione in cui collaboriamo con gli anestesisti pediatrici e gli specialisti del caso».

Il dottor Gualco invita i genitori a non lasciarsi prendere dal panico e, in caso di problema serio, ricorda che è importante chiamare i soccorsi senza mettersi in strada per portare personalmente il bambino all’ospedale: «L’ambulanza giunge velocemente a casa, con i mezzi di soccorso adeguati e immediati; il personale allerta già di conseguenza pediatri e anestesisti e la presa a carico sarà più adeguata e veloce, cosa che non può avvenire se i genitori portano in auto il bambino all’ospedale».

Nei casi gravi è in un certo senso l’ospedale che viene da noi, per iniziare immediatamente le cure urgenti, e non il contrario: «Nella concitazione non ci si pensa, ma bisogna impararlo, magari frequentando uno dei corsi di primo soccorso offerti ai genitori». Corsi che puntano pure al concetto di prevenzione, così come le parecchie iniziative di Cantone e EOC: «Sul territorio, i pediatri sono i primi ad applicare una buona prevenzione; noi disponiamo di vademecum che spiegano come ci si deve comportare in situazioni critiche; il Centro tossicologico svizzero (nostro centro di riferimento) fa costantemente informazione e prevenzione». 

Di fatto, chi non si ricorda di aver già sentito che i farmaci vanno tenuti lontano dai bambini, che i detersivi e gli agenti tossici non vanno lasciati alla loro portata o in bottiglie dell’acqua, e via dicendo? «I bambini trasmettono entusiasmo ed energia, e anche quando sono malati mostrano una forza incredibile», conclude il dottor Gianluca Gualco che dice di amare profondamente il suo ruolo di pediatra: «I bimbi hanno infinite risorse: sono piccoli ma ci insegnano un sacco di cose. Inoltre, ogni fascia d’età implica un differente approccio medico e talvolta visitarli è una sfida: bisogna instaurare un rapporto di fiducia, bisogna conquistarli, ma vuoi mettere quando stanno meglio e rientrano a casa? Allora ti salutano riconoscenti, con la manina alzata!».