La maestria dell’artigiano al servizio dell’artista (S. Spinelli)

Il mestiere dell’arte

Reportage – Visita alla Fonderia Perseo di Mendrisio, l’ultima fonderia d’arte del Ticino
/ 26.07.2021
di Sara Rossi Guidicelli

È l’ultima fonderia del Ticino, una volta ce n’erano di più. Ora è rimasta solo la Perseo di Mendrisio, nata come Fonderia Amici nel 1952, dal nome del suo proprietario. Una fonderia è dove si cola il metallo per costruire oggetti, ma questa fonderia è nata e sopravvive ancora come fucina per artisti. A Mendrisio, infatti, in via Vignalunga 15, si fabbricano le sculture che creano numerosi artisti, quali Nag Arnoldi, Flavio Paolucci, Salvador Dalì, per dirne solo tre.

Il lavoro di questa fonderia storica era proprio iniziato così: costruendo le opere del grande scultore Remo Rossi. In Ticino già da tempo le maestranze italiane avevano portato la loro antica tradizione e avevano formato operai, tra cui Franco Amici, fondatore di questa fabbrica, che tutt’oggi prosegue il suo operato vantando «qualità italiana e precisione svizzera».

Si sono susseguite generazioni di lavoratori e quando oggi andiamo a visitare la Perseo troviamo una giovane squadra di operai forti e certosini, ricoperti di polvere e affaccendati nelle numerose mansioni di cui si occupano. Sono artigiani che lavorano con le mani: prendono il progetto di un artista, di un architetto o di un designer, e lo trasformano in opera compiuta. C’è chi arriva da loro con una foglia che va trasformata in bronzo, chi con un piccolo esempio in cartongesso che progetta di trasformare in una statua ad altezza umana, chi già conosce il lavoro di una fonderia e chi invece si affida totalmente al loro sapere. In ogni caso, artisti che hanno bisogno della maestria e degli strumenti per realizzare la loro opera d’arte.

Il direttore Andrea Ziino racconta di come l’arte lo ha sempre ammaliato, in modo irresistibile. «Già da giovanissimo, quando con i miei compagni ascoltavo sì e no gli adulti parlare delle cose serie... però quando mi portavano a vedere un quadro, una chiesa, o un monumento, qualcosa dentro di me si metteva sull’attenti. Forse potrei dire che era la passione che germogliava. Ho iniziato a lavorare in tutt’altro ambito, nel mondo della finanza, ma quello che ormai si era sviluppato come vero profondo interesse era l’arte. Non l’arte dei libri, bensì quella da fare, da toccare, da maneggiare. A un certo punto ho deciso di lanciarmi, ho mollato la mia professione e sono partito con le mansioni più basilari del lavoro in fonderia. Dopo un po’ il patinatore della Perseo doveva andare in pensione e io ho preso il suo posto. Patinare è l’ultima tappa della creazione: quando produci una reazione chimica sul bronzo per dargli la patina che vuole l’artista. È un momento delicato, in cui lavori fianco a fianco con la persona che ha ideato la scultura e tu devi cercare di rendere visibile quello che lui ha nella testa».

Un lavoro pesante, pieno di fumi velenosi, caldo infernale, ma diverso da tutto il resto. È fondamentale che ogni operaio sia in grado di svolgere tutte le mansioni dei vari reparti: la formatura (un primo calco dell’opera), la cera con cui lo si riempie, il ritocco di questa nuova forma di cera, un nuovo calco da questa forma, la realizzazione dei canali che porteranno il metallo dentro al calco, la fusione, la pulitura della fusione, il cesello, la patina e infine il restauro.

Andrea Ziino si è specializzato, ha ricoperto ruoli diversi fino a diventare direttore della Fonderia Perseo. Oggi vive in un appartamento sopra la fabbrica: «Se non fosse una passione totalizzante non credo che sarei addirittura venuto a vivere qui», scherza... «Da quando sono arrivato ho cercato di portare avanti una tradizione, ma anche di sviluppare nuove tecniche e di trasmetterle agli operai. Usiamo la tecnica tradizionale della fusione, il sistema ceramico e il vacuum. Lavoriamo con il bronzo, il bronzo bianco, l’alluminio e l’argento». In certe aziende si sconsiglia agli operai di prendere troppa confidenza con il cliente. Qui è il contrario, il cliente deve sentirsi totalmente ascoltato, capito, assecondato. «Gli artisti con i quali collaboriamo si sentono in famiglia, nascono anche amicizie. Dobbiamo creare un rapporto di fiducia, di conoscenza. La Fonderia dispone anche di un appartamento per chi viene da lontano e deve alloggiare qui. La creazione di uno scultore è una parte intima di se stesso; si pensa che sia un oggetto inanimato, invece noi siamo coscienti che lavoriamo con opere d’arte che hanno un nome, un titolo, una vita. Anche nel preventivo non usiamo formule anonime. C’è differenza tra “busto di donna” o “Venere”. È diverso. C’è più rispetto e precisione». Il cliente qui deve osare, non deve porsi problemi. Prosegue Andrea Ziino: «Noi vogliamo che l’artista abbia la mente libera di creare, ai problemi pensiamo noi. Non bisogna porre limiti alla creazione; a me poi personalmente piacciono le sfide, mi piace quello che per un altro potrebbe sembrare “impossibile”».

Il direttore mette in guardia: la più grande qualità che deve avere un operaio di fonderia d’arte è l’umiltà. «Non siamo noi gli artisti. La vera arte è l’idea. L’artista concepisce, noi facciamo. Un bravo artigiano può riprodurre magistralmente la Pietà di Michelangelo, io mi inchino davanti alla sua capacità tecnica, ma per l’emozione che provo devo ringraziare Michelangelo. Quindi, quando subentra la frustrazione dell’artigiano, se si mette in competizione con l’artista e dice “Ma questo l’ho fatto io, sono io che sono capace di farlo”, allora è il momento di cambiare mestiere. Come l’Arcangelo Gabriele, il più bell’angelo del paradiso, che ha pensato che poteva essere più di Dio».

E Salvador Dalì come è arrivato alla Fonderia Perseo? «Un suo collezionista è svizzero e quindi uno degli editori che detiene i diritti di Dalì ci ha chiesto di fondere un’opera per quel cliente; poi gli è piaciuto come lavoriamo e ora ci chiede di realizzare molte opere dell’artista catalano».

Le sculture molto grandi che viaggiano nei container per il mondo vanno create a pezzi componibili; alla Fonderia Perseo si fondono fino a 450 chili di bronzo insieme e la fusione è uno dei momenti più impressionanti di quella fucina dove lavorano Ziino e i suoi 10 operai. «Sono 28 anni che lavoro qua, in media facciamo una fusione alla settimana, quindi ne ho viste nella mia vita... eppure quando passo via da quel locale e vedo che è in corso una fusione è impossibile non fermarsi a guardare. Il fuoco è qualcosa che smuove le viscere dell’essere umano e quelle temperature per fondere il metallo, quelle fiamme ti ipnotizzano, ti si muove tutto dentro».

Difficile spiegare cosa si prova, cosa succede. Bisognerebbe vederlo, in effetti. Al direttore piacerebbe che la Fonderia diventasse un luogo accessibile, dove la popolazione può godere di quello che si fa: dal lato pratico e da quello artistico. Vorrebbe renderla un luogo di aggregazione, aperto al mondo, alle scuole, ai curiosi. I turisti passano e fotografano, ma lui vorrebbe creare sinergie con i musei, l’accademia d’architettura, la Città.

Dopo questa visita, sì, pensiamo anche noi che sarebbe bello fermarsi la mattina a ragionare di arte e tecnica bevendo un caffè. Chiacchierare con le scultrici e gli scultori che affiancano gli operai e rifiniscono le loro opere. Sbirciare senza disturbare troppo questi uomini al lavoro, possenti e delicati, concreti e pieni di poesia insieme, che passano dal pennellino al forno sui 1200 gradi, come un ponte che non crolla, tra la mente dell’artista e la reale scultura che ci si para davanti, questi uomini che permettono all’arte di fare il suo mestiere: risuscitare la vita e rendere più visibile il visibile.