Il cuore nella rete

Le truffe romantiche sono un fenomeno internazionale che tocca anche la Svizzera, ora un libro lo racconta
/ 21.09.2020
di Simona Sala

«Ciao, piacere di conoscerti, hai un bel sorriso», o «Buongiorno cara signora, scusi se la disturbo», o ancora «Ciao bella signora, sono David Patrick, pilota dell’American Aviation Academy». A chi non è capitato di ricevere una richiesta (solitamente educata, anche se con un italiano spesso sgangherato) di questo tenore attraverso i social, in particolar modo Facebook o il più gettonato Instagram? Istintivamente si corre alla foto di profilo, nel tentativo di individuare il mittente del gentile messaggio. Nel peggiore dei casi si tratta di bellocci altamente aitanti, a volte in divisa militare, altre in abbigliamento casual rilassato. Tizi rassicuranti, insomma, ma soprattutto con i piedi ben piantati nella propria esistenza, come raccontano le parate militari o i momenti di relax sul divano di casa immortalati dalle altre foto del profilo.

Rispondere in fondo non costa niente, anche perché si ha pur sempre la certezza di rimanere nascosti dietro a uno schermo, al riparo da qualsivoglia tipo di rischio. La realtà però ci svela che non è così: dando seguito al primo messaggio dell’affascinante interlocutore (che può essere anche di sesso femminile, sebbene i casi siano più rari), qualche giorno dopo se ne riceverà uno nuovo, e poi un altro ancora, in un processo di riduzione dei tempi di conoscenza che porterà il misterioso corteggiatore (tale infatti ben presto si rivelerà) a essere sempre più esplicito, sia riguardo ai propri sentimenti, sia riguardo alle proprie aspettative future. E in men che non si dica la corteggiata si ritroverà con un chiodo fisso che si tramuterà in un innamoramento vero e proprio. Infatti, a chi non fa piacere ricevere il buongiorno ogni mattina e la buonanotte prima di andare a dormire? Chi non desidera potere condividere le proprie piccole preoccupazioni quotidiane con un’anima gemella che, per quanto lontana, è sempre presente e disponibile nel mondo virtuale?

Queste storie d’amore del ventunesimo secolo hanno però tutte un copione simile: prima o poi via social arriva la richiesta di un sostegno finanziario. Il corteggiatore – nel frattempo diventato fidanzato – all’improvviso ha un incidente, o viene arrestato, o si vede i documenti confiscati, una cosa, insomma, che in qualche modo impedisce il decorso felice della neonata lovestory. Ma a questo punto è ormai tardi: chi è già accecato da neonati sentimenti d’amore non esiterà a rispondere alla richiesta d’aiuto finanziario proveniente da un ospedale o da una prigione, solitamente in Africa o in un Paese in guerra.

Qualche anno fa la trasmissione italiana Chi l’ha visto? (Rai 3), diretta da Federica Sciarelli, cominciò ad occuparsi del fenomeno, rendendosi presto conto che si trattava di un modus operandi seriale, che le frasi utilizzate per adescare erano sempre le stesse e che dietro a tutto questo «movimento sentimentale» non vi era altri che la mafia nigeriana (quinta per importanza in Italia) che, dopo anni dedicati alla cosiddetta «truffa del principe nigeriano», aveva pensato di espandersi in altri campi. Grazie alle ricerche dei giornalisti della fortunata trasmissione si è così riusciti a ricostruire la gerarchia di una struttura piramidale sui generis che, secondo stime dell’FBI e dell’agenzia di sicurezza informatica CrowdStrike offre lavoro a 5 milioni di persone nel solo distretto di Lagos (ma sono coinvolti nelle truffe anche Ghana, Benin e Costa d’Avorio).

Ma che cosa accade esattamente, e da dove provengono i messaggi truffaldini? Fondamentalmente il processo di adescamento delle vittime si suddivide in tre fasi. Come mostrano alcuni filmati che circolano in rete, la mafia nigeriana si è dotata di enormi hangar occupati fino all’ultimo centimetro da centinaia di giovani nigeriani addetti a produrre incessantemente migliaia di richieste d’amicizia con donne e uomini di mezzo mondo. Si tratta dei cosiddetti Yahoo Boys o Café Boys: «rubano» fotografie appartenenti a profili privati di persone realmente esistenti per crearne di nuovi sotto falso nome. Sono giovani facili da reclutare, specie se si considera che questa operazione preliminare è retribuita fino a 1000 franchi al mese, quando lo stipendio medio nigeriano è di 200 franchi. Gli Yahoo Boys, che spesso dormono e mangiano negli hangar in cui lavorano, sono talmente veloci da riuscire a seguire numerose chat contemporaneamente.

Una volta che la vittima è saldamente adescata, il suo nominativo viene «passato» a un livello superiore, dove si imbastirà una «pseudorelazione», rafforzando la dipendenza amorosa. Si tratta di convincere la vittima della serietà delle proprie intenzioni e dell’autenticità del desiderio di costruire un futuro insieme. In questa fase entra in gioco personale più qualificato (la disoccupazione nigeriana del 23% offre un vasto bacino di manodopera), possibilmente con una specializzazione in psicologia o neurolinguistica, dunque in possesso degli strumenti necessari al consolidamento della relazione virtuale. Quando anche questa fase è superata, la vittima finirà in mano ai «carnefici» veri e propri, ossia a chi è addetto alla formulazione delle richieste finanziarie.

Il fenomeno, di cui si parla anche da noi, è in piena espansione, come dimostra il cartellone (v. foto) allestito dalla conduttrice Federica Sciarelli e da alcuni suoi collaboratori: sono centinaia le immagini rubate a gente di tutto il mondo al fine di costruire nuovi falsi profili attraverso cui sedurre con un metodo che assomiglia a quello della pesca a strascico. E le conseguenze sono devastanti: in Italia vi è chi è arrivato addirittura a togliersi la vita,  chi è finito sul lastrico dopo avere dilapidato i propri risparmi, per non parlare dell’annichilimento emotivo e sentimentale, accompagnato spesso alla vergogna, per essere cascate e cascati in un tale inganno.

«È necessario continuare a parlarne», ribadisce Sciarelli, che per mesi ha battuto il chiodo in trasmissione e ora lo fa anche attraverso un libro di recente pubblicazione. Trappole d’amore, infatti, fa un ritratto completo di un fenomeno subdolo e inquietante, colmo di insidie. Fra i pregi della pubblicazione vi è quello di proporre un approccio differenziato: alle storie vere e proprie (spesso raccontate in forma di diario) di chi coraggiosamente ha voluto raccontare la propria disavventura, si affianca l’inchiesta di Ercole Rocchetti, che scandaglia le radici del fenomeno, svelandone retroscena e lati oscuri. Ma anche l’evidenza che il pericolo è davvero dietro l’angolo, e può essere una realtà per chiunque, indipendentemente dallo status sociale o dalla formazione. Ci sono cascate psicologhe, cuoche, infermiere e casalinghe, a riprova di quanto l’amore nella vita possa essere indispensabile e di come, secondo Sciarelli, «le donne sono per natura generose».

Federica Sciarelli, quando avete cominciato a occuparvi di truffe amorose avete aperto un vaso di Pandora... Quale sensazione resta dopo un’inchiesta di questo tipo?
Alcune persone avevano chiesto al nostro giornalista Ercole Rocchetti di parlare di queste truffe per mettere in guardia le donne. Quando abbiamo iniziato a occuparcene, parecchi anni or sono, non sapevamo quanto fosse esteso il fenomeno. Abbiamo quindi deciso di proseguire con l’inchiesta cercando di far capire al pubblico che si trattava di mafia nigeriana, ossia di un’organizzazione criminale, e non, come mi piace sottolineare, di una ridistribuzione di soldi tra il mondo più ricco occidentale e i poveri dell’Africa. Ora però succede una cosa surreale: ogni giorno donne e uomini inviano foto all’indirizzo 8262@rai.it chiedendoci di verificare se sono state rubate.

Siete gli unici ad avere allestito un «cartellone» delle foto rubate?
Dal momento che siamo quelli che hanno scoperto il vaso di Pandora siamo andati avanti, e con Marina Borrometi, Veronica Briganti ed Ercole Rocchetti abbiamo pensato di fare una cosa utile realizzando un tabellone. Abbiamo iniziato con 20 immagini, e ora ne abbiamo oltre cento. Sul tabellone si può vedere se c’è la fotografia della persona con cui si corrisponde.

I truffatori si sono mai fatti vivi?
In rete è arrivato qualche messaggio da parte dei truffatori contro Ercole. L’imprenditore dell’Azerbaigian le cui foto rubate vanno per la maggiore in Italia – e che è venuto anche in trasmissione a dichiarare di essere felicemente sposato – è riuscito a entrare in contatto con alcuni ragazzi nigeriani, i cosiddetti Yahoo Boys: questi l’hanno preso in giro ringraziandolo per i soldi che hanno intascato grazie a lui; non si vergognano e non temono denunce.

C’è reticenza a denunciare?
Il problema è lo stesso dei furti in casa: si fa una denuncia, ma poi che succede? È difficile risalire a queste persone perché si tratta di casi molto complicati e le truffe sono ben organizzate. Recuperare i soldi è praticamente impossibile. Io però consiglio sempre di denunciare perché si spera che le istituzioni presto o tardi troveranno un modo di fronteggiarle. Più denunce ci sono e meglio è. Anche nei social ci vorrebbe più controllo: se a un’immagine corrispondono venti o trenta nomi diversi dovrebbe essere chiaro che si tratta di profili falsi e di fotografie rubate. Negli uffici Western Union potrebbero appendere il nostro tabellone, così prima di inviare i soldi in Africa a uno sconosciuto che in realtà è un truffatore, la gente ci penserebbe due volte.

L’appellativo di truffe romantiche non è un po’ fuorviante?
Le chiamiamo così perché è necessario dare dei titoli: le truffe sono romantiche nel senso che questi truffatori dicono delle cose romantiche. Dovremmo chiamarle truffe criminali o qualcosa di più duro, ma volevano fare capire che queste truffe non riguardano la macchina, il computer o il cellulare.

Secondo lei perché le donne ci cascano serialmente, indipendentemente dal grado di istruzione?
I truffatori sono sicuramente molto bravi ed entrano nella vita piano piano. In un mondo in cui vanno tutti di corsa e magari non si è più giovanissimi, è piacevole ricevere tante attenzioni, e i truffatori fanno leva su questo. Le donne poi per natura sono molto generose. Nel nostro libro c’è il caso della psicologa che aveva capito come dietro al suo amore si nascondesse un truffatore, eppure è andata a prenderselo e se l’è portato in Italia.

Questi truffatori sembrano avere una buona preparazione…
I truffatori sfruttano le fotografie degli utenti dei social particolarmente attivi e ne fanno una sceneggiatura. Prendiamo per esempio l’italiano Massimiliano Titone, un uomo di Alcamo con una vita social pazzesca, che pubblica foto con i nipoti, con il cane, il gatto, perfino all’ospedale con la flebo: con tutte queste fotografie i truffatori hanno potuto fare una sceneggiatura talmente verosimile che si finisce per cascarci.

Dev’essere uno choc vedere in televisione la persona amata e scoprire che non si tratta di chi si pensava…
La maggior parte delle donne sono arrabbiatissime, umiliate e offese. Faranno fatica a innamorarsi di nuovo. Alcune donne si riprendono grazie a una struttura familiare forte, altre stanno davvero male, dipende dalle situazioni individuali.

Come consiglierebbe di comportarsi a chi riceve una richiesta di amicizia sospetta?
Direi di chiedere ad esempio com’è il tempo a Lagos, o com’è la Nigeria, e poi di squagliarsela! Le donne con cui abbiamo parlato dicono che bisogna stare attentissime perché «loro» sono talmente bravi che alla fine ci si casca comunque.