La compagnia è formata da Amedea, Gaia, Elisabetta, Simone e Vinzenz (Didier Ruef)

Inclusione a passo di danza

Pubblicazioni – Il gruppo MOPS_DanceSyndrome di Locarno ripercorre attraverso un libro i suoi dodici anni di produzioni coreografiche con artisti diversamente abili
/ 28.09.2020
di Didier Ruef, testo e foto

Amedea è seduta al tavolo e sta scrivendo una lunga poesia. «La danza delle punte di matita. La danza degli ombrelloni. La danza delle stelle. La danza della pace. La danza del respiro. La danza dell’anima»: senza alzare gli occhi, immersa nei suoi pensieri, fissa sulla carta i suoi sentimenti verso la danza, attività che pratica da dodici anni con la compagnia MOPS_DanceSyndrome di Locarno. I componenti della troupe, giovani adulti tra i 18 e i 35 anni affetti dalla sindrome di Down, si danno appuntamento ogni mercoledì e giovedì al secondo piano di un edificio dall’aria informale, non lontano da Piazza Grande, nell’atelier del Teatro dei Fauni per imparare, ripetere e creare nuovi spettacoli (naturalmente per ora le prove non si svolgono in presenza e la nuova coreografia è rimasta ferma a causa della pandemia). Forse i giovani danzatori di questa compagnia unica nel suo genere non sanno che nella mitologia romana i Fauni erano le giocose divinità dei boschi, cui erano consacrati il pino e l’olivo. Poco importa: Amedea, Gaia, Elisabetta, Simone e Vinzenz si ritrovano per la gioia di muoversi e stare assieme.

L’avventura del MOPS è nata nel 2005 da un incontro fortuito tra Ela Franscella, un’artista multidisciplinare, e Simone, un giovane trisomico che all’epoca aveva 19 anni. Racconta Ela Franscella: «L’ho incontrato durante uno stage di danza e movimento che dirigevo a Locarno. Vedendo Simone ballare, ho pensato che fosse la persona ideale per incarnare la mia ricerca di arte oggettiva, una forma artistica capace di rivolgersi direttamente al pubblico, alla sua sensibilità, indipendentemente dalla sua soggettività e dalla cultura di provenienza. La danza è il mezzo di comunicazione perfetto allo scopo, perché crea delle connessioni che vanno al di là delle parole».

Ci sono voluti tre anni e mezzo di maturazione prima che MOPS_DanceSyndrome vedesse la luce nel 2008. È stato Simone a ispirare il nome. Infatti, a causa dei suoi lunghi riccioli castani, aveva soprannominato Ela «mocio», come lo spazzolone per i pavimenti. «Mops» non è altro che la traduzione inglese. Ela Franscella ha fatto proprie queste quattro lettere come parola chiave e vettore di significati che ruotano attorno al mondo della danza: come lo spazzolone a frange pulisce il pavimento assorbendo i liquidi e il materiale che vi si trovano, così il ballerino spazza via la sua quotidianità per far posto alle sue emozioni impregnandosi dell’ambiente circostante e adattando il movimento alla coreografia e alla musica.

Nel corso degli anni, MOPS è diventato il punto fermo del senso della vita di Ela Franscella. Vi si dedica anima e corpo, gestisce quotidianamente i mille problemi della compagnia e la guida verso nuovi orizzonti, in una perpetua evoluzione creativa.

Ela Franscella ha sviluppato una metodologia il cui punto di partenza è l’ascolto del corpo, la percezione della sfera intima e dello stato d’animo dei danzatori, la conoscenza delle loro capacità fisiche e la conseguente libertà dei movimenti. «I ballerini del MOPS sono sempre nel “qui e ora”. Come chiunque altro, sanno cogliere l’attimo e viverlo così intensamente da trasmetterlo nella sua integralità emozionale durante le ripetizioni e gli spettacoli». Sotto lo sguardo e la guida della fondatrice le figure, a ognuna delle quali i danzatori hanno assegnato un nome specifico e caratterizzante, si incatenano andando a formare una coreografica ricca di gesti simbolici.

Questo lavoro di movimento, di comunicazione corporea, di fluire del gesto e dell’emozione si combina con tematiche, partorendo un’opera creativa. Dietro le quinte degli spettacoli, Ela Franscella ha elaborato una metodologia che si richiama alla tecnica, agli oggetti e alla scrittura. Ogni danzatore, ad esempio, riceve un quaderno personale dove tiene il suo «diario di danza», annotando commenti e sensazioni. Può descrivere le figure e disegnare le sequenze da ballare, così come le nozioni che ha approfondito di anatomia umana, anche queste parte del percorso di formazione del danzatore MOPS. Ora tutto questo è racchiuso nel volume MOPS_DanceSyndrome - Arte, cultura e società curato da Ela Franscella e da Alessandro Pontremoli in collaborazione con il DAMS-Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo dell’Università degli Studi di Torino.

L’approccio originale e sincero di Ela Franscella ha ottenuto una serie di premi e riconoscimenti, che vanno dal sostegno di Pro Helvetia e del suo equivalente britannico British Council a quello del Cantone con il Premio Pro Ticino 2018. L’8 ottobre 2019, i MOPS si sono esibiti nella Sala dei passi perduti di Palazzo federale su invito di Marina Carobbio, all’epoca presidente del Consiglio nazionale. Il gruppo di danzatori, composto da Amedea Aloisi, Elisabetta Montobbio, Gaia Mereu e Simone Lunardi, aveva presentato l’ultima produzione intitolata Choreus Numinis.

La compagnia ha già all’attivo una decina di produzioni coreografiche originali e si esibisce anche nei circuiti di danza professionali, dove lavora su un piano di parità con le compagnie composte da danzatori non portatori di handicap. MOPS_DanceSyndrome partecipa anche a festival internazionali, si esibisce in Svizzera e all’estero ed è associata a compagnie di danza professioniste svizzere e straniere. L’associazione ha inoltre realizzato diversi cortometraggi artistici, diretti da Ela Franscella e interpretati dai ballerini del MOPS_DanceSyndrome, che sono stati proiettati in festival internazionali.

Nel suo diario, Amedea ha continuato a scrivere: «La danza del silenzio. La danza della speranza. La danza ti entra nel cuore. La danza ti apre l’universo». Ela non saprebbe esprimersi meglio.

Informazioni
www.mopsdancesyndrome.com