Conferenza e prevenzione

Giovedì 7 ottobre, alle 18.30 sarà possibile seguire una conferenza pubblica virtuale sul tema dei tumori femminili nella quale si potranno porre domande ai due specialisti, il professor Andrea Papadia e il dottor Francesco Meani (seguire il link per accedere al Webinar). La Conferenza virtuale «Tumori femminili: conoscere per prevenire e curare» si svolgerà sulla pagina Facebook EOC; basta seguire questo link per accedere al Webinar.

Inoltre.

Il Centro di senologia della Svizzera italiana organizza, con ritrovo alle 13.30 all’esterno dell’Ospedale Italiano di Viganello (giro bicicletta di un’ora e mezza): «In bicicletta nel luganese, in movimento per la prevenzione del tumore al seno» Sabato 9 ottobre, numero di partecipanti limitato, iscrizione obbligatoria seguendo questo link.


Il potere rosa della conoscenza

Tumori femminili - È fondamentale informare e sensibilizzare le donne sull’importanza di prevenzione, diagnosi e cure interdisciplinari
/ 27.09.2021
di Maria Grazia Buletti

Con il motto «L’informazione è potere e comunicare è la soluzione», lo scorso 20 settembre in Europa si è svolta la terza edizione della Giornata mondiale dei tumori ginecologici. Poi, con «Ottobre rosa» si promuove il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Così si vuole tenere alta l’attenzione sui tumori femminili, che sono tra i meno conosciuti, sebbene al mondo siano più di 3,5 milioni le donne colpite con più di 1 milione di diagnosi ogni anno. 

La Giornata mondiale ad essi dedicata è nata nel 2019 perché sono ancora troppo poche le donne che riconoscono i sintomi di un tumore ginecologico, che usufruiscono di tutte le opportunità di prevenzione disponibili o che conoscono gli specialisti a cui affidarsi per le cure. «Sono tumori che si sviluppano nell’utero, ovaie, tube, e più raramente vulva e vagina, la cui prognosi è migliorata significativamente nell’ultimo decennio grazie alle maggiori conoscenze di biologia molecolare, all’approccio multidisciplinare e all’impiego, concomitante o in sequenza, della chirurgia, della radioterapia e della terapia medica». A parlare è il professor Andrea Papadia, specialista in ginecologia oncologica e primario di ginecologia e ostetricia all’Ospedale Regionale di Lugano. 

Papadia afferma che oggi, per molte di queste neoplasie, «una diagnosi non rappresenta una condanna» a patto che si valorizzino prevenzione primaria e prevenzione secondaria. Semplice la pratica della prima: «La prevenzione primaria passa per un sano stile di vita che comprende la rinuncia al fumo, agli eccessi alimentari e a un consumo moderato di alcol; evitando la sedentarietà con almeno mezz’ora al giorno di movimento». 

Il professore sottolinea poi l’unicità delle neoplasie, per alcune delle quali esistono validi strumenti di prevenzione secondaria: «Ad esempio, il vaccino contro HPV, o lo screening del pap-test (eseguito a cadenza triennale o secondo indicazione medica) che è in grado di identificare i precursori del carcinoma della cervice prima che esso presenti le caratteristiche tumorali: un test banale che permette però di giungere a una diagnosi precoce, in grado di identificare una condizione precancerosa contrastabile con una semplice terapia di prevenzione del cancro». Il dottor Papadia osserva che «queste misure di prevenzione hanno permesso di modificare l’impatto di questo tumore, rimasto fra i più comuni a livello mondiale tranne che nei Paesi in cui la prevenzione è effettuata». 

La natura individuale dei tumori femminili non permette uno screening per ciascuno di essi: «Per il tumore ovarico non esiste una metodica di screening di provata efficacia, contrariamente a quanto accade negli altri carcinomi (ndr: cervice e mammella per i quali è possibile la prevenzione secondaria attraverso lo screening)”. Non è possibile dunque identificarne uno stadio precanceroso e la diagnosi si pone in seguito alla comparsa di sintomi che bisognerebbe saper riconoscere per recarsi tempestivamente dal medico: «La sintomatologia si presenta solo quando la malattia è già avanzata, però possono esserci sintomi generici (come mal di pancia continui dei quali non si trovano altre cause) che meritano un’indagine specialistica ginecologica». 

Il tumore al seno è una neoplasia a sé stante: rappresenta un terzo dei nuovi casi di tumori femminili in Svizzera e comporta un rischio di mortalità di quattro donne su cento. Ne parliamo con il chirurgo senologo Francesco Meani, responsabile clinico del Centro di Senologia della Svizzera italiana dell’EOC che ribadisce come questa neoplasia sia un «problema di portata mondiale. In Europa sono 500mila le diagnosi annue, di cui 5mila in Svizzera e circa 330-350 in Ticino». Ciò significa che una donna su otto si ammala di tumore al seno nel corso della propria vita. 

Per questa neoplasia, dal 2015 il nostro Cantone propone la prevenzione secondaria attraverso l’offerta del Programma cantonale di screening mammografico come servizio pubblico alle donne tra i 50 e i 69 anni: «Ogni due anni la donna può sottoporsi a una mammografia gratuita nell’ambito di questo programma di alto livello qualitativo, raccomandato dalla federazione svizzera dei programmi di screening del cancro Swiss cancer screening, dalla Lega svizzera contro il cancro e dall’OMS». Un esame che rappresenta il «metodo scientificamente più appropriato per l’individualizzazione precoce del tumore al seno». 

La fascia d’età è identificata e scelta nella popolazione femminile considerata più a rischio: «Ma non andrebbe dimenticato che la percentuale di tumore mammario di tutte le altre donne con meno di 50 anni e più di 70 è ben più del 50% del totale». Lo screening mammario ha ridotto del 30% la mortalità dovuta al tumore del seno; per ogni donna vale comunque sempre l’autopalpazione consapevole onde arrivare a individuare più precocemente un eventuale sospetto di tumore: «Un’autopalpazione non scientifica ma regolare: basterebbe che la donna entrasse in confidenza con il proprio seno palpandosi sotto la doccia, consapevole che si tratta di un organo con morfologia irregolare che nelle donne giovani cambia nel corso del ciclo». 

Nel tempo, ciascuna saprà individuare un cambiamento sospetto e, nel caso, dovrà rivolgersi al medico che stabilirà «se si tratta di una cisti o di un’innocua alterazione del tessuto ghiandolare». Per i tumori ginecologici e per il tumore al seno entrambi gli specialisti concordano sulla presa a carico sempre più individualizzata, «su misura», e altamente specialistica, con la partecipazione di differenti figure curanti che si uniscono «in rete» nel percorso terapeutico, a vantaggio della migliore prognosi possibile. 

A questo proposito, Meani spiega che «per il seno è determinante rivolgersi a un centro di senologia che sappia offrire un percorso altamente specializzato, individuale e multidisciplinare». Per i tumori femminili, conclude Papadia: «L’oncologia ginecologica si occupa di prevenzione, diagnosi, trattamento chirurgico e chemioterapico delle neoplasie ginecologiche e integra le proprie competenze in modo multidisciplinare con quelle di radiologi, anatomo-patologi, radioterapisti, oncologi medici e ricercatori specificatamente dedicati a queste patologie».